Canto di Natale

canto di Natale 2Tutto incomincia nel giorno della Vigilia di Natale.

“L’insegna sopra la porta del magazzino diceva ancora “Scrooge e Marley” (Marley era morto proprio la notte di sette anni prima… ma perché cambiare l’insegna?) ed all’interno faceva molto freddo; nel camino dell’ufficio di “un vero avaraccio, il vecchio Ebenezer Scrooge” “ardeva un piccolo fuoco”, mentre il fuoco del “misero sgabuzzino” dove lavorava l’impiegato Bob Cratchit era ancora più piccolo.

Arriva Fred, il nipote di Scrooge, per invitare lo zio a passare il Natale con la sua famiglia, e si passa dal concetto che il Natale è una “sciocchezza” ad un “neanche morto” come risposta all’invito.

I giudizi di Scrooge sono gelidi : al nipote dice “Felice Natale! Come mai sei felice tu? Non sei abbastanza povero?”, mentre dell’impiegato che contraccambia gli auguri di Fred pensa “ecco un altro pazzo! Quindici scellini la settimana, moglie e figli da mantenere e parla di felice Natale?”.

Per compensare questo, c’è un’acuta domanda di Fred “e che diritto hai tu di essere infelice? non sei abbastanza ricco?

A quelli della mia generazione magari è capitato come a me, e prima di leggere il libro hanno visto il cartone animato Disney o hanno letto il fumetto pubblicato su “Topolino”(il n.1412 del 1982).

Quindi possono essere stati colpiti da questi passaggi che ho tratto dal libro, o dalla pagina del fumetto che allego che mirabilmente riassume quanto succederà: il fantasma di Marley, con la sua pesante catena di errori, annuncia una speranza perché Scrooge possa fuggire al suo stesso destino; a Scrooge capiterà una grazia, di cui ne farebbe a meno: quella di ricevere la visita di tre spiriti, dei Natali del passato, del Natale presente, del Natale futuro.

Chi legge certo sa come prosegue e finisce la storia, perché è un racconto conosciutissimo.

Però, anche se è tanto noto, mi è piaciuto illustrare alcuni tratti della vita precedente al cambiamento, un “cambiamento così improvviso” di cui “alcuni risero” (“ma Scrooge li lasciò ridere”, perché “sapeva che tutte le cose buone, all’inizio, destano l’ilarità di certa gente” e che “è molto meglio che siano occupati a ridere piuttosto che a fare di peggio”).

E se ve li ho illustrati, è perché sono convinto che la storia di questo libro (ed anche del fumetto, perché no?) possa continuare a riservarvi dei particolari sempre nuovi su cui riflettere, perché un racconto che parla dello spirito del Natale vale la pena di leggerlo (e di viverlo) in qualsiasi altro giorno dell’anno.

Stefano Vanoli

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