Don Camillo

camillo-u-peppone16Quando, da bambino, ho cominciato a leggere e ad appassionarmi a “Don Camillo” (pubblicato nel 1948), i due protagonisti già avevano una fisionomia definita: quella di Fernandel e Gino Cervi.

Quei volti mi hanno accompagnato negli altri racconti (Don Camillo e il suo gregge – 1953 – , Il compagno Don Camillo – 1963-), per diventare poi i grandi assenti con la lettura del “Don Camillo e i giovani d’oggi”, pubblicato postumo nel 1969.

Ebbene si…..quelle due figure sono state il filo conduttore che hanno resa più viva la mia fantasia, sin da quel primo raccontino (“peccato confessato”) pubblicato, nell’antivigilia del natale 1946, sul “Candido”, un celebre settimanale umoristico dell’epoca, curato fra gli altri proprio da Guareschi.

Magia del cinema !!! eh si…perché, per chiunque, Don Camillo è Fernandel, una macchina di muscoli pronta a sventolar panche, un parroco di campagna sanguigno in cui “esplodono” quotidianamente l’energia, il buon cuore, una fede semplice e viva, l’ironia e la saggezza che nascono dalla coscienza della forza, dei limiti e dei pregi propri e del “mondo piccolo” che circonda il sacerdote e il sindaco Peppone.

Questa “esplosione” contagia l’amico/nemico/compagno di sempre, quel Peppone gran lavoratore e padre di famiglia, altra macchina di muscoli guidata dalla passione politica e dal cuore, abituato a “masticare amaro” per le trovate di Don Camillo e lesto comunque nel contraccambiarle…magistralmente interpretato da Gino Cervi.

Una sfida continua, unita ad una stima reciproca, insomma….cui fa da sfondo quel “mondo piccolo” che interagisce con i protagonisti….e cioè la “bassa”, con quei personaggi pittoreschi e caratteristici che vivono “in quella fetta di pianura che sta fra il Po e l’Appennino” (per poi concedersi una “deviazione” fino in Russia…) …

Ed ecco che cinque bellissimi film (Don Camillo –1952-, Il ritorno di Don Camillo –1953-, Don Camillo e l’Onorevole Peppone –1955- , Don Camillo monsignore…. ma non troppo –1961-, Il compagno Don Camillo –1965-) ci aiutano nella comprensione delle opere di Guareschi, arricchendo e rendendo ancor più vivace l’immaginazione del lettore.

Mi perdonino, poiché li trascuro, Terence Hill, per quel remake del 1983..e soprattutto Gastone Moschin e Lionel Stander, per quel godibile “Don Camillo e i giovani d’oggi” del 1972…un film tutto sommato ben riuscito, ma che ha avuto il solo “torto” di doversi confrontare con un passato ingombrante….non dimentichiamo poi che quello doveva essere il 6° film della coppia Fernandel/Gino Cervi….rimasto purtroppo incompiuto, a poche scene dalla fine della realizzazione, per l’improvvisa malattia e morte dell’attore francese.

Mi perdonino, dicevo…..ma solo quella coppia incarna l’idea che noi abbiamo di Peppone e don Camillo….così come Brescello accompagna le nostre letture….quel paese scelto nei primi anni cinquanta per ambientare e per raccontarci quelle fiabe….quel paese che ci ha accompagnato nella nostra mente con la chiesa, la stazione, la campagna, la piazza affollata per i comizi…..tutto quel “mondo piccolo” che ci ha mostrato il cambiamento dell’Italia…dai ricordi delle guerra appena finita alla ricostruzione, all’alluvione, al boom economico, la guerra fredda e la distensione…..con quella fiducia profonda negli ideali, religiosi e politici, popolari ma mai demagogici, perché reali e concreti, fatti di lavoro e di terra, di voglia di festa e di passione….con confronti fra realtà diverse, a volte aspri, ma ricchi di fermenti e passioni…sinceri e genuini.

Una genuinità che esalta il rapporto fra Don Camillo e Peppone, che nel susseguirsi dei film sarà sempre più al centro dell’attenzione dei vari registi, mentre sullo sfondo si intrecciano piccole storie tipiche di quel “mondo piccolo” (chi non ricorda un giovane Franco Interlenghi …Mariolino della “bruciata” calciatore nella partita fra le squadre “del prete” e “di Peppone”…innamorato della “Gina dei Filotti”, in una sorta di Romeo e Giulietta ?..)…

….e pazienza se nel quarto film della serie Carmine Gallone si prende la libertà di presentarci un don Camillo che è diventato monsignore a Roma e un Peppone senatore in un film un po’ nostalgico ma veramente spassoso…. Comencini ci ricondurrà sui binari tradizionali, con un Peppone che suo malgrado dovrà condurre Don Camillo in Russia…con un finale difforme dal libro ma decisamente strepitoso…un Gino Cervi che sembra proprio aver “la faccia da prete”, senza baffi e travestito per poter partire con Don Camillo in America.

Questa è proprio quella che definisco la “grande magia”: due attori così prorompenti e “veri” sono il filo conduttore nelle mie letture….anche dove il finale di un racconto è diverso da quanto proiettato su uno schermo….io li vedo, noi li vediamo muoversi sulle pagine del libro…..sembra incredibile, eppure sono lì…

…e con loro l’altro grande protagonista di questi film e letture: il Cristo crocifisso, con quella voce che Guareschi definì “la voce della mia coscienza” “perché chi parla nelle mie storie non è il Cristo, ma il mio Cristo” “roba mia personale, affari interni miei”….. affari che però hanno coinvolto più di una generazione, diventandone specchio e coscienza.

E per concludere, mi piace citare le scene finali di “Don Camillo e l’Onorevole Peppone”, sintesi di tutto quanto detto….Peppone insegue in bici Don Camillo, arranca, lo affianca, lo supera..e poi avviene il reciproco…e ancora il reciproco….sudando, ma col sorriso sulle labbra….qui c’è tutto il segreto del successo dei personaggi: si confrontano, anche aspramente, e lottano….ma si stimano e “si aspettano per percorrere assieme il lungo cammino della vita”.

Stefano Vanoli

Un pensiero su “Don Camillo

  1. Sono lì sulla sdraio in una bella giornata di Novembre. Tra uno sbuffo di pipa e un goccio d’amaro, posando d’intanto lo sguardo sui bimbi che ancora scorrazzano in giardino.
    E ho tra le mani il vecchio Guareschi, regalo di un amico speciale.
    Ed è la mia storia, è la nostra storia.
    Le radici di questi pargoli inconsapevoli.
    Radici aspre e battezzate, sangue e acqua Santa.
    E una lacrima sfugge all’occhio umido.
    Grazie caro amico. Grazie per questo dono che ogni giorno si svela più grande!

    Gabriele

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