Shomér, Ma Mi-Llailah?

jukebox-animatedDal libro del profeta Isaia (21,11-12)

 11Qualcuno chiama da Seir: “Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?”.

12La sentinella risponde: “Arriva l’alba, ma presto anche la notte. Se volete fare altre domande, tornate di nuovo”

Correva l’anno 1983. Francesco Guccini stava leggendo la traduzione di Isaia proposta da Guido Ceronetti. Fu colpito da questo squarcio meraviglioso del libro di Isaia, profeta che, a dirla con le parole di Guccini, di regola minaccia fuoco e fiamme per quanti non seguono le indicazioni divine,ma che a un certo momento della sua vicenda dimostra in pieno la sua profonda apertura umana, in un paio di versetti pieni di speranza: sentinella, a che punto stiamo della notte? Mi colpì soprattutto l’invito del profeta a insistere, a ridomandare, a tornare ancora senza stancarsi.

Buon ascolto:

https://www.youtube.com/watch?v=CnB5NCuroC4&noredirect=1

E’ notte (La notte è quieta): è il momento della giornata in cui l’individuo è solo ed è portato alla introspezione, a porsiarsi le grandi domande sul senso della vita.

Le pietre calde d’un sole, memoria o mito portano ancora le tracce della giornata trascorsa, del sole che oramai è tramontato; ma sembra quasi implicita una domanda: il giorno passato, la traccia del giorno passato è ricordo vero o nasconde dentro di sé una qualche finzione (cfr. il mito contrapposto alla verità in Platone).

Una sentinella sta di guardia, ma non capisce nemmeno bene per che cosa (Io, la vedetta, l’illuminato, guardiano eterno di non so cosa); e la memoria corre subito ai sentimenti di Giovanni Drogo appena assegnato alla Fortezza Bastiani ne Il Deserto dei Tartari.

In questo vuoto in cui tutto tace, l’uomo sente un brusìo, e in questo sussurro sente d’essere l’infinita eco di Dio (immediato il richiamo al libro dei Re dove Elia sente la presenza di Dio in un mormorio di vento leggero).

E in questo silenzio immobile risuona la domanda del viandante, mosso forse dall’ansia della fede o forse da una rabbia civile (voce sola di fede o rabbia), che chiede alla sentinella “a che punto è la notte?”.

Il cambio nel ritmo della canzone corrisponde alla risposta della sentinella: è il crepuscolo (La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato), tutto è immobile (sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato); e in questa statiticità arriva la richiesta accorata che la sentinella stessa fa al pellegrino di continuare a domandare, a non stancarsi di cercare (Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate,tornate ancora se lo volete, non vi stancate).

Nei versi finali accanto all’espressione della caducità del tempo e della storia dell’uomo (resteranno di uomini e di idee, polvere e segni), assistiamo alla presa di coscienza dell’uomo che capisce il suo non capire, che una risposta non ci sarà,che la risposta sull’avvenire è in una voce che chiederà.

Questo brano è sicuramente una metafora del continuo chiedersi dell’uomo, alla ricerca di risposte alla domande fondamentali della vita. Non è detto che vi siano risposte, ma l’importante, sembra dire Guccini, è che questa domanda non cessi mai, perché è uno dei sintomi preziosi della nostra vitalità come uomini. Non ci si può mai fermare!

11 anni dopo, la stessa domanda risuonerà con la voce di uno dei più autorevoli padri costituenti.

Ma questa volta non sarà lo spunto per una riflessione antropologica sul destino dell’uomo e sulle domande ultime dell’esistenza; ma sarà occasione per una riflessione sulla situazione socio-politica dell’Italia dei primi anni Novanta.

Ma questa è un’altra storia.

Norma Lattuada

2 pensieri su “Shomér, Ma Mi-Llailah?

  1. Grazie Norma per questo bel contributo.
    Mi fai apprezzare di nuovo il vecchio Guccini attraverso stimoli nuovi.
    La tua lettura del brano mette in luce la sete di domande. Che sicuramente è un valore aggiunto.
    Ma vi è una adeguata apertura alle risposte?
    Credo che l’intellettualismo odierno (come trent’anni fa) ami farsi domande, ma non sia disposto a valutare le risposte.
    Così, una posizione vale l’altra e il relativismo trionfa.
    Si fa un po’ la figura di Pilato, che propone domande profondissime, ma poi si gira e se ne va senza aspettare una risposta. Quando poi, la risposta al suo quesito ce l’aveva proprio di fronte.

    Gabriele

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  2. Ed ecco che, dopo un anno, ritorna prepotente la domanda di Isaia: “Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?”.

    Ma, questa volta, è cambiata la prospettiva …

    perché, in fondo, la notte non è mai veramente buia e fredda se fai memoria del bello e del buono che hai vissuto, se il dono della fede continua a scaldarti il cuore (“le pietre calde d’un sole”);

    perché, nel silenzio della notte, fai i conti con te stesso e riscopri chi sei veramente (“sento d’essere l’infinita eco di Dio”);

    perché, comunque, c’è sempre Qualcuno che veglia sul tuo cammino, anzi che condivide con te la fatica del camminare (“ma io veglio sempre”);

    perché, infine, la notte va accettata e accolta così come è, sapendo che forse una risposta non la si troverà, ma nella convinzione che comunque il crepuscolo porta con sé la promessa del nuovo giorno.

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