Proprio niente oltre a Dio…

Henri Maisse
Henri Maisse

“Non c’è, in verità, altra ragione oltre Dio. La felicità, la salute, il denaro, l’amore, la gloria passeggera dei conquistatori e dei poeti, il corso della storia degli uomini e il cammino degli astri nel cielo rinviano a Dio, e a Dio soltanto. Dio è il solo garante dell’universo e di tutto ciò che vi alberga. Immaginato dal Dio eterno e creato da Dio qualche migliaio di anni fa, il mondo è circondato da Dio. Niente che non sia voluto da lui può apparire né sparire. La vita e la morte gli appartengono.”

Jean D’Ormesson (scrittore e giornalista)

Come non ricordare Marta di Betania?

300px-Johannes_(Jan)_Vermeer_-_Christ_in_the_House_of_Martha_and_Mary_-_Google_Art_ProjectSanta Marta di Betania

Data ricorrenza: 29 luglio

Vissuta nel I secolo.

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L’avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)

Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate

Etimologia: Marta = palma, dall’aramaico o variante di Maria

Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago
Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Niente miele, solo roccia.

Ho conosciuto Maria Luisa Fassi qualche estate fa al mare di Diano. I fanali che aveva al posto degli occhi me li ecco lo sposoricordo bene. Un’amica comune, sua cara amica, sa che la morte non ha colto Maria Luisa di sorpresa. “Fianchi cinti, lampade accese”, ancor di più ultimamente, era veramente attaccata al Signore, forse, forse in attesa di una chiamata.

Infatti, “Li riconoscerete dai frutti”, la famiglia come risponde alla domanda cretina del giornalista che vuole sapere: “Perdonerete mai l’assassino?”…

Ce ne parla Mauro Leonardi, ieri su “Il Sussidiario”, con un esempio di giornalismo serio:

TABACCAIA DI ASTI/ Aiutare la figlia di chi ha ucciso la tua: il perdono si fa carne così.

Scrivere di quanto è successo alla famiglia Fassi è trovare bontà: non miele però ma pietra, di quella con cui si costruisce una casa che non crolla. Maria Luisa era loro figlia, la figlia di una tabaccheria di Asti: è stata uccisa da Pasqualino Folletto con 45 colpi di coltello. E il frutto della rapina sono 800 euro che l’uomo ha speso al supermercato per dar da mangiare ai figli. Questa però è la notizia di ieri. Quella di oggi è che i genitori di Maria Luisa, la ragazza morta, hanno deciso di aiutare la figlia malata dell’uomo che ha ucciso la loro. La aiuteranno e rimarrà un segreto tra loro. Quello che hanno detto e che io ho riportato e la prima e l’ultima loro parola. Continua a leggere

Gesù: il “prima” da cui proveniamo.

ritornoSiate di quelli che mettono in pratica la Parola

e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi.

(Lettera di S. Giacomo 1,22)

Don Giacomo, con questa sua omelia pubblicata su Riscritture ci spinge a riflettere sulla necessità di un cammino, nella vita dell’uomo. E’ interessante: ci propone anche questa volta un metodo.

Se seguiamo attentamente comprendiamo il pericolo del vivere l’immediatezza; un’occasione poi per esorcizzarlo: il ritorno alla tradizione che ci viene affidata. Infine un fulminante riferimento a un racconto di Kafka. Qui la nostalgia di casa ha fermato il protagonista prima di varcare la soglia di casa. Per il timore che l’ingresso comporti un riconoscimento.

Quello di cui è stato invece capace il Figlio prodigo di qualche giorno fa… Continua a leggere