La saggezza dei vecchi e “Il ragazzo della via Gluck”

celentanoStasera al “Betania’s” si propone uno dei pezzi forti del bar: si ritrovano fianco a fianco quei due che si dilettano a definirsi come “vecchi dentro” (ma lo crederanno veramente?), Maurizio e “l’esperto della canzone del Betania’s”; il barista si frega le mani: capannello già pronto a formarsi e spettacolo – e consumi- assicurati. E si parte alla grande! Maurizio, che sta per sfoderare il richiamo culturale, ha appena dichiarato che “è vecchio dentro, ma che non ci sta dentro”, ed all’esperto della canzone non sembra vero: qualche dotto richiamo e poi certo arriverà la cantata.

Ed ecco “il pezzo da novanta” di Maurizio: Alessandro Manzoni, l’addio ai monti sorgenti dall’acque ed il “dovizioso ritorno”!

Vabbè… l’esperto della canzone non è proprio quello che ti ascolta mentre declami integralmente un poema, però parte in quarta su quello che lo colpisce….il “dovizioso ritorno”.

E guarda un po’, proprio Maurizio ha preparato la rampa di lancio, affermando che “si parte per preparare accuratamente un ritorno. Accuratamente”.

Ed ecco che l’esperto della canzone del Betania’s sfodera non solo uno, ma addirittura due dei suoi pezzi forti, perché, quando non canta, nei discorsi richiama la “saggezza dei vecchi” cui attinge.

“Eh no, caro Maurizio. Il Manzoni ti sta ingannando, o forse ti stai “ingannando” tu, perché qui è tutta questione di “visuale”; il Manzoni ti sta rappresentando “solo” la partenza (o meglio, “una” partenza: le partenze possono essere diverse, per differenza di motivi o di tempi di lontananza ).

Giustamente ci trovi l’auspicio del “ritorno accuratamente progettato”, con quei “sogni della ricchezza” che “si disabbelliscono” tanto da far rischiare di tornare “indietro, se non pensasse che un giorno tornerà dovizioso” col pensiero verso “la casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso e che comprerà tornando ricco a suoi monti”. Piace anche a me, e mi colpisce.

Ma siamo proprio sicuri che ci sarà un ritorno, o meglio, che sarà un ritorno?

Perché i proverbi (la “saggezza dei vecchi”) ci dicono un’altra cosa: “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non quello che trova”! Non parla di ritorno, c’è un biglietto di sola andata: hai scelto una strada e la intraprendi. Poi segui le tappe, e probabilmente prevedi che una tappa ti possa ricondurre dov’eri prima. Ma, più che un ritorno, è una tappa della nuova strada.

E vale per tutti, non solo per i “giovani che tirano fuori i polmoni”…..

E poi c’è “Il ragazzo della via Gluck”, uno dei più grandi successi di Adriano Celentano che sembra riprendere l’addio ai monti.

Celentano canta di un ragazzo “nato per caso in via Gluck, in una casa fuori città” che “un giorno disse “vado in città” e lo diceva mentre piangeva”; e mentre spiega all’amico che “è una fortuna per voi che restate” già prefigura il “dovizioso ritorno” (“ma verrà un giorno che ritornerò ancora qui”).

E il dovizioso ritorno sembra arrivare: “passano gli anni, ma otto son lunghi, però quel ragazzo ne ha fatta di strada, ma non si scorda la sua prima casa, ora coi soldi lui può comperarla”.

Ma …“torna e non trova gli amici che aveva, solo case su case, catrame e cemento”.

Morale della favola? Siamo sicuri che c’è un “ritorno”, intendo un ritorno a quanto conoscevamo? possiamo prefigurarcelo quando partiamo, qualsiasi sia il lasso di tempo di lontananza?

Oppure, più semplicemente, ha ragione il proverbio, e dovremmo abituarci a pensare che, scelta una strada ed incominciato a percorrerla, la lontananza cambierà la mia vita durante il percorso …. sapendo che anche quello che conoscevo nel frattempo sta probabilmente cambiando/evolvendo senza di me? o vogliamo illuderci che non sia così?

Qui non è questione di “partenza e ritorno”, di “vecchi dentro” o di “giovani che tirano fuori i polmoni”: è questione di “strada” e di visuale della strada. E tutti percorriamo strade, sia chi parte, sia chi “resta”.

Molte scelte sottintendono una possibilità di “lasciare la strada vecchia per la nuova” da cui scaturirebbero conseguenze rilevanti, e non ci sono età in cui puoi scegliere ed altre in cui puoi permetterti di astenerti da una scelta.

E, per le scelte, l’importante sarà avere la visuale più ampia e “doviziosa” possibile della strada.

Potrebbero aspettarci una città dove “in centro io respiro il cemento”, una pianura verdeggiante o dolci colline, montagne aspre da scalare ma con ruscelli dissetanti, o anche un burrone dove basterebbe sporgersi per scorgere qualcosa di meraviglioso ed alla nostra portata.

Questione di visuale, appunto, fondamentale per decidere “accuratamente” quale strada percorrere. “Accuratamente”.

Stefano Vanoli

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