Giorni di festa (ancora sui Giganti)

display_full_immaIncomincio “ambientando” la canzone (di Mennillo – A. Martelli), cantata in prima persona dal protagonista che decide di andare a messa (“perché credo sia un mio dovere, penso proprio che andrò”); ci torna dopo chissà quanto tempo: lo si coglie in questo passaggio e ci sarà la conferma  alla fine quando il “sacerdote” Enrico Maria Papes lo saluta, accogliente, auspicando che ritorni.

E’ interessante quel “perché credo sia un mio dovere”: non un “dover” andare perché c’è una messa “di precetto”, bensì in quanto “oggi è un giorno di festa, perché sono felice” ed allora vuole “andare da chi prega per noi”.

Quindi il protagonista, conscio della propria felicità, decide di andare a messa non solo perché grato a Dio, bensì perché, in un momento di gioia, si rende conto che ci sono persone che, fondandosi sui valori cristiani, vivono (e pregano) per il bene degli uomini (compreso il protagonista, che ora  l’ha capito): perciò – presumo- capisce che il pensiero di queste persone è certo rivolto anche ad una realtà a lui vicina, la comunità parrocchiale, che forse il protagonista non ha vissuto.

E così il protagonista a messa si accorge di “quanta gente vive nell’amore, quanta gente vive per il bene” e conclude “ora credo nell’amor”. Che bello !

Forse anche perché ben “predisposto” nel suo stato d’animo, il protagonista si apre e coglie quanto sia viva la “sua” comunità, a sua volta accogliente (per com’è descritta), e così ci saranno i presupposti perché non sia più estraneo bensì parte integrante.

Purtroppo questa “scintilla” a volte non scatta: ho conosciuto persone in gamba che, loro malgrado, sono rimasti estranei alla propria parrocchia, per poi dare “buoni frutti” in altre. Segno, secondo me, che Gesù ci da’ certo un “seme” di buona qualità: poi spetta a ciascuno di noi, singolarmente, fare in modo di essere buon terreno, e spetta ancora a ciascuno di noi, come parte della comunità, fare in modo che tutti i semi fruttifichino, compresi quelli di coloro che non ne sono ancora parte.

Insomma, mettersi a disposizione per realizzare se stesso come singolo e nella comunità, pronto ad aprirsi e a farsi accogliere da parte di una comunità ove ciascuno, con le proprie peculiarità, prepari un terreno dove prosperi quanto già seminato e si accolgano le nuove sementi: un terreno fertile e curato, ove si possa vivere nell’ (e per) amore, nel (e per) il bene, come il protagonista ha scoperto.

Stefano Vanoli

Un pensiero su “Giorni di festa (ancora sui Giganti)

  1. E’ stupefacente constatare che, a volte, canzoni, solo apparentemente banali, possano in realtà nascondere grandi sorprese, se qualcuno te le fa notare. E così ecco presenti in “Giorni di festa” riferimenti ad argomenti, trattati tra l’altro in altre pagine di questo blog, quali: l’accoglienza, la gratitudine, la comunità, il seme buono dato all’uomo, che, a sua volta, deve diventare terreno fecondo.
    Grazie Stefano!

    Mi stavo dimenticando!Per chi non avesse la fortuna (come la sottoscritta) di potersela ascoltare in macchina, ecco il link per “Giorni di festa”:

    Buon ascolto!

    "Mi piace"

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