OMELIE DI NATALE: Eucarestie della Notte e del Giorno

img_Nativita_GIOTTO_ref160.001782.00_modezoomNATALE GIORNO 2014

Il popolo che camminava nelle tenebre

ha visto una grande luce;

su coloro che abitavano in terra tenebrosa

una luce rifulse.

Hai moltiplicato la gioia,

hai aumentato la letizia.

Il Natale di Gesù che abbiamo iniziato celebrare nel cuore di questa notte

è il segno di una luce che si avvicina con lentezza e con determinazione

alla nostra umile condizione umana.

Una luce grande che rifulge e che annuncia l’imprevedibile di Dio

annuncia l’ostinata volontà di un Dio che vuole diventare carne nella nostra carne

un Dio che non si tira indietro davanti alle nostre resistenze e davanti alla nostra indifferenza!

Il Natale è sempre il principio di un Amore eterno.

Il Principio di una storia inedita

che scorre dai secoli e per i secoli. Emmanule: Dio con noi.

Il Natale è l’inizio del Vangelo,

la prima pagina di un libro

che tiene stretta ogni nostra umana esistenza .

Il Natale è la storia umile, semplice e cordiale

di un Dio Bambino che nasce nei segni della povertà e della fragilità

nasce di notte e nasce in disparte, lontano dal centro abitato,

il cielo stellato si inchina davanti al Mistero di una notte imprevedibile.

Dio nasce. Dio prende forma nella carne debole di un Bambino

un pianto e un sorriso diventano l’emblema di una novità:

Non temete – dice l’angelo ai pastori -:

ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:

oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.

La nascita di Cristo prende di sorpresa la vita solitaria dei pastori di Betlemme

e prende di sorpresa anche la nostra vita e la vita di questa umanità:

andate a Betlemme, correte alla mangiatoia, un Bambino è nato per voi!

Un segno ben preciso. Un segno che Dio pone come sigillo di autenticità.

Il segno della mangiatoia. Il segno della paglia. Il segno del Pane.

Dio non ci lascia senza segni. Anche in questi tempi così dibattuti.

Il natale ci restituisce la forza di un segno povero

che raccoglie umilmente ogni nostra povertà e frammentazione.

Il Bambino che nasce è il segno evidente e inconfondibile

di una umanità che deve trovare la forza di rinascere e di ricominciare.

Soprattutto in questi nostri tempi dove sperimentiamo

il quotidiano di tante fatiche, incertezze e precarietà materiali e affettive

noi abbiamo bisogno di un Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia

che rappresenta ogni debolezza e ogni miseria umana che ci portiamo attaccata al cuore.

Dio nasce nella mangiatoia. Dio nasce dove l’uomo sperimenta la sua più infinita povertà.

Dio nasce per farci rinascere. Per mettere un ricominciamento dentro i nostri passi indietreggianti.

Il bambino è la forza di uno sguardo che accoglie il sentimento più intimo

e che raccoglie l’anelito di ogni libertà umana e spirituale.

Non è facile credere nella verità di un Dio bambino.

Il segno della mangiatoia è debole.

Oggi i segni sono molto più forti.

Una manciata di paglia non fa concorrenza.

Eppure il Natale nasce lì, su una manciata inutile di paglia.

E se fosse la mia vita quella manciata inutile di paglia?

Fermiamoci, fratelli e sorelle, non andiamo oltre quella paglia

fermiamoci sulla soglia della stalla e contempliamo il Mistero di Dio

lasciamoci penetrare da uno sguardo che nasce nel cielo e diventa realtà sulla terra. Dio con noi.

E diventiamo esperti di accoglienza e di comunione.

Questo è il valore del Natale che vorrei condividere con voi.

Accogliere, voce del verbo amare. All’’infinito.

Senza esclusioni. Amore che sia amore. Universale.

Il Presepio è un segno di comunione e di accoglienza.

I pastori corrono insieme verso la mangiatoia.

L’umanità si ritrova solidale attorno al volto del bambino.

