Officina: io non ti perdonerò mai (4)

la-parola-ai-giuratiIl mio contributo al tema dell’Officina si è articolato attorno al film La parola ai giurati, opera prima di Sidney Lumet -1957. Titolo originale 12 angry men .

La storia si dipana  in tempo reale e quasi totalmente nella stanza dove i dodici giudici popolari arrabbiati sono chiamati a esprimere il verdetto di colpevolezza o di innocenza nei confronti di un ragazzo giudicato, praticamente senza ombra di dubbio, di aver sicuramente ucciso il padre. Il dubbio è invece sorprendentemente insinuato da un unico giurato che nel corso di un relativamente breve ma estenuante dibattito riesce a convincere, gradualmente, quasi tutti i commissari.

Quasi. Un ultimo, irriducibile, giurato vomita un rancore, si direbbe inveterato, nei confronti dell’imputato. E questo nonostante le considerazioni sul dibattimento, effettivamente superficiale e frettoloso, avessero già indotto gli undici “compagni”, non più arrabbiati, a mutare parere.

Viene a galla, dopo una drammaticissima “requisitoria”, che il dodicesimo uomo orientava in realtà verso l’imputato il rancore già accumulato nei confronti del proprio figlio, con cui non intesseva rapporti da anni. Riconoscere dolorosamente questa sovrapposizione ha ribaltato anche il suo pre-giudizio. Ha fatto emergere il senso di Pietà. Ha fatto di 12 uomini arrabbiati il gruppo coalizzato per  un Bene. Per la vita.

assassinioHo pensato di porre quel film in relazione e contrasto con  Assassinio sull’Orient Express dello stesso regista – 1974.

Una serie suggestiva di analogie, quasi un remake. A partire dal cast: sei attori da Oscar, quasi tutti gli altri con almeno una nomination. La vicenda, conclusa nel giro di poche ore nello spazio angusto di un vagone della Compagnie des Wagon-Lits; e ancora dodici le pugnalate sferrate dai protagonisti a giustiziare un criminale in contumacia. Qui però la coalizione è in nome della morte, condivide, e moltiplica la responsabilità di un male che non restituisce affetti e non dà pace agli animi.

Questo tema, questi film, mi hanno messo davanti al malessere nel rancore. Alla cattiva salute che provoca, al bruciore d’acido nello stomaco e in mezzo al cuore, prima ancora in chi è il portatore, di rancore. E’ il gesso non spezzato che scricchiola sinistramente sulla lavagna, è una lama affilatissima che urla “skrèèèèèck” su una vetrata.

Maurizio Dones

 

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