IV Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista: omelia

paneAlzati, mangia!. Questo imperativo è tutto per la vita. Il contesto è quello di Elia, seduto sotto una ginestra, deluso dalla vita e trapassato da un desiderio difficile:

Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri.

Elia vive un momento di profondo scoraggiamento. E a volte capita anche a noi, quando ci sembra che non c’è più nulla di buono nella storia, quando il cammino si fa incerto e i problemi sembrano più grandi delle nostre spalle.

E ci sentiamo condannati, presi di mira, stretti e indifesi. E magari anche noi rannicchiati da qualche parte a dire Signore, basta! Non ce la faccio più, sono stanco!

Dio risponde e ti offre il pane: Alzati, mangia, perché troppo lungo per te il cammino.

Elia mangia il pane, beve l’acqua e riprende la strada della libertà, fino al monte di Dio, l’Oreb. Il Pane alimenta e sostiene la vita e la speranza dell’uomo. Il principio è questo: dove l’uomo vive la sua delusione, c’è un pane Santo, una presenza, un impasto di fiducia e di amore che riaccende nel cuore il desiderio bello della vita!

Ed è precisamente questa l’esperienza forte dell’Eucaristia. Tutto nasce da un pezzo di pane insipido e senza lievito. Ma con il gusto attraente e buono dello Spirito di Dio.

Un pane spezzato che diventa offerta di una salvezza universale Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me.

Il Pane che ci viene consegnato è il grande concentrato/sacramento della misericordia e dell’amore di Cristo.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.

Noi mangiamo questo Pane che ha dentro la vita eterna e la vita del mondo. Nell’Eucaristia si incontrano e si abbracciano il cielo e la terra la grandezza di Dio e la povertà della natura umana.

Io sono il pane della vita. Gesù si fa pane per darci la pienezza della vita. Lui sa che noi abbiamo bisogno di pane per andare avanti, per affrontare con più decisione i passi importanti del nostro cammino, per ritrovarci in una fedeltà, per educare un figlio, per impegnarci seriamente nello studio o nel lavoro; per far quadrare i conti nei sentimenti. Per fare sul serio con la nostra vita.

Abbiamo bisogno del Pane di Gesù per guardare lontano, per riprendere in mano le redini della esistenza e per superare la tentazione della mediocrità o dell’abbandono.

Questo Pane santo e benedetto deve riaccendere un desiderio nel cuore. Lo dobbiamo amare. Lo possiamo amare all’infinito. E sentire dentro uno slancio bello e libero verso il futuro.

Testimoni di un Pane spezzato, offerto e condiviso. Presi dentro da un processo di trasformazione: sull’altare il pane diventa “corpo di Cristo”. E la nostra vita da quel momento lì entra dentro a un processo di trasformazione è chiamata a diventare il corpo di Cristo. Un pezzo di pane buono! Un pezzo di Pane che ha dentro il profumo della Grazia!

don Fabio Verga

Un pensiero su “IV Domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista: omelia

  1. Quante volte, soprattutto ultimamente, mi sono sentita come Elia: scoraggiata e con solo la voglia di sedermi lungo la strada e addormentarmi per sfuggire ad un cammino incerto che mi fa paura. Ma Dio è lì ad offrirmi il Suo pane, un Pane che, riprendendo le parole di don Fabio, “alimenta e sostiene la vita e la speranza dell’uomo”, il quale si rinfranca e “riprende la strada della libertà”, superando “la tentazione della mediocrità […] per fare sul serio con la nostra vita”. Grazie, don!

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