Gruppo d’ascolto. La pecora e la dracma smarrite.

misericordia PeanutsSecondo incontro del gruppo d’ascolto, secondo brano proposto da Luca.

E’ colto dal capitolo 15, uno dei più famosi, chiamato “il cuore del terzo Vangelo”.

Si tratta de “La pecora e la dracma”. (Lc. 10, 1-10)

Una realtà posseduta e poi persa e poi ritrovata provocando un’immensa gioia e una grande festa.

Il protagonista è sempre Dio. L’unità tematica è la gioia di Dio.

1 Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:
4«Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?5Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, 6va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». 7Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

8Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? 9E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: «Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto». 10Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

COME POSSIAMO AIUTARCI?

  • L’esperienza della fede è sentirsi amati e cercati da Dio. Sentiamo che il Signore non smette di cercarci? In quali occasioni sperimentiamo questa ricerca?
  • La misericordia è ricerca, attenzione, cura. Se sperimentiamo questo, sappiamo offrire agli altri quanto abbiamo ricevuto da Dio?

7 pensieri su “Gruppo d’ascolto. La pecora e la dracma smarrite.

  1. Ieri sera c’è stata una bella festa al Betania’s bar, e c’è andato anche l’esperto della canzone.
    Era la prima volta che andava a questo tipo di festa. Frequenta il bar ma non tutti i giorni, e sapeva della festa, ma non pensava di andarci. Anche perché per validi motivi non c’è mai andato a questo tipo di feste, per quanto incuriosito, e quindi anche se qualche sera fa avrebbe potuto informarsi, perché un cliente l’aveva informato, ma aveva seguito superficialmente. Poi, imprevedibilmente, è capitata l’occasione per andare ieri sera. E c’è andato, anche perché sa che al Betania’s bar ci sono feste belle e sa soprattutto che sono ben accolti tutti i clienti, aficionados e occasionali.
    Però la festa era a tema e il cantante non era preparato. E senza preparazione, non solo non riusciva a partecipare con il suo repertorio… ma si crucciava di non esser pronto e non coglieva in pieno come gli altri festeggiavano. Ed erano accoglienti, come sempre nel Betania’s…. ma lui capiva che non se la godeva in pieno: capiva la prima parte, e pensava pure di capire la seconda, ma non coglieva il collegamento: cosa c’entrava, dopo il rientro nel gregge, “la misericordia… ricerca, attenzione, cura” da sapersi offrire agli altri una volta rientrato nel gregge” ? E il cantante capiva che è bello offrire la misericordia, ma come fai a offrirla e a chi? Perché c’è un gregge, c’è il pastore, e ci sono le pecore: le 99 pecore giuste e la centesima riportata all’ovile.
    A chi la offri tu, centesima pecora riportata, la misericordia, se le altre 99 sono già giuste? fuori dal gregge ? ma se c’è già il mio gregge! e poi c’è già il mio pastore.
    Finchè (a festa già finita) ecco che il cantante trova la “sua” risposta: la centesima pecora riportata ha ora esperienza in più , anche dell’esterno. Ed è pecora fra le pecore ! Conosce la ricchezza del gregge, sta con le altre 99 nel gregge, attenta a loro; e sono 100 pecore. Usa la sua esperienza perché si colga la ricchezza del gregge e perchè non se ne perdano altre. Che non dovrebbe esser poi così difficile: è un gregge di 100 giuste; però c’è un “ma”: e se poi scappa/ si perde una pecora ?
    Sono di nuovo 99; e la pecora “riportata” rimane pecora. Non è che, perché è stata riportata dal pastore quando s’era persa, adesso assurge a nuovo pastore. Pecora è e pecora rimane. Magari, perché esperta, sta attenta al “confine” del gregge, e se vede che una pecora è lì lì per uscire si attiva o di suo o richiamando l’attenzione del cane pastore o del pastore stesso.
    Ma se scappa una pecora, la pecora “riportata” non esce dal gregge, non può uscire perché è pecora.
    Però è una pecora che sa che uscirà il pastore, e che magari anche stavolta 99 pecore rimarranno nel deserto… e lei starà nel gregge nel suo ruolo di pecora. E non di pastore: non so quanto potrebbero apprezzare le altre 98 una pecora come loro che vuole assurgere a ruolo quasi di pastore “solo” per un motivo fondato sull’esperienza acquisita dalla“fuga”: in fondo nel gregge ci sono 98 pecore che prima erano rimaste senza pastore nel deserto perchè il pastore non trovava proprio lei e le ha lasciate nel deserto per andare a cercarla.
    Però, appunto, la pecora “riportata” sarà una pecora fondamentale nel gregge se saprà offrire alle altre quanto lei ha ricevuto da Dio, sapendo porsi “misericordiosamente” come pecora nel suo gregge, pecora fra pecore. In fondo lei sa meglio di altre che, se rimangono gregge unito, il pastore torna una volta che ha trovato quella che s’è perduta e poi ha festeggiato. E farà festa pure lei !