Apriamo, anzi, spalanchiamo, le porte del nostro cuore a Cristo Gesù

diventiamo, questo è l’augurio del Natale,

esperti di accoglienza, esperti di solidarietà

nelle nostre famiglie e negli ambiti del vivere

e dell’agire e anche del pensare quotidiano

esperti di accoglienza e capaci di autenticità

esperti innovativi di una buona umanità,

esperti di un Dio che ci sorprende nei segni della sua povertà!

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NATALE NOTTE – 2014

L’impossibile è diventato possibile, L’invisibile è diventato visibile.

La notte è diventata giorno. L’eterno è diventato la forza di uno Sguardo. 
Ancora una volta inesorabile il Natale di Cristo 

prende il passo della nostra misera condizione umana.
Una parola nuova entra nel tempo

e schiude sentieri di speranza e di libertà. 

In questa notte santa facciamo un salto nel tempo di Dio

e sentiamo stretto al cuore l’abbraccio di questo Bambino

e contempliamo con sentimenti profondi e commossi il suo Volto.

In questa notte noi cristiani celebriamo la forza della luce

che irrompe con violenza e intensità nella storia del mondo

una luce che brilla da Betlemme e irraggia ogni angolo del mondo:

Casa di Giacobbe, venite,

camminiamo nella luce del Signore!

Veniva nel mondo la luce vera,

quella che illumina ogni uomo!

In questa notte di luce noi celebriamo con Fede

il divenire di Dio in mezzo a noi

la sua scelta coraggiosa e inesorabile

di avvicinarsi alla nostra carne

e di prendere le misure assurde della nostra povertà

e di tante nostre infinite e inaudite povertà umane e spirituali:

E il verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria!

Che cosa significa per noi in questa notte di Luce

celebrare il passo incalzante di Dio

lungo i sentieri a volte scoscesi della nostra esistenza

e sentire in mezzo a noi il palpito eterno del suo cuore?

Che cosa significa per noi uomini e donne del terzo millennio

celebrare il Natale di Cristo

la sua ostinata decisione di nascere

oggi e sempre nei nostri cuori e nel cuore di questa terra?

Sono domande importanti. Domande che chiedono un senso.

Domande che ci devono aiutare a vivere con determinazione e intelligenza

il Mistero di Dio che si dispiega nel segno autentico e credibile di questo Bambino!

Il bellissimo Prologo di San Giovanni che abbiamo ascoltato

ci mette dentro una certa inquietudine e ci chiede un atteggiamento:

Venne fra i suoi,

e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti lo hanno accolto

ha dato il potere di diventare Figli di Dio.

Queste parole un po’ ci stringono il respiro.

Dio non pretende ma chiede accoglienza.

Quella mangiatoia è il segno della nostra libertà.

Viviamo una realtà fatta di tante cose buone

che dicono la disponibilità e la solidarietà dell’uomo.

Ma ci sono anche tante e io dico ancora troppe

forme di chiusura e di non accoglienza

situazioni umane complicate perché strette nelle morse

di un egoismo che non apre né porte né cuori né occhi né parole.

L’accoglienza è un valore che il Natale ci ripropone

come attualità e come una qualità che non possiamo prescindere.

Quando un uomo e una donna decidono

di crescere insieme nel segno della fedeltà dicono così:

Io accolgo te.

Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele per sempre.

Dobbiamo riscoprire nelle nostre relazioni affettive

nelle nostre amicizie e in tanti altri contesti del vivere quotidiano

il principio e il valore indissolubile e profetico dell’accoglienza.

Accogliere significa amare. Riconoscere il bene. Ritrovare un sentimento.

Accogliere è il verbo di questo Natale.

Il verbo di Dio che viene incontro sorridente alla nostra vita.

Il verbo di un Bambino che nasce nella paglia di una povera stalla di Betlemme

per aprire a ciascuno di noi un orizzonte e un cammino di fedeltà e di speranza.

