Volere volare: Hemingway.

Vecchio e mareAncora una storia personale, umana, di lavoro.

Una Storia per qualche verso parallela a quella di Giuseppe C.. Ingegnere e nonno. Ci è proposta da don Giacomo Rossi con una sua Omelia da “Riscritture”:

Cosa comporta la pretesa di poter riconoscere Gesù presente oggi?
Chi ha letto “Il vecchio e il mare” di Hemingway lo può capire molto bene. Il vecchio marinaio si mette in barca da solo quasi per capire il mistero della sua vita e compiere l’opera che dia senso a un uomo che “non può che pescare”. Ma il pesce enorme che abbocca alla sua lenza lo porta “troppo lontano nel mare”. L’Uomo è certamente questo marinaio: il proprio lavoro lascia una domanda aperta sul senso della nostra fatica e la questione sembra essere tra sé e il proprio destino (o fortuna).
Così il marinaio si lascia trasportare dal pesce (dall’opera della sua vita, come un imprenditore si può lasciare trasportare dall’azienda che crea o il medico dai pazienti che guarisce….) e non resta a mani vuote: domina davvero sui pesci e sugli animali e la sua lotta porta al risultato sperato. Il vecchio uccide l’enorme pesce che desiderava catturare. Il senso sembra raggiunto.
Tuttavia, nel viaggio di ritorno, un branco di pescecani divora il bottino faticosamente conquistato cosicché il vecchio marinaio torna al suo porto con soltanto lo scheletro della sua conquista. Tutto è stato mangiato via… Così chi si batte a mani nude per scoprire il mistero tra sé e il proprio destino: non si ha mai fortuna abbastanza da non vedere (alla fine) morire qualcosa. Ma così vive chi esclude la pretesa di Cristo: senza Cristo la questione della tua vita sta, come nel libro, attaccata al pesce, attaccata all’opera delle tue mani (è il tuo lavoro che ti domina), sono le circostanze a portarti a spasso e tu non domini un bel nulla. Arrivi al porto della tua vita con solo scheletri in barca. Dunque, non avrebbero senso le lunghe notti passate a pescare e i calli ai piedi e le ferite alle mani…

Ma il racconto lascia intravedere un’altra possibilità. La possibilità che la salvezza di questo uomo non gli venga dalla conquista e neanche dalla sua stessa fatica, ma dalla compagnia di un ragazzo che gli si era affezionato e che piange le fatiche del vecchio e che si prodiga per curarlo e per portagli il cibo. E’ in questo ragazzo che il vecchio capisce che ha senso il suo vivere, anche se non ha saputo portare a casa nulla, tanto che Hemingway scrive, quando il vecchio torna a casa: “si accorse di come era piacevole avere qualcuno con cui parlare invece di parlare soltanto a se stesso e al mare”.
Ecco la vera scoperta del pescatore: una compagnia. Cristo è l’unico Dio di cui possiamo godere la compagnia come di un uomo e il cui volto è scritto nella compagnia degli uomini.

La salvezza, il senso del tuo destino, non è una questione tra te e la tua opera (saranno le circostanze a trascinarti via e porterai a casa soltanto carcasse di pesce…) ma c’è di mezzo un uomo, un ragazzo, una compagnia, una compassione… Noi diremmo che sono “quella compagnia” e “quella compassione” che sappiamo essere il segno della presenza viva di Cristo nel mondo.

2 pensieri su “Volere volare: Hemingway.

  1. Al termine di una giornata faticosa, questo pensiero riesce a risollevare il cuore!

    In un momento in cui ho bisogno di riprendere un po in mano questa mia vita, se non voglio restar con una carcassa vuota, devo guardare non dritto alla MIA meta, ma alla strada di Qualcuno che ben conosce i pensieri del cuore.
    Ci provo, la mappa per questa destinazione spesso la trovo negli occhi di chi ho accanto

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