La verità e l’uomo intero

L’uomo che veramente ascolta è l’uomo intero: testa, cuore, pancia.

Unità profonda di sentimento, affetto, intelletto, ragione. Non si deve ascoltare solo con uno di questi organi, ma con tutto noi stessi.

Occorre perciò prendersi cura del soggetto che ascolta, cioè di noi!

Solo tutto questo fa dell’uomo un ascoltatore che sa interloquire, non passivo ma consapevole e critico.

Altrimenti sarà un soggetto debole, facile da strumentalizzare.

Il vero ascoltatore non ha paura di provare emozioni forti, ma non confonde la sua reazione con la realtà stessa.

Riesce a valutare il proprio sentimento come ciò che gli avvicina la realtà al suo cuore, come una lente di ingrandimento che permette di mettere a fuoco il reale, di sentirlo realmente vicino ed interessante: ma non confonderà la lente di ingrandimento con la realtà stessa.

La conoscenza, l’ascolto ha bisogno di un uomo desiderante la verità.

La questione della verità ritorna sempre perché è il cuore dell’uomo ad essere fatto per essa.

Certo, si può lasciarsi volontariamente ingannare, ma il cuore nella sua origine contiene in sé una istanza critica.

Si ascolta veramente quando si ascolta con la totalità della persona.

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Disposti.

 “Il suo rifiuto di abbandonare Cristo ci interroga”.

E’ scandalosa la persecuzione dei Cristiani nel mondo, Ancora oggi.

Come suggerisce Antonio è ancora più “scandalosa” la fede incondizionata e resistente ad ogni prova che Asia Bibi, suo malgrado, sbatte in faccia al mondo da nove anni. La questione, oggi, è che Lei è libera, con tutti i problemi che anche questo nuovo stato procurerà a Lei e chissà a quanti altri.

Il problema, il mio problema, è che non mi sento altrettanto libero. Proprio per nulla…

Berlicche

Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per blasfemia quando la sua colpa era in realtà essere cattolica, è stata assolta, dopo più di nove anni, dalla Corte Suprema di quel paese. La sua situazione è ancora pericolosa, dato che i fondamentalisti islamici che hanno minacciato e ucciso chiunque avesse preso le sue difese, ministri compresi, hanno messo una forte taglia sulla sua testa.

Asia Bibi è una martire, nel senso etimologico del termine: una testimone di quanto la fede può fare, di quanto può esigere in termini di sacrificio. Dieci anni nelle carceri più dure, in isolamento, lontano dai figli, per non pronunciare quell’abiura che l’avrebbe liberata. Il suo rifiuto di abbandonare Cristo ci interroga. Il nostro cristianesimo fatto di morali e di superfluo, di canzoncine e parole d’ordine, reggerebbe una simile prova?
Noi che stiamo zitti davanti alla macchinetta del caffè, parleremmo in un aula di tribunale? O…

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In confidenza.

Un affettuoso abbraccio a Voi tutti, carissimi amici, con l’augurio di ogni bene.
Fausto Corsetti

“Non bisogna mai confidare un segreto a nessuno. Perché se lo confidi ai tuoi tre amici più fidati anche ciascuno di loro, poi, ha tre amici che sono la discrezione in persona, e così quelli che lo vengono a sapere sono nove. Al passaggio successivo diventano ventisette e in breve tempo il segreto viene rivelato a un numero di persone che cresce – letteralmente – in maniera esponenziale”.
Questo, in sintesi, il consiglio del mio carissimo zio Umberto, ormai scomparso, contabile in quelle che un tempo erano le “Ferrovie dello Stato”: dal posto di lavoro gli veniva la conoscenza delle umane faccende; dagli studi tecnici la familiarità con cui trattava i numeri elevati a potenza.
La confidenza è qualcosa che non si dovrebbe mai violare non solo Continua a leggere

La giornata delle vacche

Facciamo in modo che non sia proprio così…

Berlicche

Non so vi è mai capitato di osservare una mucca.
Quando vado in montagna mi capita talvolta di pasare in mezzo ad una mandria. Le vacche mi guardano passare, fissandomi con sguardo che si può proprio dire bovino. E mi sono trovato spesso a chiedermi: ma cosa desiderano? Cosa sperano? Questo panorama, questi monti, quest’aria, quest’erba, cosa sono per loro? Vedono una bellezza? La riconoscono? Si chiedono da dove venga, quale sia lo scopo della loro esistenza? Hanno coscienza, o idea, di qualcosa di più alto dell’erba e del cielo?
Mentre ruminano, placide, mese dopo mese, mangiano bevono defecano dormono mangiano e via andare, durante tutte quelle mattine vuote, elaborano na loro silenziosa filosofia? Hanno speranza?
Ma non brillano quegli occhi. Pare che tutta la loro vita trascorra senza una domanda, senza uno scopo. Arriverà in un’ora che non sanno la lama del macellaio, e sarà un giorno come gli…

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Ognuno come lui.

Avvenire di oggi. E Marina Corradi ancora in gran forma. Da che so che scrive le sue “pillole” (di più: uno sciroppo) quotidiane, non me ne perdo una dose. Non commento: trascrivo solo le ultime parole. Un catechismo. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.

In una mattina del puerperio, quelle prime mattine sospese in un limbo di ninne nanna dal carillon e profumo di borotalco, me ne stavo alla finestra con lui in braccio. Si era infine addormentato. Com’era inerme, com’era ignaro del mondo in cui era arrivato. Ma d’improvviso mi attraversò un pensiero: tutti gli uomini venuti al mondo nei millenni erano un giorno stati come quel mio figlio, bambini avvinti alle braccia materne. Tutti: dittatori, strozzini, assassini erano stati un giorno così. Mi sbalordì la distanza fra quell’innocenza e il male. Sapevo che in ogni uomo che nasce c’è un’ombra, un antico marchio. Ma era così abbandonato il sonno di Pietro, così innocente, che un moto di tenerezza mi si allargò nel cuore non solo per lui, ma per tutti: per tutti gli uomini a me sconosciuti, per tutti i soldati caduti al fronte, e anche per i vagabondi, i miserabili, gli omicidi, i ladri. Perché avevo capito che tutti erano stati un giorno come mio figlio. Mi sbalordì questa nuova, strana pietà, che non avevo mai provato prima. Come se attraverso mio figlio avessi d’improvviso intuito che cos’è la misericordia. Misericordia significa “con viscere materne”. Guardare con viscere materne. Scorgendo ancora, dietro alla durezza degli uomini, il figlio inerme che un giorno sono stati.