Dopo l'”Addio monti”. Addio Itaca * 1

Dedicato a Montigiusi e al suo blog amico: https://anothersea.wordpress.com/

La nostalgia: prima la nostalgia di casa.

Quasi subito un’altra, sollecitata, risvegliata, riconosciuta grazie al Capitano. Capitano mio Capitano. Quella nostalgia più evoluta, acuta e coraggiosa che si può provare per quell’Infinito (Dantesco) da cui proveniamo.

Itaca di Lucio Dalla

Odissea_21Itaca, Itaca, Itaca
la mia casa ce l’ho solo là.
Itaca, Itaca, Itaca
ed a casa io voglio tornare
dal mare, dal mare, dal mare.

Capitano, che hai negli occhi
il tuo nobile destino,
pensi mai al marinaio
a cui manca pane e vino?
Capitano, che hai trovato
principesse in ogni porto,
pensi mai al rematore
che sua moglie crede morto?
Capitano, le tue colpe
pago anch’io coi giorni miei
mentre il mio più gran peccato
fa sorridere gli dei.
E se muori, e’ un re che muore,
la tua casa avrà un erede,
quando io non torno a casa
entran dentro fame e sete.
Capitano, che risolvi
con l’astuzia ogni avventura,
ti ricordi di un soldato
che ogni volta ha più paura?
Ma anche la paura, in fondo,                                                 
mi da’ sempre un gusto strano.
Se ci fosse ancora mondo
sono pronto: dove andiamo?

La canzone è da sentire e ascoltare. Il finale è pregnante: suggestive le pause e l’esitazione, più del “cantato” esprimono ciò che si può fare a meno di commentare. Anche se la fantasia, per sbrigliare, ha bisogno di irrinunciabili realtà.

Ascoltiamola:

 

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