“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore.”

Szymborska_2011_(1)

Wislawa Szymborska, (1923 – 2012) premio Nobel per la letteratura nel 1996. Disse:“E’ solo un caso che la scelta sia caduta su di me. Ma che ci vuole fare!?” 

L’abbiamo già letta il 30 novembre nel post “Farisei”.

Ironicamente aveva affermato che la poesia è apprezzata da non più di due persone su mille, anche se le sue raccolte sono state lette più di molte composizioni in prosa.

Oggi la reincontriamo nella canzone Wislawa Szymborska di Roberto Vecchioni

(album “Io non appartengo più” 2013):

E quando canti sento
l’inconsistenza amica,
la sorpresa del mondo
come una perla antica;
E quando canti chiedo
ma chi le ha dato il cuore,
la legge del sospiro,
per scrivere parole?
E quando canti il mondo
mi svela il suo motivo
casuale ed inspiegabile
magia d’essere vivo;
E quando canti, canti

e sfilano i sorrisi
fra i denti di Wislawa bella
ad occhi semichiusi;
E quando canti vedo
le strade di Cracovia,
l’innamorato amato
come veleggiando l’aria;
E quando canti aspetto
che il verso sia finito
che la gioia di vivere
mi prenda all’infinito;
E quando canti imparo
che siamo nella storia
come un’anomalia
costretti alla memoria;
E quando canti, canti,
si snuvola la sera
davanti a quel miracolo
che siamo e che non c’era;
E quando canti, canti
le maglie del destino
l’assurdità del tempo
fra le corde di un violino;
E quando canti, canti
e il giorno mi si perde,
ha un senso anche il dolore
in questo sterminato verde;
E quando canti, canti,
e lo diresti amore,
e “ senti come batte forte
dentro me il tuo cuore”.

Vale ben la “pena” di ascoltare questa canzone. Anche di riascoltarla: si intende il senso, come un sesto senso, della poesia di questa donna. Guardiamola, anche: era una donna bella.

Struggente e nostalgica la suggestione “napoletana” del mandolino di Lucio Fabbri, stemperata “in questo sterminato verde” della sua Polonia dove “ha senso anche il dolore”.

Non so di poesia ma qui se ne percepisce l’essenza. Credo. Ed ecco la poesia che ha ispirato l’ultimo verso “e senti come batte forte dentro me il tuo cuore”:

Ogni caso

Poteva accadere.
Doveva accadere.
È accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
È accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?
Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.

(traduzione di Pietro Marchesani)

 

 

 

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