Omelia della Seconda Domenica d’Avvento: un grido nel deserto!

605a5b56c8e1f29c51548653d6f1dfc8_LArriva il Battista. Un passo deciso.

Lo sguardo di un uomo “vissuto”.

Vestito di peli di cammello

una cintura di pelle attorno fianchi,

mangiava cavallette e miele selvatico.

Arriva un grido che attraversa il deserto della Giudea.

Un grido che risuona dentro al cuore raffreddato dell’uomo.

Un grido che solleva la polvere della nostra indifferenza anche religiosa.

Un grido che dice una verità stupenda e sempre originale:

Convertitevi, perché il regno di Dio è vicino!

Il grido di Giovanni è denso di speranza

perché dice la vicinanza di un regno che ci appartiene

non un regno qualunque, uno dei tanti poteri umani,

Giovanni annuncia la presenza di Dio e la forza dell’amore che salva:

adesso, oggi, in questo tempo che noi stiamo vivendo

nella miseria e nella fatica di tante nostre umane situazioni

in questa realtà fatta di gioie e di dolori

nella misura delle nostra sicurezze e delle nostre incertezze

è qui che dobbiamo imparare a vedere e a capire e a praticare

il Regno di Dio e la sua giustizia.

Il deserto diventa il luogo simbolo di una parola nuova ed efficace

una parola che annuncia le cose vere e giuste

quelle che servono seriamente alla crescita della vita

una parola che fa la differenza perché orienta verso il bene

una parola onesta e, soprattutto, una parola feconda

e capace di mettere ancora bellezza nel cuore dell’uomo!

Il deserto indica quello spazio umano e spirituale

che ciascuno deve custodire per capire l’esistenza del Regno di Dio.

E’ vero dobbiamo ritrovare il coraggio del silenzio

e la forza di fare spazio dentro ai nostri sentimenti

perché davvero questo regno di Dio possa penetrarci e trasformarci

quasi aprire una finestra dentro al nostro cuore

una finestra che ci fa vedere oltre l’orizzonte della nostra piccola ragione

e ci allarga la dimensione dell’amore e ci fa scrutare i segni infiniti della Misericordia.

Sì, che bello sentirsi dire: convertitevi, convertiti!

Non dobbiamo avere paura di questo imperativo.

Non dobbiamo pensare a qualcosa di negativo.

Ma piuttosto dobbiamo sentire svegliato dentro di noi

il desiderio più bello e più originale:

il desiderio di un ritorno alla vita

il desiderio di un ritorno a Dio,

alla sua verità e alla sua giustizia.

Questo è il senso e il valore ultimo

della conversione e di ogni conversione:

orientare ancora il nostro cuore

e il nostro desiderio e ogni desiderio

orientare tutto di noi stessi e delle nostre povertà

tutto e sempre dirigere con semplicità e amore verso Dio.

Ecco l’Avvento e il Natale: tornare a Cristo.

Mettere Lui al centro delle nostre situazioni umane

e imparare a vivere ogni attimo e ogni esperienza

alla luce della sua presenza e dentro allo sguardo del Vangelo.

Tornare a Betlemme e tornare alla mangiatoia del Bambino

uomini sempre colmi di desiderio e di conversione

uomini sempre in viaggio sui sentieri alti della speranza

uomini che non si tirano mai indietro laddove l’amore chiama

e laddove la vita ti chiede di andare avanti e di avere una fiducia nuova.

don Fabio

8 pensieri su “Omelia della Seconda Domenica d’Avvento: un grido nel deserto!

  1. Grazie don Fabio.
    “Convertitevi perché il regno di Dio è vicino!” Detto, e letto, così può suonare come una minaccia: sembra si paventi un “giudizio”…
    Qui invece è chiaro, e bellissimo, che si tratti di una possibilità. Una possibilità presentata con gli accenti positivi della “speranza, presenza, forza, amore, bellezza…”
    Dobbiamo attraversare un deserto?
    Niente paura.
    O meglio: con un Dio di cui stiamo vivendo “l’Avvicinamento” il coraggio si trova. Come suggeriva il Crocefisso a un don Camillo impaurito, qui al Betania’s, qualche articolo fa…

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  2. Mi piace tradurre questo “convertiti” in “cambia rotta”!
    Perchè è esattamente ciò che ognuno di noi vuole: colmare questa sete, sedare questa inquietudine, riempire questa lacuna. Cambiare la direzione del mio quotidiano, orientare la mia fame.
    E Dio mi invita a farlo! Mi attira a sè! Mi chiede il coraggio di ascoltare quel languore sommesso che in ogni modo tento di reprimere.
    Grande Dio! Grazie, Dio!

    Gabriele

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  3. Deserto,
    luogo e tempo di silenzio,
    luogo e tempo di ricerca,
    deserto non voluto
    e a volte cercato,
    perché è lì
    che trovo me in Te,
    è lì
    che trovo Te in me.

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  4. “VIENI NEL DESERTO, PERCHE’ VOGLIO PARLARE AL TUO CUORE”. E’ l’invito che oggi lui stesso, per mezzo di Cristo, rivolge anche a te. Quante volte sentiamo parlare, quante poche volte invece ASCOLTIAMO colui che ci parla. Il sentire è di un attimo, l’ascoltare di tutta una vita; il primo tocca le persone nella loro superficie, come fossero una cosa tra tante; il secondo raggiunge l’intimità della persona, raggiunge ciò che noi comunemente chiamiamo col nome di “cuore”, l’insieme cioè dei sentimenti, la parte più intima di noi stessi che solo noi e nessun altro può conoscere!

    giuseppe

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  5. Dov’é l’attesa?
    Mi fermo un attimo e ascolto. ..l’attesa é accanto a me
    La parola attesa si incrocia con la parola ascolto…quando si sa ascoltare si sa anche attendere
    Durante l’attesa mi piace ascoltare tutte le sfaccettature, i pensieri e i sentimenti che emergono prima dell’attesa.
    ”Maria Madre dell’ attesa, hai atteso l’ora decisiva di Gesù e l’hai visto allontanarsi da casa per dare una casa all’ umanità”(Mons.Angelo Comastri )

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    • Ho erroneamente il commento di francesca alla prima domenica di Avvento nella parte dedicata alla seconda domenica. Me ne assumo la completa responsabilità e ne approfitto per chiedere scusa a Francesca.

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  6. Laddove il deserto può sembrare spazio infinito e vuoto si trova il calore della Tua parola che mi apre il cuore e mi dirige verso il bene
    Voglio continuare il mio viaggio , raccogliendo esperienze che mi insegnano a vivere ogni istante sentendo viva la Tua presenza.
    Francesca

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  7. Non penso centri molto ma mi fa venire in mente una frase di Santa Maria Faustina Kowalska (mi pare):
    ” Io sono come un vaso gettato nell’oceano.
    Contengo un po’ di oceano al mio interno, ma tutto me stesso è immerso nell’immensità”

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