Croce. E delizia.

Caravaggio "Sette opere di misericordia" 1606 - Pio Monte della Misericordia, Napoli (clicca su immagine per ingrandire)
Caravaggio “Sette opere di misericordia” 1606 – Pio Monte della Misericordia, Napoli
(clicca su immagine per ingrandire)

Grazie Stefano.
‘C’è da riflettere sulla parola “mancanza”. Ti ricordi?: dicevamo “Manca” guardando la figurina che ancora non avevamo nell’album. “Ce l’ho!” quando era una già incollata. Ecco quindi che forse è tutto lì, nell’incollarselo dentro, qualcuno, per non dire mai “Mi manchi” ma sempre “Ti ho”.’

(dal web)

Piovono Miracoli 2.0

di Stefano Bataloni

Avete presente quelle situazioni in cui vi capita di incontrare qualcuno, un conoscente, un collega, un amico o un parente, che sapete avere un problema, magari un grosso problema?
Siete a conoscenza del fatto che la vita di questa persona è stata attraversata da una malattia o un lutto, da difficoltà economiche o un licenziamento, dalla separazione o da un divorzio, o da qualcosa di ancora peggio: cosa siete capaci di fare in queste occasioni? Siete capaci di incrociare il loro sguardo? Siete capaci di mettere in fila due parole che vadano un po’ oltre il “Ciao, come va?” Siete capaci di dare un minimo di conforto alla sua sofferenza? Magari siete animati dalla più profonda compassione nei suoi confronti, intesa nel senso letterale della parola, ma in cosa si traduce questo vostro “patire con lui”?

Lo confesso senza troppi problemi, in queste situazioni io ho serie difficoltà ad…

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Un pensiero su “Croce. E delizia.

  1. Ho letto il post di Stefano e quello che ha scritto, mi ha fatto riflettere e ripensare a qualcosa che sto masticando da settimane: il farsi prossimo al prossimo nella sofferenza… E, in maniera semplice e spontanea, condivido anche sul B’sB le mie riflessioni:
    In queste settimane, ho “incontrato” storie di difficoltà: sono stati momenti intensi di condivisione e di com-passione: ho ascoltato e ho affidato queste due storie a Chi veramente può consolare e sostenere.
    Pensavo fosse tutto a posto, ma non è così!
    La sofferenza, che ho visto in quegli occhi e che ho ascoltato in quelle parole, ha continuato a “tormentarmi”.
    Sento che nell’incontro con il prossimo, Dio mi sta interpellando e sta interpellando la mia libertà, come se dicesse: “Guarda Norma sulla tua strada ti faccio incontrare Tizio o Caio, ascoltali tu, prega anche tu per loro; ma non ti obbligo, puoi sempre voltare la faccia dall’altra parte o cambiare strada”.
    Ora la tentazione di scappare di fronte alla sofferenza e al dolore è forte.
    E torna alla mente il volto del giovane ricco, che, usando male la sua libertà, se ne va triste.
    E mi dico: “Scelgo di giocarmi in questi incontri”, ma …
    … non me ne vado con la pace nel cuore, me ne vado con il cuore gonfio di dolore per la storia di difficoltà che sta vivendo l’altro.
    Ma, in tutto questo, come un fulmine, … “e Gesù fissatolo lo amò!” E’ stato un attimo, ma, in quegli incontri, ho sentito quello sguardo benevolo.

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