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  2. p.s. : grazie alla bella serata, l’esperto della canzone del Betania’s non esclude che possa trovare nel repertorio una canzone sul tema della festa.
    Ma non subito…. non frequenta sempre, e già sta pensando ad un’altra festa che si terrà al bar settimana prossima; un’altra serata a tema: un’ “officena” dal tema “non ti perdonerò mai!”

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  3. Grazie Stefano!
    Annotiamo le risonanze emerse grazie – e grazie davvero! – ad alcuni altri amici.
    Paradigmaticamente, anche col rischio di essere superficiali, ma per non dimenticare alcuni spunti:

    Giordano: Si abbandonano nel deserto le 99 pecore per recuperarne 1 per ricostituire un Ordine divino in nome di una Giustizia divina. Costi quel che costi.

    Emilio: Per me la questione è più elementare: la pecora si è persa e la vado a cercare.

    Lilli: quando riceviamo, incontriamo, il Bene e l’Amore “non vediamo l’ora” di condividerlo.

    Umberto: nella ricerca della pecora un pensiero alla responsabilità verso le 99; e alla possibilità, nella ricerca, di non giungere al lieto fine.

    Stefano S.: Il problema delle 99 non si pone: L’obiettivo è il salvataggio della centesima, oggi; di un’altra del gregge, eventualmente, domani. E comunque “vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”: la troppo spesso dimenticata, già il giorno dopo il Primo novembre, “Comunione dei Santi”.

    Alberto: Non è detto che nella vita quotidiana avremmo rinunciato ad abbandonare la maggioranza in favore della minoranza. Da preside a scuola ho esitato a sospendere dalle lezioni 3 ragazzi “turbolenti” solo per la tutela dei 27 corretti. Ho pensato a recuperare le persone usando maggior riguardo.

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  4. Quando mi sono sentito – veramente – amato, ma amato-amato, dal Signore?

    Era a tema al nostro incontro attorno alla pecora e alla dracma smarrite.
    Non siamo stati in grado di rispondere in maniera veramente convinta.
    Ci pensiamo, forse, un po’ meglio. Tenendo presente che risposte del tipo: “Se penso al dono della vita”, “Quando mi accorgo della meraviglia della Natura”… (pur vere) non valgono.
    Ci è chiesta una misura “sensibile” dell’Amore sperticato di Dio per noi.
    Chi ci aiuta?

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  5. Ecco un “inedito” commento al brano di Luca della pecora e della dracma smarrite che abbiamo ricevuto dal nostro Giordano e condividiamo. Volentieri.

