Bisogna salvare il seme: “L’uomo che piantava gli alberi”

Mi piacerebbe continuare nella pubblicazione di temi riguardanti la necessità di “salvare il seme”. Ecco nel video la storia di un uomo che con la sua pazienza e tenacia silenziosa ha ridato speranza ad una valle e ad una comunità disperata. Tratto dal romanzo di Jean Giono, premio Oscar 1988 come miglior film d’animazione.

“Se si teneva a mente che tutto era scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.”

Si presta a letture in diverse prospettive, io l’ho guardato pieno di stupore. A volte mi rendo conto di ricoprire le mie buche, scavate con fatica e, a distanza di tempo dubitare di aver mai lasciato un seme…

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=YIFDlYqtXDA

E quello che segue è il commento più bello alla storia che abbiamo seguito. Una “storia” essa stessa.

“Quando uscivi dalla porta sul retro di quella casa, da un lato trovavi un abbeveratoio di pietra in mezzo alle erbacce. C’era un tubo zincato che scendeva dal tetto e l’abbeveratoio era quasi sempre pieno, e mi ricordo che una volta mi fermai lì, mi accovacciai, lo guardai e mi misi a pensare. Non so da quanto tempo stava lì. Cento anni. Duecento. Sulla pietra si vedevano le tracce dello scalpello. Era scavato nella pietra dura, lungo quasi due metri, largo suppergiù mezzo e profondo altrettanto. Scavato nella pietra a colpi di scalpello.

E mi misi a pensare all’uomo che l’aveva fabbricato. Quel paese non aveva mai avuto periodi di pace particolarmente lunghi, a quanto ne sapevo io. Dopo di allora ho letto un po’ di libri di storia e mi sa che di periodi di pace non ne ha avuto proprio nessuno. Ma quell’uomo si era messo lì con una mazza e uno scalpello e aveva scavato un abbeveratoio di pietra che sarebbe potuto durare diecimila anni. E perché? In cosa credeva quel tizio? Di certo non credeva che non sarebbe mai cambiato nulla. Uno potrebbe anche pensare questo. Ma secondo me non poteva essere così ingenuo.

Ci ho riflettuto tanto. Ci riflettei anche dopo essermene andato da lì quando la casa era ridotta a un mucchio di macerie. E ve lo dico, secondo me quell’abbeveratoio è ancora lì. Ci voleva ben altro per spostarlo, ve lo assicuro.

E allora penso a quel tizio seduto lì con la mazza e lo scalpello, magari un paio d’ore dopo cena, non lo so.

E devo dire che l’unica cosa che mi viene da pensare è che quello aveva una sorta di promessa dentro al cuore. E io non ho certo intenzione di mettermi a scavare un abbeveratoio di pietra.Ma mi piacerebbe essere capace di fare quel tipo di promessa.

E’ la cosa che mi piacerebbe più di tutte.”

Da “Non è un paese per vecchi”

Cormac Mc Carthy

2 pensieri su “Bisogna salvare il seme: “L’uomo che piantava gli alberi”

  1. Maurizio, mi piace molto quando scrivi “A volte mi rendo conto di ricoprire le mie buche, scavate con fatica e, a distanza di tempo dubitare di aver mai lasciato un seme”.
    Scavare buchi… ricoprire… è una metafora affascinante.
    Qui ci scappa un’officina!

    Mi piace

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