Come cani affamati: la donna siro-fenicia (Mc 7, 24-30)

490Qui di seguito la Parola che masticheremo questo venerdì 12/12, durante l’incontro dei Gruppi di Ascolto.

“Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non potè restare nascosto.
Subito una donna che aveva la sua figlioletta posseduta da uno spirito immondo, appena lo seppe, andò e si gettò ai suoi piedi.

Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia.
Ed egli le disse: “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.
Ma essa replicò: “Sì, Signore, ma anche i cagnolini sotto la tavola mangiano delle briciole dei figli”.
Allora le disse: “Per questa tua parola và, il demonio è uscito da tua figlia”.
Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato.”

 

3 pensieri su “Come cani affamati: la donna siro-fenicia (Mc 7, 24-30)

  1. Sono tornata da una serata che per me è stata “strana” e forse un poco destabilizzante.
    L’invito di Alessandro a cadenzare la preghiera sul respiro e a lasciarsi andare all’ascolto hanno scatenato dentro di me uno tsunami: mi sono sentita letteralmente svuotata di tutto e in questo vuoto le parole di Tommaso sul coraggio di partire, di rischiare, di amare hanno avuto una eco ancora più forte: le mie certezze sono state spazzate via.
    Ma non credo sia un male!
    Signore, dammi un cuore che sappia e che voglis ascoltarTi.

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  2. Io invece continuo a pensare a questa pagana che opera un miracolo. Questa pagana che risponde docile e insieme fiera a un insulto.
    Quanta fame ha questa cagna! Quanta speranza riposta nel guaritore nazareno.
    E’ come se Marco mi dicesse: sai cos’è la fede? No, non lo sai. Fede è fame. Fame cattiva. Fame maledetta. Che divora. Che sbrana.
    Fame di cosa?
    Di salvezza.
    Mia?
    No, di qualcun altro.

    Fede è gettarsi con la bava alla bocca sull’osso della salvezza altrui.

    E viene quasi da bestemmiare.

    Gabriele

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  3. Ho provato a mettere un po’ di ordine nei pensieri espressi venerdì sera. Quel che rimane in piedi si dice in poche parole.
    La condizione essenziale da cui può emergere una preghiera autentica è la massima assenza possibile di pretesa.
    Per stare di fronte a Dio in verità occorre liberarsi da ogni idea che Egli ci debba qualcosa, la nostra parte di eredità, la cosiddetta ‘legittima’, che spetta al figlio comunque.
    Se siamo disposti ad accogliere anche ‘le briciole che cadono dalla mensa’, ci accorgeremo presto di avere quello che non troveremmo da nessun’altra parte, cioè la casa del Padre, in cui siamo ‘figli’.
    Buona continuazione di Avvento e buon Natale.
    Un abbraccio
    Giordano

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