Seme e terra

piantina-pianta-germoglio-terreno-seme-terra-by-amenic181-fotolia-1000x665Bisogna salvare il seme? Certo! Ma la terra? L’humus? Ciò che c’è di più (appunto) humile? Ciò che accoglie il seme? Un gesto in sè rimane un gesto. E’ l’humus che fa la differenza. E’ l’humus che restituisce l’identità al seme. Sangue e letame. Terra nera. Persino fetida, magari. O riarsa, ormai bruciata e perduta. Terra feconda o inospitale. Terra che rifiuta di essere coltivata. Terra ostinata. Terra polverosa, sporca. Ma terra. Adamà, in ebraico. Adàm, l’uomo, questo dannato terreno. Questa terra salvata.

Così don Camillo rispondeva al Bacchi che aveva appiccato fuoco alla sua falegnameria, dato che “era roba sua”.

Non avete creato niente! Avete semplicemente trovato il bandolo di una matassa. Le macchine non le avete fatte voi! Il ferro per fare le macchine non l’avete cavato voi, e neanche il carbone per fondere quel ferro! La centrale elettrica che dà energia alle vostre macchina non l’avete fatta voi. In quella vostra azienda c’è dentro il lavoro di centinaia di uomini: ingegneri, minatori, muratori, fonditori, meccanici, elettricisti, idraulici, contabili, disegnatori, falegnami. Di vostro c’è soltanto il seme. Quel seme che è, sì, tutto, che è, sì, la base di tutto, che è, sì, il principio di tutto, ma che senza la terra non è niente! Voi avete gettato un seme e la terra lo ha nutrito e il seme si è moltiplicato. Voi avete seminato il granello e il granello è vostro, ma la spiga appartiene a tutti, non soltanto a voi, perchè è prodotto della terra e la terra è di Dio! Voi, pur avendo piantato il seme, non avevate il diritto di distruggere la spiga che rappresenta il nutrimento per tutti.”

Il Bacchi scosse il capo.

“Se io non avessi piantato il seme, quella spiga non sarebbe nata: quell’organismo, quella macchina che dava pane a tanta gente, lo dava per merito mio, e la sua esistenza deve dipendere dalla mia volontà perchè essa è prodotto della mia volontà.”

Don Camillo alzò l’indice.

“Non prodotto della tua volontà, ma della volontà di Dio! E’ Dio che dà ad alcuni uomini il seme perchè essi lo gettino nel solco e dà agli altri uomini la forza e la pazienza per coltivare la pianticella che germinerà da quel seme. Nessuno ha il diritto di distruggere la buona opera nata dalla buona semente. […] Non è lo scultore che fa la bellezza della sua statua: ma gli occhi di coloro che guardano quella statua.”

(da Mondo Piccolo, Giovannino Guareschi)

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