Omelia della Prima Domenica d’Avvento

pastore-con-lanterna-fontaniniAvvento. Il tempo dell’attesa. E il tempo di tante attese.

Magari silenziose e quasi invisibili ma abitate da un desiderio profondo.

Attendere. Un verbo complicato ai nostri giorni.

Un verbo scomodo. Incompatibile con la nostra realtà.

Oggi l’uomo vive una frenesia che toglie il senso e il gusto dell’attesa.

La pazienza del pastore non trova più la disponibilità e la sobrietà dei nostri cuori.

La velocità della metropoli pone limiti inarrestabili alla libertà dell’attesa e di tante attese.

Tutto oggi. Tutto al più presto. Tutto per me. Adesso. Senza attesa.

Eppure noi sappiamo che la vita è generata nell’attesa: nove mesi di sentimenti nuovi.

L’amore tra un uomo e una donna è reso fecondo dall’attesa: ogni giorno un passo, uno sguardo, una parola che diventa fedeltà.

Il perdono ha sempre bisogno di una attesa paziente e generosa.

I tempi di Dio. I tempi dello Spirito. I tempi della Parola Incarnata nell’uomo.

Celebrare l’Avventoscrive il grande teologo Bonhoffer -, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell’adempimento.

E così noi ci introduciamo nel tempo che la Chiesa dedica per eccellenza all’attesa: Avvento.

Lo sguardo è già orientato verso una meta. Il presepio. La mangiatoia. Il Bambino Gesù.

Questo sguardo ha bisogno di attesa

ha bisogno di una purificazione

e ha bisogno di ritrovare un orientamento giusto.

Il vangelo che abbiamo ascoltato è straordinario.

A me piace molto. Qualcuno potrebbe trovarsi un po’ disorientato.

Quale legame tra il Mistero del Natale/Incarnazione e queste parole così dure e impegnative?

In effetti Gesù usa termini e immagini che non fanno immediatamente venire in mente gli occhi azzurri del bambino di Betlemme!

Eppure io trovo affascinanti queste parole. Anzitutto perché rispecchiano la realtà.

E ci fanno capire che la prospettiva di Gesù è molto umana, molto legata a ciò che vive l’uomo.

Parole che dicono la sofferenza del mondo e la sofferenza di Dio.

Perché – e mi sembra importante dirlo – Dio gioisce con l’uomo

e Dio soffre e piange con l’uomo. Questa è la sua straordinaria umanità.

E questa attesa ci deve aiutare a conoscere ancora questo spessore affettivo di Dio!

Il Vangelo ci propone una cronaca tremenda e, purtroppo, di grande attualità:

E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre,

nazione contro nazione e regno contro regno,

terremoti, carestie, persecuzioni violentissime.

Uomini e donne trascinati davanti a re e governatori.

Giorni di tribolazione, morte, devastazione e desolazione.

Giorni di grande fatica per l’umanità. Addirittura falsi cristi e  falsi profeti.

Dentro a questa realtà che tocca da vicino il cuore dell’uomo succede l’imprevedibile di Dio:

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi

con grande potenza e gloria.

Ecco, questa è la prospettiva dell’Avvento e il senso più ragionevole di questa attesa: riconoscere i segni veri e imprevedibili di Dio.

Aprire gli occhi del cuore, come diceva il Piccolo Principe, e vedere l’Uomo che viene a colmare di gioia il deserto.

Vedere il Figlio che viene ad abitare ogni nostra situazione di precarietà e di ingiustizia.

Vedere il Figlio che viene a portare una consolazione bella dentro ai nostri cuori solitari, angosciati e preoccupati.

Vedere il Figlio che viene sulle nubi a dare un segno forte di speranza e di libertà a questa umanità.

E capire, davanti a quella mangiatoia di Betlemme il volto umano di Dio che rimane sempre piegato sulla fragilità della mia e tua piccola umanità.

