Officina: io non ti perdonerò mai (3)

ciccio_perdona_io_no_ciccio_ingrassia_marcello_ciorciolini_006_jpg_kdcaIl perdono? Questione di indole e temperamento? O di una situazione, di un percorso?

E poi, per chi o per cosa si perdona o non si perdona?

Ecco qui un breve viaggio tra spunti semiseri.

Stefano Vanoli

 

A)

1 – questione di indole e temperamento…..

Ciccio perdona…io no! (Franco Franchi, Ciccio Ingrassia- Sigla iniziale film omonimo, 1968)

“Se passi per il deserto dalle parti dell’Arizona, procurati una corona e preparati a morir

Ci sono due bounty killer nel deserto dell’Arizona, se uno dei due perdona l’altro non perdonerà

Ciccio perdona Franco invece no, Ciccio perdona Franco invece no, Franco non può !

io sono un po’ cattivello ma aizzate quel piccoletto, si dice che dentro al petto ha una pietra e non un cuor …”

 

oppure … 2- situazione contingente/  percorso

(nel senso di: quando uno dichiara “non ti perdonerò mai!”, con quel “mai” “rafforzativo”,

quanto si è posto/ si pone l’alternativa fra il perdonare e il non perdonare? è “scelta”, è “istintivo”?

è una situazione contingente, o si può andare incontro ad un percorso?)

 

Il conte di Montecristo (Alexandre Dumas)

Cap. 19 “Il terzo attacco”.

…“ora che quel tesoro … poteva assicurare la felicità futura del giovane che Faria amava davvero come un figlio, per lui il suo valore era ancora più grande; ogni giorno si dilungava sull’ammontare di quelle ricchezze, spiegando a Dantes quanto bene un uomo dei tempi moderni potesse fare ai suoi amici con un patrimonio di 13 o 14 milioni; e allora il volto di Dantes si rabbuiava perché gli tornava alla mente il suo giuramento di vendetta, e pensava invece quanto male potesse fare ai suoi nemici, sempre nei tempi moderni, un uomo con un patrimonio di 13 o 14 milioni”.       

 

Cap. 111 “Espiazione”.

(Villefort) “ Guarda, Edmond Dantes!” disse indicando il cadavere della moglie e quello del figlio “Guarda, sei vendicato abbastanza?…”A quella terribile vista Montecristo impallidì, capì di aver oltrepassato i diritti della vendetta, capì che non poteva più dire “Dio è per me e con me”….

Montecristo indietreggiò atterrito “oh” esclamò, “è pazzo”. E come se avesse paura che i muri della casa maledetta gli crollassero addosso, si precipitò in strada, dubitando per la prima volta di avere avuto il diritto di fare ciò che aveva fatto. “oh, basta, basta così, -disse- salviamo l’ultimo”.

 

Cap. 116 “il perdono”.

“Quindi soffrite molto?” domandò Vampa. (Danglars) “oh, si, soffro terribilmente!” “Eppure ci sono uomini che hanno sofferto ancora più di voi”… Battè a terra la fronte gemendo. “Si, è vero, ce ne sono che hanno sofferto ancora più di me, ma se non altro quelli erano dei martiri”. “Vi pentite almeno?” disse una voce cupa e solenne, che fece rizzare i capelli in testa a Danglars … dietro il bandito vide un uomo avvolto in un mantello e nascosto nell’ombra di una colonna di pietra. “Di cosa devo pentirmi?” balbettò Danglars. “Del male che avete fatto”- rispose la stessa voce – “oh si, mi pento, mi pento!” – esclamò Danglars, e si colpì il petto con il pugno smagrito. – “Allora vi perdono” – disse l’uomo gettando il mantello e facendo un passo per mettersi sotto la luce.

B)

1 -Due “parole chiave”…

3) Perdonami (Luciano Tayoli, autori Morbelli – Sarra)

“perdonami, per l’amor che  c’è stato tra noi , ti supplico per quei dì che scordarti non puoi

no, non farmi soffrir, non lasciarmi morir, col rimorso nel cuore, imploro il tuo perdono in nome dell’amor”

 

4) Don Camillo, “Scuola serale”

“Cosa c’è?”, chiese la signora Cristina. “E’ successo un fatto”, spiegò lo Spiccio “Ci sono state le elezioni comunali e hanno vinto i rossi” “Brutta gente i rossi” commentò la signora Cristina “i rossi che hanno vinto siamo noi” continuò lo Spiccio. “Brutta gente lo stesso”…

“Noi non possiamo venire che da lei perché soltanto di lei possiamo fidarci. Lei, si capisce, pagando, ci deve aiutare.” ”Aiutare?” “Qui c’è tutto il consiglio comunale. Noi veniamo per i campi la sera tardi e lei ci fa un po’ di ripasso…” . La signora Cristina scosse gravemente il capo.”Se voi invece di fare i mascalzoni aveste studiato, quando era ora, adesso….” “Signora, roba di trent’anni fa…” … “Seduti” disse la signora Cristina. E tutti si accomodarono su sedie e panchette. La signora Cristina alzò la fiamma della lucerna e passò in rassegna le facce dei dieci. Ogni viso un nome e il ricordo di una fanciullezza. Peppone era in un angolo buio, messo un po’di traverso. La signora Cristina alzò la lucerna. Poi rimise giù la lucerna e alzò il dito ossuto. “Tu, vattene!” disse con voce dura. Lo Spiccio tentò di dire qualcosa, ma la signora Cristina scosse il capo. “In casa mia Peppone non deve neanche entrarci in fotografia!” esclamò. “Troppe me ne hai fatte, giovanotto. Troppe e troppo grosse! Fuori e non farti più vedere!”. Lo Spiccio allargò le braccia desolato. “Signora Cristina, ma come si fa? Peppone è il sindaco!”. La signora Cristina si alzò e brandì minacciosa una lunga bacchetta.”Sindaco o non sindaco, via di qui o ti do tante bacchettate che ti pelo la zucca”.

Peppone si alzò. “Ve l’avevo detto?” disse uscendo. “Troppe ne ho fatte”.

“E ricordati che qui dentro non ci metti più piede neanche se tu diventassi ministro dell’Istruzione!” lo minacciò la signora Cristina, rimettendosi a sedere. “Asino!”

(anche se,  ne “La maestra vecchia” ): E una sera, mentre Peppone era in seduta consiliare, venne qualcuno a dirgli che la signora Cristina lo aveva fatto chiamare e che si sbrigasse perché lei non aveva tempo di aspettare i suoi comodi per morire.  … “Ti perdono per via delle rane e delle altre porcherie” disse la vecchia maestra “io ti conosco e so che in fondo non sei cattivo” … “i miei libri tienli tu che ne hai bisogno. Devi fare molti esercizi di comporre e studiare i verbi” “Sissignora” rispose Peppone.

 

2 – ….e  un “punto di vista strambo”

5) Perdono (Caterina Caselli)

“mi avevi abbandonata, e io mi son trovata a un tratto già abbracciata a lui

Perdono, perdono, perdono, io soffro più ancora di te; perdono, perdono, perdono, il male l’ho fatto più a me”

 

…che porta alla “domanda finale”:

Chi soffre di più? il “non perdonante” o il “danneggiante”?

(anche perché il “danneggiante”, che può andare incontro al rimorso, può anche pentirsi –ottenendo il perdono di Dio-…)

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