Gruppo d’ascolto: il cieco di Betsàida

ciecoUltimo dei nostri gruppi d’ascolto. Ci piacerebbe che il gruppo in qualche modo non debba aspettare ottobre per ascoltare di nuovo insieme. Per ascoltarci.

Quante volte il nostro fiato è diventato Voce.

Quanta speranza siamo riusciti a infondere l’uno all’altro grazie a quelle Voci!

L’attenzione sarà per il brano di Marco 8, 22-26: la guarigione del cieco di Betsàida.

Eccolo di seguito:

22 Giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». 24 Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano». 25 Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. 26 E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».

Ecco, la sollecitazione di questa pagina riguarda la vista. La vista del cieco che deve essere curata in due riprese. La nostra vista che confonde le parole scritte sulle pagine del Vangelo e che fatica a riconoscere nell’uomo il Figlio dell’Uomo. Quante volte avremo bisogno di farci prendere per mano da Gesù per essere guariti?

3 pensieri su “Gruppo d’ascolto: il cieco di Betsàida

  1. Ricevo da Giordano e pubblico qui di seguito:

    Lasciarmi “condurre” a Gesù, magari anche un po’ frenato dalla mie resistenze, è una grazia, una

    occasione da non perdersi.

    E’ importante che io non guardi con scetticismo e presunzione agli altri specialmente a coloro che

    hanno sperimentato prima e meglio di me la Sua capacità di guarire.

    La loro mediazione, indispensabile, in un secondo momento deve cedere il passo a Gesù stesso, che

    prende per mano personalmente me. E’ vitale che la rinuncia alla protezione rassicurante del mio

    modo abituale di vivere – nel testo il ‘villaggio’ – sia compensata dalla esperienza della vicinanza

    di Lui.

    Non devo scandalizzarmi delle mie obiezioni, che durano anche quando percepisco un iniziale

    cambiamento. Lui, fedele, non desisterà.

    Però, che cosa non va in quella risposta “vedo come degli alberi che camminano”?

    E’ giusto che io sia schietto: se vedo alberi, dico alberi; però manca nel mio interloquire ogni gioia.

    Controbatto a me stesso: “sono fatto così, sono un tipo chiuso!”

    Però: ho davanti Uno che mi sta guarendo e io guardo solo intorno, mi interesso solo agli alberi, alle

    ‘cose’ e non alla persona che ho di fronte, non al rapporto con Lui.

    Non si tratta primariamente di mancanza di riconoscenza; piuttosto di un atteggiamento verso la

    realtà troppo parziale, limitato. Ho gli occhi ossessivamente puntati sul referto degli esami medici:

    “il PSA è sceso, ma non abbastanza!” – nel brano siamo in un contesto … sanitario – e ignoro il

    medico che si sta pre-occupando di me!

    Giordano

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  2. Abbiamo conosciuto e ascoltato A., al gruppo d’ascolto del 20 febbraio.
    Raccontando di sé ha testimoniato di aver ricevuto questo stesso miracolo di Gesù.
    Durante il periodo della sua carcerazione ha verificato che il Signore ti si avvicina, ti soccorre nel momento della difficoltà. Spetta alla tua libertà riconoscere ed accettare una “seconda possibilità di guarigione”.
    E’ la misericordia infinita del Signore. Ma serve che qualcuno ti accompagni verso di Lui; come è successo al cieco anche A. è stato sostenuto nella speranza dai suoi famigliari. Perché verso il Signore è più difficile andare da soli!
    Penso che in tutti noi, che abbiamo ascoltato la storia passata e quella più recente, più serena di questo amico, sia cambiato lo sguardo nei confronti dei carcerati. Abbiamo più consapevolezza che, con la potenza del Signore, attraverso il sostegno di chi ce lo fa sentire vivo, grazie alla dignità di un lavoro onesto, “una seconda possibilità” sia un vero guadagno. Per chi ha sbagliato: pentito, scontata la sua pena, può rilanciare la sua esistenza in favore degli altri, come sta facendo A..
    Ma chi di noi, anche senza aver commesso reati, non può dire di aver bisogno di una seconda, terza, ennesima possibilità dal Signore nel sacramento della Confessione?

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