Possiamo non dirci cristiani? Certo che sì!

foto_7Oggi ho ricevuto da un carissimo amico questo comunicato della giunta saronnese. E mi sono sentito un po’ stilita.

Non sapete chi sono gli stiliti? Gente simpatica! Accade che tra il IV e il V secolo il Cristianesimo passi da essere motivo di condanna a morte a religione di stato. Un gruppo di cristiani non ci sta. E sceglie la via del martirio volontario. Monaci nel deserto che trascorrono la vita in cima a una colonna, contestando l’opportunismo di chi il giorno prima è carnefice e il giorno dopo si fa strenuo baluardo. Santi asceti, che scagliano le proprie feci addosso a chi si avvicina per curiosare.

Ecco, di fronte all’equilibrismo del testo “Possiamo non dirci cristiani?” provo lo stesso smarrimento piccato. E mi viene una gran voglia di issarmi su di una colonna.

Lo scritto è un’evidente (e subdola) captatio benevolentiae pre-elettorale.

Il titolo ammicca a noi cattolici e il contenuto dello scritto è abilmente cosparso di fumo.

Ma l’arrosto è: possiamo non dirci cristiani, visto che i cristiani oggi sono vittime di persecuzione? Così come possiamo non dirci Charlie, quando Charlie è stato oggetto di persecuzione? Possiamo non dirci vittime, quando il troppo zelo religioso uccide? (quindi cari amici, siate cristiani ma non troppo)

Mi dispiace. Sarò pure gestore di un bar (virtuale), ma questa “non me la bevo”.

Non possiamo non dirci cristiani perchè SIAMO cristiani. Perchè la nostra cultura è cristiana. Perchè i nostri valori (che lo vogliamo o no) hanno una chiara matrice cristiana. Perchè gli ospedali sono un’invenzione cristiana. Perchè l’amore per i bambini è un’invenzione cristiana. Perchè il sogno romantico di una vita insieme è una invenzione cristiana. Perchè la compassione che proviamo per un povero o per un emarginato è una invenzione cristiana.

Non possiamo non dirci cristiani perchè siamo alberi che affondano le radici nella terra nutriente del Cristianesimo.

Non possiamo non dirci cristiani perchè, in fondo in fondo, nella nostra incredulità proviamo ogni giorno a rimetterci alla sequela del Cristo.

Non perchè siamo uguali nella sfiga a qualcun altro.

E scusate se è poco!

Gabriele Guzzetti

4 pensieri su “Possiamo non dirci cristiani? Certo che sì!

  1. NON POSSO NON DIRMI CRISTIANA PERCHE’ CRISTO E’ PRESENTE QUI E ORA E IO L’HO INCONTRATO E LO INCONTRO TUTTI I GIORNI DENTRO LA REALTA’.
    CIAO E GRAZIE. GEMMA

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  2. Propongo questo articolo di Giuliano Guzzo del 4 maggio.
    Celebra Re Baldovino: cristiano per davvero!

    “Vale più la poltrona o la coscienza? La condotta di molti, oggi, purtroppo non lascia dubbi. Anche per questo l’esperienza di Re Baldovino (1930-1993) del Belgio merita di essere ricordata: correva l’anno 1989 e le Camere del Belgio avevano approvato un disegno di legge che depenalizzava l’aborto entro le prime dodici settimane di gravidanza e che, pertanto, abbisognava di essere promulgato. Da chi? Dal Re, ovviamente. Che però, da cristiano vero, non poteva mettere il proprio nome su una legge simile. Baldovino non volle sentire ragioni e per poco non si sfiorò la crisi istituzionale, evitata solo grazie ad un compromesso che però, in realtà, non fu compromettente per la coscienza del Re: costui, infatti, venne esautorato dai poteri regali per un giorno in modo tale che fosse lo stesso Parlamento a promulgare, in sua vece, il provvedimento abortista.

    Il giorno successivo le Camere riunite ripristinarono la normalità constatando che «l’impossibilità di regnare» di Baldovino aveva avuto fine. «So che agendo così – scrisse il Re al Capo del Governo – non scelgo una strada facile e che rischio di non essere capito da un buon numero di concittadini. Ma è la sola via che in coscienza posso percorrere». Morale della favola la legge sull’aborto venne approvata, ma il Re non mise il proprio nome su quel provvedimento profondamente ingiusto. Il tutto accadde il 4 aprile 1990. Quella fu la data in cui, messo davanti alla scelta fra l’aborto e la corona, Baldovino scelse la coscienza. E’ passato poco più di un quarto di secolo ma, a giudicare dalla disinvoltura con la quale molti politici “cattolici” – che non hanno una corona, ma solo una poltrona – non solo hanno firmato e firmano, ma hanno votato e votano leggi sul divorzio breve, sulla fecondazione extracorporea, sulle unioni civili e chi più ne ha più ne metta, sembrano passati millenni. Purtroppo.”

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  3. Ciao Gabriele, solo ora leggo il tuo post sul “Possiamo non dirci cristiani?” del Comune.
    Mi sembra regni un po’ di confusione nel comunicato diffuso; mettere insieme i cristiani perseguitati, l’attacco a Charlie Hebdo e il congedo pre elezioni fa un effetto strano perchè non si capisce dove “si vuole andare a parare”.
    Sospendo il giudizio, ma mi sovviene la notte di Hegel in cui “tutte le vacche sono nere”.
    La mia riflessione nasce anche a caldo delle emozioni della serata Expo di sabato 9 maggio, cui pure ho contributo nel coro della Comunità Pastorale; molti gli spunti offerti ma “da maneggiare con cura”.

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