Famiglia come soggetto di evangelizzazione: alcune suggestioni

famiglia-barbapapa-coloratoUn paio di settimane fa, un gruppo di famiglie si è trovato per riflettere sulla propria esperienza e per condividere gioie e fatiche dell’essere famiglie cristiane oggi.

A stimolare la discussione era con noi Mons. Delpini. Il quale ha buttato sul tavolo un tema bomba: la famiglia come soggetto di evangelizzazione. Ovvero: la famiglia contribuisce alla diffusione del Lieto Annuncio? 

Dopo qualche attimo di stordimento, ecco di nuovo fluire le esperienze di ognuno. Dubbi e pene concrete. Impastate di amore e quotidianità. Insomma, poca teoria e molta realtà. Carne e sangue offerti più o meno consapevolmente al Maestro.

Ecco di seguito alcune suggestioni.

Gabriele Guzzetti

  1. È opportuno chiarificare che cosa si intende per famiglia-soggetto (si intende la famiglia in quanto famiglia, non tanto quello che ciascun membro può fare “in parrocchia” per sostenere attività pastorali)
  2. È opportuno chiarificare che cosa si intende per evangelizzazione (si intende l’aiuto al cammino di fede, non qualsiasi cosa buona)
  3. Il discorso si è concentrato molto sulle dinamiche interne della famiglia, cioè sulle forme con cui i genitori credenti aiutano il cammino dei figli. Ne sono emersi spunti importanti:
  • L’impostazione “famiglia soggetto di evangelizzazione” è provvidenziale e capace di operare una “riforma” della proposta pastorale, evitando che la pastorale diventi una impresa organizzativa istituzionale complicata di organismi incaricati di complicarsi la vita (organismi parrocchiali, interparrocchiali, consigli, commissioni, ecc)
  • L’impostazione “famiglia soggetto di evangelizzazione” mette l’accento sul modo di condividere la fede e di renderla persuasiva perchè pratica la strada degli affetti. Per affetti si intendono sia gli affetti parentali (genitori-figli) sia gli affetti amicali (il gruppo persuade alla pratica cristiana). Altre strade (intellettuale, disciplinare, ecc) non sembrano produrre molto frutto.
  • Il “linguaggio” dell’evangelizzazione che si pratica in famiglia (gli affetti) parla la lingua dei fatti, della pratica esemplare, della testimonianza nel vissuto, più che del discorso. In particolare è rilevante il modo di vivere la domenica, in particolare la Messa domenicale. Il ritmi della vita familiare nei giorni della settimana non sembrano dominabili per consentire pratiche religiose che si aggiungano ai molti impegni ordinari. La proposta della parrocchia sembra talora ignorare i ritmi ordinari della vita di casa (cfr proposta della via crucis in orari difficili da praticare).
  • L’educazione alla fede comporta il rispetto della libertà dei figli: di fronte a forme di disinteresse verso la pratica religiosa che cosa devono fare i genitori? Ci si orienta a lasciare che ciascuno faccia la sua scelta.

4. Qualche cenno si è fatto alla possibilità che la famiglia sia soggetto di evangelizzazione anche nei confronti dell’ambiente esterno (il luogo dove si abita). A questo proposito sono stati fatti alcuni rilievi:

  • I rapporti tra famiglie amiche sono di grande aiuto nel perseverare nella fede e nella pratica cristiana, non solo per le coppie, ma anche per i figli che coinvolti negli incontri di famiglia possono stringere buone amicizie
  • La visita alle famiglie (per la preparazione al battesimo, ecc) rende possibile offrire una testimonianza che avvicina altre famiglie alla vita della comunità; ci sono famiglie predisposte e desiderose di essere aiutate nel recuperare un cammino di fede e altre famiglie che manifestano chiaramente disinteresse di fronte ad ogni proposta.
  • Il vicinato (condominio, cortile, quartiere) non sembra essere un contesto favorevole all’evangelizzazione: i rapporti si stabiliscono in modo più elettivo (scegliendo di stabilire e mantenere rapporti di condivisione con famiglie amiche anche se non abitano vicino) che determinato dalla vicinanza spaziale.
  • Il trovarsi nelle case per momenti specifici (per es: gruppi di ascolto) è un elemento di evangelizzazione perché incrocia anche la vita dei figli e degli amici, fidanzati/e dei figli.

5. Qualche rilievo critico è stato fatto su come i preti/la parrocchia considera la vita familiare, osservando come i preti, vivendo soli e vivendo a tempo pieno per la parrocchia, non si rendano conto di che cosa possa comportare la dinamica familiare. Talora la proposta convoca “in parrocchia” in modo eccessivo, occupando molto del tempo che dovrebbe essere dedicato alla famiglia per le persone che hanno a cuore la vita della comunità parrocchiale.

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