Francesco Guccini – Bepi De Marzi

Guccini - De Marzi

Cosa avranno mai in comune questi due signori?

Uno  è modenese, l’altro è vicentino.

Uno è tra i maggiori cantautori italiani, l’altro è forse il più noto autore di canti alpini e di montagna (vi dice qualcosa “Signore delle Cime”?).

Eppure qualcosa in comune ce l’hanno.

Entrambi hanno scritto un testo su una delle pagine più drammatiche della storia italiana: la ritirata di Russia.

Francesco Guccini, nel 1996, pubblica “D’amore di morte e di altre sciocchezze”, dove trova posto, come sesta traccia, “Il caduto”:

https://www.youtube.com/watch?v=0HWDFCkU-_w

Il brano è il lamento di un montanaro rimasto intrappolato per sempre in quella pianura sconfinata, dove tutto è diverso dall’ambiente conosciuto della sua terra: la neve è diversa, l’orizzonte è diverso. E questo lamento, nel finale, si accende di malinconica nostalgia:

Io che guardavo la vita con calmo coraggio,

cosa darei per guardare gli odori della mia montagna,

vedere le foglie del cerro, gli intrichi del faggio,

scoprire di nuovo dal riccio il miracolo della castagna.

E il destino di questo caduto anonimo è stato il destino di molti alpini che si trovavano a Nikolajewka il 26 gennaio 1943. E per ricordare quel tragico martedì, Bepi De Marzi scrive, nel 1968, “Le voci di Nikolajewka”:

https://www.youtube.com/watch?v=l6ZaBqFkFUs

Tutte le volte che ascolto questo brano, se chiudo gli occhi, riesco a percepire il freddo di quella giornata di gennaio e, poco a poco, una alla volta, sento salire quelle voci, come di fantasmi, che ripetono all’infinito quella sola parola come monito per le generazioni future.

Qualcuno è riuscito a tornare a baita: Giulio Bedeschi, don Carlo Gnocchi, Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli. Ma non sempre, a casa, sono state rose e fiori…

Come per  l’alpino Pasquale Corti di Reggio Emilia, che ho avuto la fortuna di conoscere a Parma nel 2005, durante l’Adunata Nazionale degli Alpini: dopo il freddo, la fame, la paura della steppa russa, ha dovuto affrontare gli sguardi di alcuni suoi “amici” (?!) che lo vedevano come traditore perchè avera risposto Signorsì e aveva rischiato la vita per servire la Patria.

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