Politica, brutta bestia? (3; ovvero, sentinelle di speranza)

Dal libro del profevotantoniota Isaia (21,11-12)

 11Qualcuno chiama da Seir: “Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?”.
12La sentinella risponde: “Arriva l’alba, ma presto anche la notte. Se volete fare altre domande, tornate di nuovo”

Milano, 18 maggio 1994: è l’ottavo anniversario della morte di Giuseppe Lazzati. Giuseppe Dossetti prende spunto dai versetti di Isaia per commemorare l’amico fraterno. Vede così la luce quello che, a detta di molti, resterà il suo discorso più conosciuto: “Sentinella, quanto resta della notte?”. Continua a leggere

Gruppo d’ascolto: puro e impuro (Mc 7, 1-23)

mani-sporcheEcco qui la Parola che masticheremo domani nei gruppi d’ascolto.

Buona digestione! (sono benvenuti i commenti sul piatto)

Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?”. Continua a leggere

C’è il gruppo affiatato!

madrigalisti3E’ una delle tante serate al Betania’s bar e la compagnia sta cantando, quando entra un forestiero. Ha bisogno di un’informazione, la chiede al barista, si ferma per bere un caffè…. ed ascolta. Alla fine commenta “bravi ! ma siete un coro?”

E subito risponde l’ “esperto della canzone” del Betania’s bar: “un coro noi? esagerato…. ma no, siamo un gruppo di amici, anzi, guardi, lo diceva bene Gaber chi siamo quando cantava: “c’è il gruppo affiatato che intona stonato “mi sun’t alpin” nel Trani a gogo” . Grazie per il complimento, ma un coro è un’altra cosa….non è solo cantare assieme. Serve passione, impegno, costanza, spirito di gruppo. Anzi, guardi, Gaber aveva proprio cantato un’immagine calzante, citando un gruppo affiatato ed un canto alpino, perché il canto alpino è un canto corale; il canto alpino è legato all’immagine di un coro, dove tutti cantano assieme e dove ognuno contribuisce, con le proprie esperienze, alla formazione dello spirito di gruppo: non per niente quello degli alpini è famoso come spirito di corpo. Continua a leggere

Giorni di festa (ancora sui Giganti)

display_full_immaIncomincio “ambientando” la canzone (di Mennillo – A. Martelli), cantata in prima persona dal protagonista che decide di andare a messa (“perché credo sia un mio dovere, penso proprio che andrò”); ci torna dopo chissà quanto tempo: lo si coglie in questo passaggio e ci sarà la conferma  alla fine quando il “sacerdote” Enrico Maria Papes lo saluta, accogliente, auspicando che ritorni.

E’ interessante quel “perché credo sia un mio dovere”: non un “dover” andare perché c’è una messa “di precetto”, bensì in quanto “oggi è un giorno di festa, perché sono felice” ed allora vuole “andare da chi prega per noi”. Continua a leggere

School of Rock!

School_of_rockFilm del 2003, scritto da Mike White e diretto da Richard Linklater. Attore protagonista: Jack Black. Genere: commedia musicale.  Scritta appositamente su misura da Mike White per l’attore Jack Black.  Per i brani contenuti nella colonna sonora del film si rimanda a Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/School_of_Rock

Una particolarità: I Led Zeppelin non concedono mai, o raramente, i loro brani per i film.Per convincerli Jack Black ha radunato una folla di 1000 fans urlanti davanti al regista al fine di convincerlo  a scrivere una lettera di richiesta indirizzata agli stessi Led Zeppelin implorandoli di poter inserire “immigrant song” nel film. Richiesta accordata! Continua a leggere

Tre volte Santo

UntitledMi affascina molto il tema dell’alterità di Dio.

Egli è il “tre volte Santo”, ovvero il “tre volte kadosh”, cioè il tre volte “altro”.

Dio conserva in sè questa grande contraddizione: è un Padre che si fa vicinissimo, un Figlio che si incarna e mi si fa fratello, Spirito che desidera abitarmi, pane che si spezza per sciogliersi in me. E insieme è altrove. Inafferrabile. Incomprensibile. Impossibile da inserire in uno schema, alieno a qualsiasi rappresentazione. Continua a leggere