Un nuovo sguardo sull’uomo. Il significato del lavoro.

Charles_peguySolo due parole sulla Catechesi di Quaresima preparata dal diacono Massimo Tallarini e tenuta in SS. Pietro e Paolo il 15 marzo. A tema “Un nuovo sguardo sull’uomo”. Ecco dove è possibile scaricarne il testo:   http://www.chiesadisaronno.it/?page_id=1158

Del programma, così articolato e variegato, proponiamo questo brano su un tema che interessa particolarmente noi del Betania’s: questo benedetto lavoro.

“…lo sviluppo economico, sociale e politico ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità.” (Benedetto XIV, Caritas in Veritate, 34)  

La gratuità allarga la ragione economica, perché persegue un lavoro ben fatto, prima ancora del suo valore di scambio. Basti pensare a come i nostri artigiani rifiniscano le parti, anche non visibili, dei loro manufatti.

Essere contemporanei, parlare di concetti contemporanei non è un fatto che appartiene necessariamente all’oggi, ma al momento in cui viene vissuto. Così nel 1914 Péguy espresse una semplice definizione di quello che è e dovrebbe essere il vero significato del lavoro. Ed è qualcosa di straordinariamente contemporaneo. 

“Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali.

E sono solo io – io ormai così imbastardito – a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era allora neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto”

Charles Péguy – L’argent – 1914

Una curiosità: la mamma di Péguy era impagliatrice di sedie.

 Il principio delle cattedrali.

duomoEra il lavoro in sé che doveva essere ben fatto. Cento anni fa, appunto, con Péguy. Seicento anni fa per la costruzione delle cattedrali. Le guglie del Duomo di Milano, per esempio, raggiungono i 100 metri di quota eppure sono letteralmente cesellate di minutissimi particolari. Chi contribuiva alla Cattedrale aveva il gusto dell’opera perfetta, perché sapeva che il frutto del proprio lavoro era davanti a Dio, come percorso di compimento, prima e in misura maggiore rispetto al riconoscimento degli uomini.

Il ritratto, in apertura dell’articolo, è di Charles Péguy.

Un pensiero su “Un nuovo sguardo sull’uomo. Il significato del lavoro.

  1. Il brano di Peguy mi ha colpito molto, perchè parla della realtà che vivo ogni giorno.
    La riflessione biblica sul lavoro parte da un fatto importantissimo: la Creazione non è compiuta. Quindi il lavoro dell’uomo, di ogni uomo, è un contributo al compimento del Creato.
    Bellissimo! Lo spazzino, l’ingegnere, l’avvocato, l’operaio: perchè devono farsi il mazzo diverse ore al giorno? Per rendere migliore questo mondo!

    La triste contrapposizione operai/padroni che ancora oggi guida le discussioni in ogni ufficio e in ogni fabbrica svilisce, perverte questo pensiero.
    L’uomo diventa un mero “prestatore d’opera”. E come tale, tende a impegnare il meno possibile in quell’opera finalizzata principalmente al percepire un salario: meno tempo, meno intelligenza, meno passione. Il luogo del lavoro si svuota così di vita, di missione, di vocazione.
    “Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto”
    Oggi invece si gioca a nascondersi. Si punta al ribasso. Si confondono diritti e doveri.

    Ma è una storia già vista: l’ideologia che commette letteralmente un omicidio. Perchè uccide l’umano.
    L’ideologia separa l’uomo dalla sua opera e restituisce solo quest’ultima. E di essa ne fa a volte feticcio, a volte strega da bruciare sul rogo.

    Gabriele

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