Omelia della Terza Domenica d’Avvento: Profezie Adempiute

paralitico_alla_piscina_di_BetesdaInizierei solo citando le parole di Isaia: meriterebbero più attenzione. Forse una predica intera:

Alzate al cielo i vostri occhi e guardate la terra di sotto;

la mia salvezza durerà per sempre, la mia giustizia non verrà distrutta.

Entriamo così  nel vangelo di questa terza domenica di Avvento.

Un brano che chiede una collocazione. Andiamo all’inizio del capitolo.

Siamo a Gerusalemme. Un sabato mattina.

Siamo vicini a una piscina chiamata in ebraico Betzatà,

e lì attorno una folla di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Tutti in attesa di fare il bagno nell’acqua miracolosa.

Tra questi c’è un trentottenne impossibilitato a camminare.

Non ha nessuno che lo aiuta ad entrare nella piscina. E rimane lì ogni giorno.

Passa Gesù lo guarda e lo guarisce. L’uomo si alza e cammina.

 

I Giudei si accorgono che Gesù ha compiuto il miracolo

e subito prendono la scusa per puntare il dito contro di lui essendo giorno di sabato:

la legge diceva che quello era un giorno di assoluto riposo da ogni lavoro e attività.

E Gesù, secondo loro, compiendo il miracolo, aveva tradito questa legge!

 

Su questo episodio si innesca il brano di questa domenica.

Gesù ricorda ai Giudei che Giovanni ha portato la sua testimonianza

ma, dice, voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi nella sua luce.

 

Questo atteggiamento dei Giudei sinceramente mi ha messo un po’ di ansia.

A volte capita di avere dei momenti di particolare entusiasmo e di grande positività

e poi tutto svanisce nel nulla e anche le cose più belle si assottigliano.

Giovanni era una voce fuori dal coro. Una Parola diversa. Alternativa.

Una Parola che si presentava in un contesto di grande novità:

un grido nel deserto più aspro della Giudea e di ogni Giudea.

 

Teniamo viva e facciamola risuonare dentro questa parola di Gesù:

voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi nella sua luce.

 

Poi il discorso di Gesù va avanti e diventa più preciso.

Avete detto di no alla testimonianza di Giovanni.

E adesso io vi dico:

Io ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni:

le opere che il Padre mi ha dato da compiere,

quelle stesse opere che io sto facendo (riferimento al miracolo),

testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

Aggiunge un ulteriore chiarimento:

E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me.

 

Gesù pone il legame della testimonianza

nel valore e nel significato delle opere che egli ha compiuto

e che sta ancora compiendo in questi nostri giorni sempre affannosi.

La Parola e le opere. Una fedeltà e una passione che diventano realtà.

I Giudei non hanno mai ascoltato col cuore la Parola di Giovanni

e tantomeno la parola di Gesù. Fanno finta di ascoltare.

Ma non si lasciano plasmare da questa Parola. Tantomeno dai segni.

Neanche un miracolo riesce ad aprire e ammorbidire il loro cuore.

 

E qui dobbiamo interrogarci.

La Parola di Dio ha una incidenza reale sulla  nostra vita?

Siamo capaci di vedere e di capire i segni e i miracoli di Dio?

 

Le opere che io sto facendo testimoniano di me.

Queste opere sono il segno di una passione

che diventa un cammino sempre nuovo ed efficace verso l’umanità.

Dove c’è una ferita sprofondata nel cuore

o dove c’è una sofferenza stretta alla carne di un uomo

o dove c’è una solitudine o una ingiustizia che lega la vita

dove c’è il grido di un uomo o di una donna

dove c’è il grido del povero

o la domanda del giovane che vive la sua ricerca di senso

o dove una mamma e una papà hanno dentro la fatica di una crescita affettiva

… Gesù compie le sue opere e restituisce libertà e dignità

restituisce amore e perdono … il Signore restituisce umanità!

 

Questo mi sembra il valore aggiunto alla terza domenica di Avvento:

il Natale ci riporta dentro una dose abbondante di umanità.

Opere buone e giuste. Le opere dell’amore di Dio.

Il Bambino che apre la braccia e porta salvezza nella nostra vita!

 

Questo è l’impegno, pensando alle nostre situazioni di vita quotidiana

famiglia, scuola, lavoro, palestra, amici, il pub della sera:

mettiamo in circolo  i segni veri di una umanità più bella, più buona e più giusta.

Un modo di essere uomini che sia capace di raccontare al mondo di oggi

la straordinaria e affascinante umanità di Dio, l’amore e la gioia di un Incontro

che si chiama anche quest’anno: Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.

don Fabio

 

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