E allora si, il Natale sarà, davvero, come scrive Bonhoefferla benedizione dell’adempimento!

don Fabio

6 pensieri su “Omelia della Prima Domenica d’Avvento

  1. Mi piace molto il concetto di attesa come “mancanza delle cose che si sperano”.
    Se metto a fianco “la fede è certezza delle cose che si sperano” (Ebrei 11,1), ecco come attesa e fede diventano compagne di viaggio.
    La fede mi accompagna e rassicura nel cammino dell’attesa. Perchè l’assenza che avverto, con certezza sarà colmata.

    Gabriele

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  2. Grazie don! Grazie Gabriele!
    Riporto il senso di un articolo che ho ritagliato qualche mese fa da “Cittanuova”. Si intitola “Per via di levare, non di porre”, di Paolo Crepaz. Era inserito in una rubrica chiamata “TUTTO SUBITO”. Bello che si riallacci all’avvio dell’ Omelia.
    ‘Lo psichiatra M. Rampin, si legge, ritiene che dell’imperativo “tutto subito” facciano soprattutto le spese gli adolescenti, penso ai miei figli minori, che sono distanti dall’idea di fare fatica per un obiettivo e di posticipare una meta. Anche a causa delle nuove tecnologie che permettono di poter disporre in tempo reale di ogni risposta eludendo o riducendo i tempi di ricerca e di conquista.
    “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”: fu l’invito che Giovanni Paolo II rivolse proprio ai giovani. E Michelangelo, a proposito di capolavori, faceva notare che la scultura si fa “per via di levare non per via di porre”. Abbiamo mal di testa? Levare è far riposare il cervello e se possibile far due passi o due chiacchiere con qualcuno, porre è ricorrere ineluttabilmente a una pastiglia. Spuntano capelli bianchi? Levare è enfatizzare il fascino del brizzolato, porre è tingersi i capelli.
    Il tutto subito ha spento l’esperienza del desiderio, in ogni campo.
    Formare e formarsi è educare all’insufficienza, a quel salutare zoppicamento dell’efficienza della prestazione che di errore in errore, di caduta in caduta ci rende capaci di stare in piedi, diritti.’
    E’ un mio punto di vista, forse un po’ radicale, opinabile… Che ne dite?

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  3. “Formare è educare all’insufficienza.”
    WOW! Bellissima questa frase.
    E adesso che il Natale si avvicina, con tutti i “desideri” da soddisfare dei nostri pargoli, diventa un nuovo e provocante orizzonte di pensiero.
    Grazie Maurizio!

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    • Concordo! Tocco con mano l’adolescenza odierna con le vicissitudini di mio figlio che poveretto, é lo spazzaneve per la strada delle altre due … Ci ritroviamo a suggerirgli di chiamare al telefono anziché chattare, scrivere a penna anzichè digitare o copiare dal web, perché l’attesa di un qualcosa di bello che forse viene o forse no ma ne hai la speranza profonda, rende forti. Magari vado fuori tema, ma ahimè in casa nostra é l’argomento di questi giorni e la ns attesa …

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  4. Dov’é l’attesa?
    Mi fermo un attimo e ascolto. ..l’attesa é accanto a me
    La parola attesa si incrocia con la parola ascolto…quando si sa ascoltare si sa anche attendere
    Durante l’attesa mi piace ascoltare tutte le sfaccettature, i pensieri e i sentimenti che emergono PRIMA dell’attesa.
    ”Maria Madre dell’ attesa, hai atteso l’ora decisiva di Gesù e l’hai visto allontanarsi da CASA per dare una casa all’ umanità”(Mons.Angelo Comastri )

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  5. Dal Sermone sulla I domenica di Avvento (2 dicembre 1928) di Dietrich Bonhoeffer:
    “Celebrare l’Avvento, significa saper attendere, e l’attendere è un’arte che, il nostro tempo impaziente, ha dimenticato. Il nostro tempo vorrebbe cogliere il frutto appena il germoglio è piantato; così, gli occhi avidi, sono ingannati in continuazione, perché il frutto, all’apparenza così bello, al suo interno è ancora aspro, e, mani impietose, gettano via, ciò che le ha deluse. Chi non conosce l’aspra beatitudine dell’attesa, che è mancanza di ciò che si spera, non sperimenterà mai, nella sua interezza, la benedizione dell’adempimento.”

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