Il Natale è la festa dell’accoglienza

che deve animare le nostre scelte

e che deve portare più luce nei nostri occhi

una fiducia sempre nuova nei nostri desideri

una manciata di gioia nei nostri sentimenti

e un futuro che sarà sicuramente migliore

perché Dio è diventato il nostro futuro!

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NATALE NOTTE – RAGAZZI

Notte di Natale. Una notte fredda e chiara.

Una notte davvero speciale.

Una notte fatta di canti e di musiche

una notte fatta di silenzio e di Parola

una notte che si illumina di una Presenza.

In questa notte i cristiani celebrano l’Eucaristia

e annunciano la nascita di Gesù Cristo

la sua discesa umile e silenziosa dal cielo

una discesa che riempie di fiducia i nostri cuori

una discesa che diventa forza dentro ai nostri più piccoli desideri.

La notte di Gesù e la notte dei Cristiani.

I bambini hanno dentro agli occhi un entusiasmo unico e irripetibile

una carica straordinaria di gioia e di bellezza che senti vibrare nei cuori.

La notte di Gesù. Il Presepio diventa la vita dell’uomo e del mondo.

Tutte le nostre storie diverse si incontrano nel cammino di Betlemme.

Le mani di Maria hanno deposto nella paglia il piccolo bambino Gesù.

Gli Angeli cantano. I pastori si affrettano con cuore straripante verso la stalla.

La notte di Gesù è la notte della luce più grande

che apre il cielo e tocca con dolcezza le radici della terra:

In quel tempo. In questo tempo. La luce di Dio penetra i nostri occhi

la sua Parola che sembrava essere lontana diventa un segno straordinario

diventa la forza di uno Sguardo e di un respiro che ci si stringe al cuore:

lo sguardo e il respiro di un Bambino che è nato a Betlemme e che nasce nel mondo!

Questo è il Natale dei Cristiani: la gioia di una nascita!

Dio è nato! Dio è vero! Una luce nuova, un Bambino!

Quando si destò dal sonno,

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore

e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse,

Ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù!

Sì, amici carissimi, Dio è diventato la carne di un Bambino.

Che bello. Che gioia. Che stupore. Che bellezza!

Dio ha deciso di venire incontro alla povertà della nostra umanità.

Dio ha deciso di nascere nelle mangiatoie delle nostre piccolezze.

Dio entra nella storia silenziosa della notte

per aprire sentieri nuovi e infiniti di luce.

Sentieri di amicizia. Un Dio amico. Un Duo innamorato!

Un Dio che ci educa all’accoglienza.

Lui viene. Nella notte. Nel silenzio. Nel nascondimento. In punta di piedi.

Nasce in periferia. Lontano dalla città. Distante dalle cose più materiali.

Dio non pretende nulla. Dio chiede umilmente di essere accolto. Giuseppe apre il cuore.

Non dobbiamo avere paura ad aprire le porte della nostra povertà a questo Bambino.

Accogliere, voce del verbo amare.

Guardiamo il nostro cuore. Quale spazio? Quale sguardo? Quale attesa?

L’accoglienza di questo bambino diventa l’inizio di un cammino diverso.

Un cammino che ci aiuta a superare la logica dell’egoismo

e che ci educa alla scelta del dono e della reciprocità.

Il Natale ci educa a diventare uomini esperti di una umanità più bella e più serena

nella famiglia e nella società, nella scuola e nell’amicizia,

una umanità più affettuosa e più libera

una umanità più calorosa e più generosa.

E magari, perché no, una umanità

più gioiosa e più speranzosa!

Caro Gesù Bambino,

aiutami a essere accogliente

capace di un amore vero e sincero

capace di capire la povertà

e capace di amare ogni povertà.

Gesù bambino, io nella mia piccolezza cerco e desidero la tua Parola

dammi ogni giorno la forza e il coraggio di credere

la forza e il coraggio di non tirarmi indietro

la forza e il coraggio di guardare il cielo

e la gioia di trovare in te solo

l’unica verità e l’unica bellezza!

Vieni Gesù! Io ci sono! Il mio cuore è per te!

don Fabio

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