Quinta e sesta Domenica di Quaresima: omelie

graffitoSiamo vicini alla Pasqua.

I passi sono pochi. Il tempo è prossimo.

I sentimenti crescono intensi dentro al cuore.

L’orizzonte si allarga e sentiamo già

la voce della folla e il grido di un popolo.

La Pasqua di Gesù ci restituisce una carica

straordinaria e percepibile di umanità.

Il vangelo che abbiamo appena ascoltato

ci aiuta a capire la tensione umana

che abita inesorabilmente ogni sentiero della Fede.

Colui che tu ami è malato.

E Gesù disse: Lazzaro, il nostro amico,

si è addormentato; ma io vado  a svegliarlo.

 

Il racconto di questo Vangelo ci fa capire

l’umanità fresca di Gesù

i tratti belli del suo modo di voler bene

l’intensità di relazioni e di affetti che lo rendono sensibile

il volto che si commuove e lo scoppio di un pianto.

Oggi dobbiamo fermarci davanti a questa trasparenza di umanità

un intreccio di sentimenti e di emozioni che emergono senza esitazione.

Gesù si immerge nella sofferenza e nella morte dell’uomo

non rimane estraneo / perché Dio ha un cuore

piega le sue ginocchia e mangia la polvere che mangiamo anche noi.

Io credo che questa immagine così squisitamente umana di Gesù

deve risvegliare e rinnovare qualcosa di profondo nella nostra vita

ci deve aiutare a trovare un modo bello di essere uomini, donne, figli, amici.

Lo stupore cresce. Gesù va avanti. Ha una meta da raggiungere.

Ha una Parola da sbriciolare e da rendere ancora credibile.

Una Parola che guarda avanti e allarga l’orizzonte della speranza:
Io sono la risurrezione e la vita;

chi crede in me, anche se muore, vivrà;

chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?

Gesù chiede l’impossibile

chiede un gesto che va oltre

un gesto che non si ferma davanti a nulla: Togliete la pietra!

 

E’ bellissimo questo passaggio. Imponente e coraggioso.

C’è una pietra che tiene nascosta/legata la vita.

Una pietra che deve essere tolta immediatamente

perché il respiro dell’uomo possa uscire verso la libertà.

E penso alla nostra esistenza.

Penso alle vicende del mondo in questi ultimi tempi.

Quante pietre. Quante ingiustizie. Quante resistenze.

Quanti egoismi. Soprusi. Quanta crudeltà. Quanto malessere.

Togliete la pietra! Togliete di mezzo ciò che stringe la libertà

e ciò che toglie dignità alla vita dell’uomo e dell’umanità.

Togliete l’arroganza che storpia la bellezza.

L’egoismo che fa asciugare il cuore.

Il giudizio che condanna l’innocenza.

Il risentimento che divide gli affetti.

Questo grido di Gesù –togliete la pietra!-

risuona attuale nei solchi delle nostre precarietà (umane/affettive e spirituali).

Il miracolo è un grido. Una voce assordante che attraversa i secoli. E raggiunge l’Infinito!

Una pietra che si frantuma. Si divide per aprire un orientamento nuovo.

Sono questi i tratti meravigliosi del miracolo: Lazzaro, vieni fuori!

L’amore vince sulla morte. L’amore vince su ogni realtà di morte.

L’amore vince sulla tua morte. E vince sulla tua solitudine.

La Fede si articola così: uscire, venire fuori, andare oltre la pietra.

Alla ricerca di una Terra Promessa, la terra che  il Signore Dio

aveva giurato ai nostri padri di darci.

 

Mi piace infinitamente questa immagine che dice così:

oltre la pietra che ti senti pesare addosso

c’è una via di uscita

c’è un orizzonte pieno di desiderio

c’è un modo giusto di essere uomini e donne

c’è una terra buona che Dio ha preparato per te.

Oltre la pietra c’è la tua libertà e c’è la libertà di una intera umanità.

PALME2015

 

Siamo sulla soglia della porta grande di Gerusalemme.

All’inizio di una strada dolorosa e miracolosa.

Una strada che attraversa la città dell’uomo

si inerpica –sale- per i sentieri più tortuosi della nostra indifferenza

penetra i terreni più ostinati e aridi delle nostre relazioni

e sale in alto fino al Calvario.

