Accompagnàti (almeno) da un libro.

puzzle“Per un uomo vivo che ha domande sulla vita tutto risponde, tutto parla. L’opera d’arte parla a chi ha delle domande da fare.”

 “A 11 anni ho dovuto lavorare come garzone in un negozio. Avevo legittime ragioni per essere in difficoltà: la malattia del papà, la condizione della mia famiglia, la fatica del lavoro. Era molto tardi, mi avevano chiesto di scaricare fuori orario un camion con delle casse di acqua e di vino. Piangevo, alle 11 di sera, mi si chiede di fare un’ulteriore fatica, ero lontano da casa, la nostalgia… . A un certo punto, mentre portavo le mie casse su questa ripida scala che andava al magazzino, mi sono ricordato di una terzina che avevo studiato: è una terzina del Paradiso dove Dante si fa profetizzare dal suo trisavolo il destino di esule, con queste parole:

“proverai si come sa di sale lo pane altrui

e com’è duro calle lo scendere e ‘l salire per l’altrui scale”.

E io a 11 anni mi sono messo a piangere di commozione perché ho fatto questa scoperta: che Dante parlava di me e che descriveva la mia fatica, il mio dolore, la mia nostalgia con parole che perfino chiarivano a me stesso quello che stavo vivendo”. Franco Nembrini

 

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