La vita e i letti ben rifatti.

Ci facciamo aiutare dal cardinal Ravasi a cercare di “sbrogliare la matassa”. Almeno un po’: qualche nodo, districare qualche filo, liberare un passaggio. Anche se poi sicuramente la… paura non svanirà del tutto.  La citazione finale, pur non immediata, è decisiva! Ma gustiamo la chiarezza!

“L’uomo, fin che sta in questo mondo, è un infermo che si trova su un letto scomodo più o meno, e vede intorno a sé altri letti, ben rifatti al di fuori, piani, a livello; e si figura che ci si deve star benone. Ma se gli riesce di cambiare, appena s’è accomodato nel nuovo, comincia, pigiando, a sentire, qui una lisca che lo punge, lì un bernoccolo che lo preme: siamo, in somma, a un di presso, alla storia di prima.” Avete, certo, tutti indovinato di chi sia questa considerazione: siamo in pratica all’ultima pagina dei Promessi Sposi (cap. 38) e Manzoni, con l’immagine dell’infermo e dei letti, centra due aspetti fondamentali dell’umanità. Continua a leggere

Le silence même n’est plus à toi – storie dalla Turchia

Non ho resistito all’ultimo libro di Asli Erdogan “Le silence même n’est plus à toi”; non ancora uscito in italiano, si trova in francese per le edizioni Actes Sud.

Una testimonianza toccante dalla Turchia, dopo i tragici fatti del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016.

Una donna nell’oscurità di una notte, che si ripiega su se stessa come un punto interrogativo, tra la terra e la pietra. Dov’è la luce?

Qual è la Storia? E la verità ? L’uomo è in grado di affrontare la verità?

Ecco, sono alcune delle domande che vengono girate al lettore.

La ricetta di Asli è di affrontare la letteratura (il suo lavoro) e ogni esistenza ‘avec le sense du destin’ (con il senso del destino).

Lo scrivere, la parola, comincia precisamente con il senso del destino.

Asli non vuole essere complice del fatto che ‘le silence même n’est plus à toi’, ovvero che neppure il silenzio ci appartenga più.

L’uomo che ha visto certe atrocità (la situazione è paragonata alla ‘notte di cristalli’) non può tacere.

La libertà è una parola che si rifiuta di tacere.

Ma …alla fine c’è ancora la speranza. La luce è qualcosa che brilla, in fondo in fondo, in ciascuno.

Il cuore umano ha dentro un desiderio, un desiderio di raccontare, anzitutto.

Asli nel finale cita Kafka: ‘A partire da un certo punto, non si può più tornare indietro. È questo punto che bisogna attendere.’

 

Se non sono stato un bravo genitore…

… posso diventarlo. I dieci comandamenti per far volare i nostri bambini.

Proponiamo oggi 10 comandamenti per genitori. Lo facciamo grazie a Gianpietro di PESCIOLINOROSSO. 

Una Storia da scoprire.

1. Non evidenziate ciò in cui i bambini sono meno capaci, ma sottolineate ciò in cui sono bravi:
2. Lasciate loro la libertà di esprimere ciò che sono in ogni circostanza e non ridetene. Abbracciateli sempre.
3. Ascoltateli sempre con interesse, smettendo ogni cosa voi stiate facendo, fosse essa la più importante del mondo. Così sapranno che ci siete e ci sarete sempre, così saranno certi di valere, di essere importanti. Coltiveranno la stima di se stessi.
4. Non pretendete che loro capiscano voi, Continua a leggere

Anche domani sarò la tua Mamma.

Vorrei condividere, in occasione della Festa della Madonna Assunta, questa lettera di una madre al figlio (*). E’ stata letta e salvata da don Marco Pozza sul muro di una cella di galera dove vive la sua missione. E’ una mamma che dona e che chiede.

Tamara de Lempicka “Madonna”

«Figlio mio, guardami. Sono sempre io, tua madre.
Ora mi vedi spenta, stanca, svuotata di energie e assente. Ma sono sempre io, colei che ti ha voluto con tutto il cuore e ti ha messo al mondo. Non guardarmi con disprezzo, gli anni passano per tutti e la vita non è clemente con nessuno.
Sono la donna che sempre ti ha protetto, che sempre ti ha amato e custodito nel suo cuore. Sono la donna che ha pianto per te, che la notte non ha dormito vegliandoti e che di giorno si è dedicata completamente a te: sono semplicemente la tua mamma.
Se un giorno guardandomi mi vedrai vecchia e svampita, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi: abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Pazientemente e con immenso amore.
Un giorno scoprirai che, nonostante i miei errori, ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po’ Continua a leggere

Salvati da uno sguardo.

“La salvezza di Pietro, che sarà salvezza dell’intero equipaggio, è in quello sguardo, condito da una parola. Mentre affoga, si ricorda dove sta Cristo”.

E’ pubblicato oggi su Il Sussidiario questo articolo del bravo don MARCO POZZA. A tema lo sguardo magnetico (una bussola!) di Cristo; poi nel passaggio “Voi stessi date loro da mangiare” penso a “Famiglia soggetto di evangelizzazione”; secondo me, eredità ancora da “incassare” dal nostro Cardinale Scola. Un prosaico “Aiutiamoci che il Ciel ci aiuta”! Mi sembra un po’ il (mio) “sugo della Storia”, di manzoniana memoria. 

Disegno Rembrandt (1606-1669)

E’ particolare di pittore: “Dopo che la folla ebbe mangiato”. Cioè dopo che si era consumato il miracolo di Cristo, l’ennesimo. Anche una delle figuracce più brutte degli amici, l’ennesima: il sole sta per tramontare, i negozi stanno chiudendo, la gente ha fame. Gli apostoli, impauriti d’essere infastiditi, hanno la soluzione: “Congeda la folla” (“Mandali a casa!”) Pratici loro: pancia-mia-fatti-capanna. Così smemorati da scordare d’essere stati pure loro pescatori senza pesci, uomini senza troppo avvenire, storie all’ormeggio. Continua a leggere