 

Le parole di Isaia sono taglienti e drammatiche nella loro verità

ci fanno toccare con la sensibilità del cuore

l’essenza più profonda della nostra Fede Cristiana.

Il nostro Dio Onnipotente è un Dio Crocifisso:

Disprezzato e reietto dagli uomini,

uomo dei dolori che ben consoce il patire,

come uno davanti al quale ci si copre la faccia;

era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Un Dio condannato. Un Dio schiacciato dalla prepotenza.

Un Dio umiliato, beffeggiato, spogliato e ucciso. Una assurda crudeltà.

La potenza dell’amore si colloca esattamente qui:

nel crocevia del Calvario è innescato il germoglio di una nuova umanità.

La nostra Fede ha bisogno di conoscere

questa realtà che è costitutiva e indissolubile.

Non possiamo dissociare il nostro Credo dal Crocifisso.

Non possiamo passarci sopra. Non possiamo fare finta che non c’è!

Dobbiamo guardare in faccia a questa realtà

e, forse, dobbiamo metterci la faccia e il cuore:

quel Volto lì … ci chiede la vita, ci chiede tutto!

Ce lo ricorda bene la lettera agli Ebrei:

avendo deposto tutto ciò che  di peso e il peccato che ci assedia,

corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,

tenendo fisso lo sguardo su Gesù,

colui che dà origine alla fede e la porta a compimento!

Nel Vangelo c’è un atteggiamento che a me piace molto

e che dovrebbe diventare la modalità attraverso la quale vivere la Pasqua.

Nel Vangelo c’è lo sguardo di una donna. Uno sguardo che precede l’aurora.

Lo sguardo di Maria. Una donna semplice. Un cuore veramente puro.

Questa donna compie un gesto che anticipa la Pasqua.

Un gesto che ha dentro uno sguardo orientato al futuro.

E la cosa che più mi sorprende e mia incanta

davanti a questa donna è la sua forza interiore.

E sinceramente mi domando se io ho una forza interiore.

Mi chiedo se nella mia vita esiste uno sguardo trasparente come il suo.

Cosa succede? Succede che il silenzio dell’amore vince.

Il contesto vero è quello di una situazione di grande tensione.

Nell’aria si respira un clima molto pesante

la condanna già pende definitiva sulla pelle viva di Gesù:

I capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine

che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse,

perché potessero arrestarlo.

 

Maria passa sopra a tutto e a tutti. Questa è la sua grandezza.

Maria passa sopra e arriva al cuore di Gesù. Arriva dove nessuno arriva!

E’ come se questa donna semplice avesse già capito tutto.

E compie quel gesto che io adoro avendo essa già raggiunto il Mistero Pasquale.

Il gesto è un rito meraviglioso e commovente.

Questa donna che si mette ai piedi di Gesù.

I piedi che da lì a poco saranno trapassati dai chiodi.

Trecento grami di profumo di puro nardo. Il più prezioso:

ne cosparse i piedi di Gesù, pi li asciugò con i suoi capelli,

e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

 

Questa è una scena straordinariamente umana e divina.

Maria ha capito. E Gesù ha capito il gesto di quella donna.

Il profumo è la Pasqua. Il profumo che riempie la casa è l’amore.

Il profumo è il Mistero di Dio che entra nella storia

e diventa il segno di una Presenza autentica

la presenza del Figlio che offre la sua vita per garantire la vita all’uomo.

Il profumo che oggi Maria regala anche a noi

è l’amore che vince in ogni nostra piccola realtà

l’amore di Gesù che guarda dentro la nostra vita

e conosce ogni desiderio,  ogni sentimento e ogni paura.

Forse anche noi dobbiamo trovare uno sguardo puro come quello di Maria

un gesto semplice come il suo capace di entrare dentro all’amore di Gesù.

Oggi sentiamo la necessità di metterci ai piedi di Gesù insieme a questa donna

sentiamo la necessità di rimanere uniti e solidali nella sua Passione

per trovarci uniti e solidali  nell’aurora del terzo giorno!

Uniti e solidali, oggi e sempre, nel profumo che ci salva: l’Amore!

don Fabio

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