II d’Avvento. Scaglie: don Stefano Felici.

battistaSan Giovanni Battista.

Mentre continua il nostro cammino in preparazione al Natale, oggi insieme ci lasciamo affascinare e guidare dalla figura di Giovanni il Battista, figura centrale e decisiva per tutto l’avvento.
Il tema su cui siamo invitati a porre l’attenzione è: come prepararsi al Natale, come attendere Gesù che viene, e cosa vuol dire per noi preparare il nostro cuore per lui?
Giovanni, con la sua vita, cerca di dare voce a questi nostri interrogativi per riuscire a dare una risposta per noi utile al nostro cammino.

StepAnzitutto la prima cosa che salta agli occhi e che ci colpisce di lui. Giovanni in tutte le raffigurazioni e immagini è sempre rappresentato allo stesso modo (che per altro è anche l’unica descrizione che abbiamo di lui nel Vangelo): come un uomo vestito di soli peli di cammello e una cintura, che vive solo nel deserto e che si nutre di miele e cavallette.
La scelta di Giovanni di vivere in questo modo, non vuole essere una sorta di denuncia al mondo della negatività della ricchezza, non vuole proporre a tutti un ideale pauperista, farsi vedere da tutti come il povero profeta di cui avere compassione.
Giovanni scegliendo di vivere così dà l’occasione a sé stesso e a chiunque altro di potersi concentrare sull’essenziale, su ciò che conta davvero. Quante volte nelle nostre relazioni siamo sempre troppo occupati ad osservare, valutare e giudicare l’apparenza che uno ha, esclusivamente ciò che uno sceglie di mostrare. Concentrandoci sempre sul look, sul modo di camminare, muoversi e parlare, ci distraiamo da ciò che davvero conta: l’interiorità di una persona, quello che teniamo dentro e difficilmente lasciamo trapelare. Se ci esercitassimo a chiederci meno gli uni agli altri dove abbiamo acquistato un determinato capo di abbigliamento, preferendo un più semplice “come Stai” che nasce dal cuore, le nostre relazioni sarebbero molto diverse!!
E Giovanni ci mostra proprio questo, le folle non andavano nel deserto per vedere il luogo splendido dove abitava, oppure se sulla passerella rossa avrebbe indossato l’ultima collezione del tal stilista; ma andavano da lui per quello che diceva, per il messaggio che voleva portare. L’annuncio di Gesù, dell’arrivo di Dio tra gli uomini.

Nello stesso momento in cui Giovanni parla alla folla, chiede la conversione, il cambiamento del proprio cuore, la scelta concreta di modificare qualcosa nella propria vita.
Ciò che più conta è che mentre lo chiede, lui lo sta già vivendo. Non è il classico e stereotipato predicatore che “predica bene e razzola male”, ma è un esempio credibile di una vita buona veramente vissuta.
Noi tutti con una immensa facilità siamo in grado di dire agli altri come comportarsi, come vivere cosa andrebbe fatto; ma nel momento in cui pensiamo queste cose (ed eventualmente lo facciamo davvero), proviamo a fermarci e riflettere se per caso noi stiamo vivendo già in quel modo oppure ci lasciamo andare a una vena di moralismo!!!  Se così fosse risulteremmo delle persone un po’ povere, non realmente interessate a costruire relazioni vere e profonde basate sulla stima reciproca e sul reciproco bisogno di correzione fraterna.
Giovanni in questo ci è maestro. Convertiamo il nostro cuore e la nostra vita, e aiutiamo gli altri con il nostro esempio piuttosto che con il nostro lapidario giudizio.

Giovanni raduna attorno a sé folle di persone. La sua predicazione però non è incentrata su di sé, non usa il tempo a sua disposizione per mostrare le sue capacità oratorie, le sue qualità carismatiche, e il suo successo con gli altri. Lui è sempre disposto a parlare di un Altro, è capace di mettersi in ombra per mostrare dove è la vera Bellezza, dove tutti dovremmo andare per riscoprire la gioia di vivere e la reale felicità, ovvero dietro al Signore.
Poco importa cosa facciamo e tutti i successi che otteniamo se non siamo capaci di valorizzare la Bellezza che c’è intorno a noi, concentrandoci solo su quella che pensiamo di possedere.

Continuando il cammino di Avvento chiediamo al Signore di donarci la capacità di convertire il nostro cuore e la nostra vita, per prepararci all’arrivo di Gesù tra noi. Il Battista per antonomasia, ci indica la via e la strada da percorrere. A noi il coraggio di farlo.

Un pensiero su “II d’Avvento. Scaglie: don Stefano Felici.

  1. L’essenziale…in valigia.

    di Fausto Corsetti

    Al ritorno da una vacanza, mi sorprendo con la mente a riflettere: tutto ciò che era diventato ordinario, faticoso, ingombrante diventa atteso, desiderato, rivisitato, ritrovato. Dopo una breve interruzione, dopo una pausa di distacco, dopo una temporanea assenza, la dimensione entro la quale ci si muove nel quotidiano scorrere del tempo appare diversa e nuovamente attraente. Riemergono, con colori inusuali, immagini e riferimenti che erano divenuti scialbi e sbiaditi.
    Le consuetudini che impegnavano il tempo quotidiano riaffiorano con interesse e nuova affezione. Il tempo scelto per assentarsi momentaneamente dall’ordinario e da tutti quegli spazi zeppi di affetti, di riferimenti, di memorie, di legami, di simboli, di nostalgie, di oggetti, di frequentazioni, diventa finalmente occasione per ridare giusto valore, significato e peso a ciascuna cosa e a ciascuna abitudine.
    Disfacendo la valigia che ci aveva accompagnati, nel timore di non avere quelle cose che si reputavano essenziali per sopravvivere al distacco e alla lontananza, la si ritrova carica, spesso eccessivamente colma, di cose e legami superflui, non essenziali.
    Non tutto, di quanto era apparso fondamentale e necessario, è stato realmente utile. Ci ha resi sicuri, prima della partenza; ha soddisfatto il nostro senso di previdenza, prima di partire; ha reso meno pesante la separazione dalla vita di tutti i giorni: ma, in conclusione, non è risultato effettivamente utile, indispensabile.
    Servono davvero poche cose a chi parte.
    Poche cose sono necessarie a chi decide di vivere cercando quanto è sufficiente per dare sapore e fine all’esistenza quotidiana. Si può vivere con poco, si può partire con meno, si possono custodire solo poche cose.
    Siamo essenzialmente viandanti, esseri in cammino, che colgono occasioni e opportunità, per poi lasciarsele, una dopo l’altra, alle spalle: l’essere umano è una creatura chiamata a percorrere per lo più strade ordinarie, solitarie, feriali dove è “costretto” a misurarsi con la verità di sé.
    Una valigia povera, capace di contenere quanto è essenziale per vivere: anche il quotidiano vivere ci interroga, invita a cercare, a custodire, a raccogliere ciò che è sufficiente, essenziale, utile davvero.
    Il di più non serve: aiuta, ma non soddisfa; è utile, ma non essenziale.
    Erranti, di luogo in luogo, assetati di novità, amanti di tutto ciò che è umano, alla continua scoperta di sé, insaziabilmente assetati di mistero, del Mistero che accoglie, protegge, custodisce, con memoria gelosa, il nome di ogni essere vivente: questa è la condizione dell’uomo libero, chiamato a custodire solo quanto è necessario.

    Una valigia povera, capace di contenere quanto è essenziale per vivere…
    Un carissimo, affettuoso abbraccio a Voi tutti.

    Fausto

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