Ho chiesto a Dio un Bene più grande.

4 amici al barPensavo in questi giorni quanto la compagnia dei miei amici che è in qualche modo presente, direttamente o indirettamente, in questo bar abbia cambiato, e lo stia facendo ancora, la mia vita. E a quanto tra amici ce la stiamo cambiando reciprocamente. In meglio.

La compagnia non ti risolve automaticamente i problemi. Magari anche. Ma può fare addirittura di più: un bene più grande!

In tempi critici come i nostri provi dei bisogni, mastichi solitudini stoppose, nutri aspettative affannose. Ti devi assolutamente rimboccare le maniche e mettere alla prova la tua, eventuale, maturità. Se non hai granché da giocare te lo inventi. E ti affidi.

Sì ma a che cosa, a chi?

Ho chiesto forza e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.

Ho chiesto saggezza e Dio mi ha dato problemi da risolvere.

Ho chiesto prosperità e Dio mi ha dato un corpo e una mente con cui lavorare.

Ho chiesto coraggio e Dio mi ha dato pericoli da superare.

Ho chiesto amore e Dio mi ha dato persone turbate da aiutare.

Ho chiesto favori e Dio mi ha dato opportunità.

Non ho ricevuto niente di quello che chiedevo, ma ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.

Si tratta della antica preghiera indiana di un anonimo. A me, a prima vista, è sembrata profondamente cristiana, quasi propria di san Paolo. (Ma quanto spesso incontriamo san Paolo al Betania’s!?)

Sì proprio san Paolo. Che qui sotto sembra, secondo me, ricalcare, quasi puntualizzare la bella considerazione anonima:

(…)Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi(…)  Cor 2 4,8-9

Ma allora cosa ha di bello di questa compagnia?

Ma è scritto sull’insegna, sotto “Beatania’s bar“: “Insieme, in compagnia e amicizia, con Gesù“.

In pochissime parole, senza troppe pretese ma è questo che mi tiene in piedi e mi spinge a cercare ciò di cui ho bisogno dove sono sicuro di trovarlo. Perdonate la confidenza…

 

 

5 pensieri su “Ho chiesto a Dio un Bene più grande.

  1. Condivido appieno quello che ha scritto Maurizio.
    Lo stare con gli altri mi aiuta a vedere le cose da un’altra prospettiva, a prendermi un po’ meno sul serio e mi obbliga a fermarmi per riprendere il fiato.
    Insomma un’oasi verde nel deserto.
    Grazie amici del B’sB (e non solo)!

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  2. Figurati che sorpresa per un inguaribile solitario come me trovare tanto piacere nello stare in compagnia.
    Ho capito in quest’avventura che aprirsi agli altri è una ricchezza inestimabile.
    Non si perde nulla e si guadagna tutto. E il centro è proprio ciò che inizialmente fa più paura: la diversità. Di idee, di stili, di indoli. Ecco, la compagnia è ciò che esalta e valorizza la diversità e la rende tesoro.

    Anche qui, Gesù è stato un ottimo maestro. Chi mai avrebbe messo insieme una compagnia tanto diversa? Presi uno a uno, gli apostoli nemmeno si sarebbero guardati. Gente del nord (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni di Zebedeo) mischiata a quella del sud (Giovanni l’Evangelista), sacerdoti (Giovanni l’Evangelista) insieme a pescatori (Pietro e Andrea), farisei (Nicodemo) insieme a pubblicani (Levi), integralisti (Giacomo) insieme a “democratici” (Pietro), persino un greco (Filippo) e un cananeo (Simone).
    C’è da rabbrividire! Eppure erano tutti lì, insieme al Maestro. E in quello stare insieme hanno trovato la forza di evangelizzare l’intero bacino del Mediterraneo.

    Quanto dobbiamo a quegli uomini!

    Gabriele

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  3. Mi ricordo un pomeriggio assolato di ferragosto, nel lento dopopranzo a casa di amici questa frase, “si ha senso solo se si appartiene”. Da allora (saranno passati 4 o 5 anni) ogni tanto mi ritorna a pizzicare, e più ci penso più da prurito si sta trasformando in carezza: “ho senso solo se appartengo” .
    Io invece pensavo che la vita consistesse nel lottare per darsi un senso e che questa ricerca, anche se attorniato da molte persone e realtà, forse uno sforzo titanico a cui ciascuno, volente o nolente, conscio o meno, compie nell’arco della sua vita.
    Invece è l’ appartenenza che mi dà, gratuitamente, un senso perché “noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio” e quel “noi” sta a significare che ci apparteniamo anche l’un l’altro. Ogni uomo è mio fratello.
    Ecco che tutte le dissonanze della vita quotidiana si risolvono in accordo.
    Tutti apparteniamo, ma non siamo schiavi se scegliamo, di appartenere non al mondo “siete in questo mondo ma non siete di questo mondo”, ma a Colui che ci ama così tanto da conservare questo amore anche quando lo rifiutiamo.

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  4. Quando entro al betanias bar, mi balza sempre all’occhio la scritta bianca sull’ insegna blu..
    ”Insieme, in compagnia e amicizia con Gesù”
    E’ proprio vero, Maurizio, poche e semplici parole che racchiudono un Dono grande.
    Penso anche a un Gesù che con sguardo amichevole, guarda uno dopo l’altro ognuno di voi, cogliendo quel gesto, quel sorriso o quella cortezza che sapete offrire ogni volta che ci si incontra.

    ”Perche’ dove sono due o tre riuniti nel mio nome, li sono io in mezzo a loro” (Mt 18, 20-21)

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