Quarta Domenica di Quaresima: omelia

4034OP16562Il cammino verso la Pasqua avanza veloce

la Parola di Dio incalza il nostro passo incerto

e ci aiuta a riscoprire la bellezza di una vita spirituale

ci aiuta a ritrovare le ragioni più intime della Fede

che ogni giorno devono diventare il nostro modo pratico di esistere e di amare.

Gesù manifesta la sua Presenza attraverso

parole, gesti e miracoli che indicano all’uomo

orizzonti nuovi e diversi di vita e di libertà.

(ricordiamo volentieri l’incontro con la Samaritana)

Oggi il vangelo ci riporta la cronaca

di un Incontro che trasforma dal di dentro l’esistenza di un uomo cieco dalla nascita.

 

L’incontro inizia –ed è bellissimo- da uno sguardo

Passando, il Signore Gesù, vide un uomo cieco dalla nascita.

 

Io qui mi fermo. Faccio un respiro profondo e sorrido.

Dobbiamo entrare dentro a questa prospettiva:

Dio passa vicino alla tua esistenza

e Dio vede la fatica che è stretta al tuo cuore.

Davanti a Dio tu non sei semplicemente un cieco

un uomo o una donna qualunque

un povero mendicante o un ricco sfondato.

Davanti a Dio tu sei una persona da guardare e da amare.

A Dio non interessa ciò che interessa agli uomini

a Dio interessa il dolore e la fatica che l’uomo porta dentro di se.

Il cieco vive la sua solitudine ai bordi della strada

schiacciato ed emarginato dall’ignoranza culturale.

Non vede ma il suo cuore sente

vive l’imbarazzo di una diversità

la desolazione di un abbandono

l’isolamento da ogni affetto e sentimento.

Attorno a questo uomo cieco dalla nascita

c’è uno spreco assurdo di parole e di giudizi.

Tante chiacchiere. Inutili. Come spesso accade anche oggi.

Pensate alla domanda dei discepoli:

Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?

 

Davanti a una sofferenza l’uomo pensa al peccato. Pensa al castigo. Ma così non è.

Il cieco non ha detto e non ha chiesto nulla a Gesù.

E’ lì in silenzio. Raccolto nella sua povertà.

Stretto nei panni sporchi della sua invisibile identità.

E Gesù prende l’iniziativa. Fa il primo passo.

Decide di riconsegnare dignità a quell’uomo.

Non le chiacchiere che sollevano la polvere dalla terra

ma un gesto che guarda diritto all’umanità ferita di un uomo.

Nasce così il miracolo. Il segno di quel fango spalmato sugli occhi del cieco.

Un gesto che immaginiamo pieno di tenerezza e di bontà.

Immagino una carezza (non uno schiaffo) sugli occhi di quel cieco.

Gesù viene incontro alla nostra incapacità fisica e spirituale

ci accarezza gli occhi con il fango della sua infinita misericordia

e ci restituisce una vista, un volto raggiante, un sentimento pulito

una capacità sempre coraggiosa di andare avanti, oltre i bastioni dell’indifferenza.

Ero cieco e ora ci vedo.

Questa è la testimonianza della Fede.

Uno stupore che si accende dentro al cuore

e rianima i sentimenti e ti fa dire ciò che hai vissuto.

Uno stupore che ti rende capace di conoscere il Volto bello di Gesù.

Tu credi nel Figlio dell’uomo?

E chi è, Signore, perché io creda in lui?

Lo hai visto: è colui che parla con te.

Ed egli disse: Credo, Signore!

 

Nel nostro cammino spirituale dobbiamo ritrovare lo Sguardo di Gesù

e imparare ogni giorno a tenere alzati i nostri occhi verso il suo Volto:

Il Signore parlava con Mosè faccia  a faccia,

come uno che parla con il proprio amico.

Anche noi come Mosè. Faccia a faccia. Amico – amico.

Una parola che entra nel Mistero profondo della tua esistenza.

Una domanda che ti si posa delicata e puntuale sul cuore:

Tu credi nel Figlio dell’uomo?

don Fabio

2 pensieri su “Quarta Domenica di Quaresima: omelia

  1. Di questa parola mi fanno impazzire tre cose.
    Anzitutto che questo fatto eccezionale, questo miracolo venga risolto da Giovanni nel giro di tre verbi: “andò, si lavò e tornò che ci vedeva.”
    Voilà! Robetta da niente. Come a dire: che ci vuole a guarire? Ma a salvarsi è tutta un’altra storia!

    E infatti ecco il secondo punto: il cieco ora vede, ma la sua cecità interiore non è sparita!
    Ha bisogno di un percorso di illuminazione, di Salvezza che viene esplicitato anche qui in tre risposte alla stessa domanda: Chi è Gesù? “Non lo so.” “E’ un profeta!” “Io credo Signore”.

    E infine: i farisei che si perdono in un mare di discussioni e dimenticano il fatto straordinario: un cieco nato ha riacquistato la vista! Cosa mai udita “da che mondo è mondo!”
    Forse ha ragione Giovanni: i miracoli sono così piccoli e frequenti che è durissimo accorgersene e farne memoria.

    Gabriele

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  2. Ecco un altro incontro.
    Ancora una volta Dio si fa prossimo all’uomo.
    E anche questa volta l’uomo si lascia incontrare, si rende docile, si lascia ADDOMESTICARE!

    Scriveva de Saint-Exupéry
    “Che cosa vuol dire ?”
    “Vuol dire … Se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò’ per te unica al mondo”.

    Signore,
    sarò anche un cane sciolto,
    ma fa’ che io mi addomestichi alla Tua Parola.

    "Mi piace"

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