A sud di Roma

Iraq_ISIS_Abu_Wahe_2941936bVi ricordate le romantiche “primavere arabe” di qualche tempo fa?

Ecco, facendosi largo sulle loro macerie le milizie dell’Isis (“Stato Islamico dell’Iraq e della Siria”) sono arrivate sino alle porte di Tripoli, espandendo verso ovest la caratteristica scia di terrore, devastazione, sopruso.

Bandiere nere issate a poche miglia nautiche dalle coste italiane. “Siamo a sud di Roma”, ammoniscono i messaggi spediti dal golfo della Sirte.

Questo mi colpisce davvero. Più della pletora di idiozie snocciolate dai nostri media all’amatriciana (chi incita ad una nuova crociata, chi stende ponti arcobaleno, chi si lancia in dotti distinguo tra islam buono e islam cattivo).

La comunicazione dei terroristi musulmani identifica in Roma un feticcio. Mica l’Italia, l’Occidente, l’Europa. Mica Bruxelles o Strasburgo (città fighette, effettivamente). Ma Roma come sintesi della sfera politica, culturale e religiosa del “primo mondo”.

E quando leggi la notizia, a “Roma” non è che associ il Tevere, il Pantheon, il Colosseo o il Circo Massimo. Il tuo laicissimo cervello, chissà com’è, materializza quella basilica cinquecentesca edificata sulla sommità del colle Vaticano. Con una croce sopra, si intende. Ma magari spruzzata con un po’ di arcobaleno, perchè non siamo certo baciapile!

Eh già. Il Cristianesimo, la cultura cristiana di cui siamo impregnati e che cerchiamo in tutti i modi di espellere dalle nostre vite è il nemico da abbattere, per i califfo’s friends. In fondo l’Europa, privata delle proprie radici, diverrà un albero senza più linfa pronto a cadere.

Sapete cosa penso? Questi tristi assassini hanno già perso.

Non sanno che con o senza Vaticano il Cristianesimo non morirà.

Non sanno che il Dio degli Ebrei e dei Cristiani è un Dio che non abbandona il proprio popolo, ma che lo segue pure nell’esilio.

Non sanno che Gesù ci ha promesso di essere con noi ogni giorno, fino alla fine del mondo.

Non sanno che qualcuno ha già provato ad annientare cristiani ed ebrei, senza riuscirci.

Perchè non riponiamo la nostra speranza in un tempio. O in un luogo. O in una organizzazione. Ma solo in una persona. Che è eterna.

Perchè la Parola non può essere messa a tacere.

Perchè la luce brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta.

Armiamoci e partiamo, dunque? Certo! Come suggerisce l’apostolo Paolo nella sua lettera alla chiesa di Efeso (Ef 6, 13-18)

“Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.

State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.

Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.

Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito,”

Gabriele

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