    La giustizia è buona cosa, su di essa si fonda l’esistenza, ma al di sopra vi è qualcosa d’altro: il libero effondersi della bontà. Giustizia è cosa chiara, ma basta un passo e si irrigidisce. La bontà invece è feconda, crea cose nuove. Da essa erompe il gaudio della vita. (Guardini)

    Non posso negare un dissimulato moto di fastidio verso la condiscendenza di Gesù per il peccatore pentito. In questo brano l’avverto poco, perché la pecorella richiama tenerezza e la moneta incute … rispetto, molto di più verso il ‘figlio prodigo’.
    “Che serve dunque la fatica, talvolta aspra, di obbedire alle leggi morali?” mi chiedo insieme al fratello maggiore.
    Ricordo la profonda frustrazione che provavo quando, nel collegio universitario di Pavia, un mio compagno di corso con cui studiavo un esame difficile mi salutava rientrando verso le 24 e mi raccontava la sua serata di sesso con la bella signorina che conoscevo anch’io e, pimpante, mi chiedeva ‘a che punto sei arrivato?’ Dalle 22 avevo fatto tre pagine e lui in un quarto d’ora recuperava il distacco e mi spiegava meglio anche la parte fatta da me in sua assenza. Frustrato, mi dicevo: ma, fregarsene della morale forse fa bene all’intelligenza! E quando mi confessava di temere di aver contratto una piccola infezione sessuale, in cuor mio non potevo evitare di sentire ristabilita la giustizia.
    Con la capacità di giudizio di oggi penso che forse obiettivamente era così ristabilita la giustizia, ma la giustizia, da sola, ha le gambe corte: di certo non ti riempie il cuore come la bontà, la misericordia. Portare a letto la dirimpettaia è certo impresa non costruttiva per questa e l’altra vita, ma a me che cosa stava a cuore? Il mio compagno, il suo destino, Gesù Cristo? No! Solo me stesso, chiuso nella mia frustrazione di giusto, chiuso nel recinto della mia educazione di incerto valore, nel dispetto di vedermi condannato alla esclusione, dalla gioia della misericordia come dalla soddisfazione degli istinti pressanti della giovinezza.
    E’ morto 10 anni fa il mio compagno, dopo una vita ricca di successi professionali, povera forse di affetti (mai si è sposato) e chissà se ha incontrato Cristo, prima di chiudere gli occhi? Così giustizia NON sarebbe fatta. Giustizia vera – cioè ripristino dell’ordine tutto delle cose – può venire solo dal perdono e dalla misericordia che può ricreare quello che è andato perduto, ridonando letizia al mondo umano e divino.

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  6. Copio di seguito gli appunti che ci aveva inviato don Fabio Coppini a sostegno del nostro incontro:

    Il capitolo 15 è forse il cuore del Vg di Luca e in queste due parabole si dice la ragione della carità di Gesù…

    L’amore.

    Questa è la parola da approfondire. Cos’è, cosa significa amare e lasciarsi amare.

    Con le parabole Cristo si domanda un giudizio, cioè un paragone tra la realtà e ciò che siamo veramente.

    Lc 5,32 “Non sono venuto a chiamare i giusti…”

    Dalla misericordi del Padre il figlio impara, paragonandosi, con un di più che è la sua Grazia.

    Infatti, Gesù non fa discorsi morali, ma invita ad un rapporto, mangia con loro, gioca, cammina, si implica, si coinvolge con la realtà. Questo il metodo di Dio.

    Pubblicani e peccatori sappiamo chi sono, si implica per amore al loro destino, non alla loro vita come un complice.

    L’amore di Dio in Gesù, nella Chiesa

    Come il peccatore pentito viene accolto nella Chiesa con gioia

    Il problema è il pensiero di Cristo

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  7. Condivido con voi due perle ricevute in questi giorni …

    Perché queste due parabole una dietro l’altra? Gesù ci vuole mostrare il volto di Dio, un Dio che ha la forza e l’autorevolezza di un padre, ma anche un Dio che ha la tenerezza e la tenacità di una madre.

    Perché tra tutti gli oggetti, proprio una moneta? La moneta brilla quando viene illuminata da una fonte di luce … e noi come diventiamo quando siamo investiti dalla luce di Dio, siamo veri testimoni della fede che professiamo?

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