Paperoga’s style. Trasgredire le regole.

Le cose belle della vita,images

oltre ad essere illegali, 

immorali

e far ingrassare, sono anche care.

Il solito Paperoga. Che recita un’ode stravagante alla Virtù Cardinale della Temperanza. “Non seguire le passioni: poni un freno ai tuoi desideri” (Sir 18,30).

Nell’articolo che proponiamo, preso da Cittanuova, Elena Granata propone invece un’ode all’eccezione alle regole.

E’ divertente la proposta educativa di “un’eccezione che dia valore al nostro essere educati nel linguaggio, consumatori responsabili, virtuosi nel cibo, scrupolosi igienisti, tutto il resto dell’anno.”

Ode all’eccezione (alla regola)

Sono le eccezioni che rendono più umane le nostre vite. Perché se è vero che abbiamo bisogno di regole e di abitudini che ci rassicurino del regolare corso delle nostre vite, sono le eccezioni le spezie che le rendono sapide. Basta saperle dosare, con intelligenza e creatività, come in cucina. Nella mia esperienza quotidiana, soprattutto con i figli, le eccezioni sono il contrappunto più divertente e la fonte di relazione più ricca. In molte cose in casa vale la regola del “quando ci vuole, ci vuole”, adottata nell’uso delle parolacce. Più o meno l’accordo fatto in famiglia suona così: «Allora, ragazzi, in generale in casa non diciamo le parolacce. Perché non è elegante avere un linguaggio volgare, perché tutti le dicono senza pensarci, perché possono ferire gli altri. Tuttavia, ci sono situazioni in cui una parolaccia può essere necessaria. Ecco, ragazzi, in quei casi, ragazzi… non potete non dirle!». È la pedagogia del “ci sono casi in cui non puoi non…”. Mi sono accorta che la licenza di dirle in caso di necessità libera dal bisogno di usarle fuori casa o di nascosto. Infatti, il problema non è vietare ma insegnare a interiorizzare autonomia e responsabilità. Così in mille occasioni, l’eccezione (la futile eccezione) è generativa. Penso alla gioia dei miei figli di fronte all’ipotesi di un pranzo insieme al (non proprio salutare) McDonald o alla soddisfazione di mia figlia più piccola quando è riuscita a portarmi un sabato pomeriggio nel centro commerciale più sfavillante della città. Dire qualche volta ai figli, assidui lavatori di denti, «stasera vietato lavare i denti, è troppo tardi e siete troppo stanchi», vale più di 365 «lavati i denti» serali. I bambini imparano presto a giocare tra regole ed eccezioni, la cosa è più difficile per gli adulti. “Io son quello che mai…” è il modo più facile che abbiamo per avere conferma di ciò che siamo o pensiamo di essere. E i più virtuosi, i più coerenti, sono quelli che più faticano a contraddire l’immagine che nutrono di sé, con il rischio di diventare rigidi. Ma che ricchezza è l’eccezione quando diventa spazio di relazione con l’altro e occasione per sovvertire sé stessi! Quanto ho apprezzato quel collega, tutto salubrità e bicicletta, che sapendomi in difficoltà ha preso l’auto per portarmi al treno, dopo una riunione di lavoro. Senza tralasciare di dirmi: «E sai che io non prenderei mai l’auto in città!». È l’eccezione che dà valore al nostro essere educati nel linguaggio, consumatori responsabili, virtuosi nel cibo, scrupolosi igienisti, tutto il resto dell’anno.

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