Venerdì Santo: omelia

20150225_174339Che farò di Gesù, chiamato Cristo?

Sia Crocifisso! Ma che male ha fatto?

Sia Crocifisso!

Questa è la condanna perentoria del Venerdì Santo.

Una condanna che si rinnova ogni anno, ogni giorno,

quando sentiamo di uomini e di donne

che vengono perseguitati a causa del Vangelo,

messi contro il muro dell’ingiustizia e dell’ignoranza

uomini messi in Croce e spogliati dello loro dignità.

Uomini umiliati, percossi, derisi e traditi.

Uomini e donne uccisi come Gesù Cristo!

Il cammino faticoso della croce non finisce mai

non esaurisce la sua corsa

è sempre un percorso in divenire

un sentiero che accompagna la speranza e la libertà.

Ogni umana esistenza è incarnata dentro alla sofferenza di Cristo;

nella sua croce ci sono le schegge della nostra indifferenza

i chiodi dell’egoismo che ci tiene stretto il cuore e chiuse le mani

le piaghe e le ferite meschine dei nostri tradimenti e delle nostre infedeltà

il volto tumefatto dei poveri e degli esclusi che, senza pietà,

abbiamo abbandonato alla periferia dei nostri pensieri e sentimenti.

Nella Croce nobile di Cristo è impresso il male

che esce dal nostro cuore e divide la storia.

Se siamo qui, oggi, in questo venerdì Santo,

in ginocchio e silenziosi davanti al Crocifisso

è perché sappiamo che solo da questa realtà

può rinascere la vita

può avere senso un futuro

e può esistere e prendere forza

ogni frammento della nostra carne

e ogni sottile espressione del nostro respiro.

Davanti al crocifisso contempliamo e ammiriamo

il Mistero estremo, generativo e creativo dell’amore:

Egli si è caricato delle nostre sofferenze,

si è addossato i nostri dolori;

e noi lo giudicavamo castigato,

percosso da dio e umiliato.

Egli è stato trafitto per le nostre colpe,

schiacciato per le nostre iniquità.

Davanti a questo Mistero  ogni uomo vive la sua povertà

e riconosce la forza nuova di un abbraccio

che scende dalla croce e arriva fino a te

un abbraccio eterno, un abbraccio immenso e universale.

L’abbraccio della Redenzione

che prende dentro ogni piega sottile dell’umanità.

La redenzione di Cristo che vince, anche oggi,

l’ignoranza e la tristezza del mondo. Un abbraccio stretto alla tua pelle!

Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce,

confidi nel nome del Signore, si affidi al suo Dio.

 

Donne e uomini, ragazzi e giovani, papà e mamme, amici tutti,

oggi è ancora il giorno della nostra Redenzione

è il tempo ancora fecondo per i nostri cuori affaticati e disabitati

è il tempo di una Gioia nuova che, ancora un volta,

ci sorprenderà nel cuore della notte!

Il velo del tempio si è squarciato, da cima a fondo,

la terra ha tremato sotto i nostri piedi inquieti.

Le rocce si sono spezzate come il pane.

La vita, oggi, ha già vinto.

La vita, oggi, è già entrata nella tua vita.

la speranza è scesa dalla croce:

Davvero costui era Figlio di Dio!

 

A noi oggi è chiesta la Fede. Dobbiamo dare la vita.

Come Cristo. Senza riserve. Senza misure a metà.

Senza interessi. Senza ricevuta di ritorno.

L’amore è l’amore. L’amore è tutto.

Una vittoria piantata sul mondo.

Una verità che trapassa le ossa.

Un dono senza tornaconto!

don Fabio

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