Gruppo d’ascolto: il buon ladrone (Lc 23, 32-43)

buon_ladrone32Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.
33Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. 35Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”.
39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”.  40L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. 42E disse: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.

 

  1. LUCA E LA PASSIONE

Dei tratti salienti di Luca abbiamo già raccontato qualche settimana fa. Uomo greco di ottima cultura, è completamente affascinato dal personaggio di Gesù e dal Dio che racconta. Un Dio così diverso da quegli dèi che popolavano i miti della sua terra, caricature in negativo dei difetti degli uomini.

Il Dio di Gesù è un Padre misericordioso, un samaritano compassionevole, un pastore innamorato di ogni sua pecorella.

Nel primo libro di Luca la misericordia di Dio deflagra e, irraggiando bontà, cambia le vite. Converte.

Anche un momento così buio come la Passione, non è da meno. Il nome stesso, Passione, è emblema di amore bruciante. E’ il culmine della misericordia di Dio. Quindi, il termine del nostro viaggio dei Gruppi di Ascolto.

Il dramma della passione lucana si gioca tutta nel Get-Shevarin, il frantoio. Lì Gesù prega (il Vangelo di Luca è quello in cui Gesù prega di più) in preda all’angoscia (e Luca descrive il fenomeno dell’ematoidrosi, da cui si desume che è un ottimo medico).

In quella notte spirituale, dove tutto sembra perduto, dove chi dimora da 3 anni con lui dorme dopo aver litigato su chi possa essere il successore del maestro che va a morire, Gesù sceglie se proseguire o meno il cammino intrapreso. Decide se valga o no la pena di diventare amore del Padre per questa creatura imbecille che è l’uomo. Decide se valga o no la pena che Dio penda da una croce per urlare questo amore indicibile. Col rischio reale e altissimo che tutto questo sia inutile e che vada perduto (di quanti crocefissi conoscete il nome?)

E Gesù decide di andare avanti. “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” scriverà Giovanni. Non è il dolore di Cristo in croce ad averci salvato, ma il suo amore.

Da quell’ultimo sì in poi, il racconto di Luca torna ad essere una esplosione di grazia. La sua Passione è, come definisce lui stesso al termine del capitolo 23, uno “spettacolo”.

Gesù guarisce l’orecchio mozzato del servo del sommo sacerdote (22, 51); Erode e Pilato diventano amici (23, 12); redarguisce la compagnia della buona morte (le “pie donne”); converte un ladro. O meglio, si fa rubare da lui il Paradiso…

 

  1. GESU’ SULLA CROCE

Ma veniamo al testo di questa sera. Il capitolo 23 è intriso della profezia di Isaia:

“Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori.” (Is 53, 12).

e del salmo 22

“Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere. È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti,

sul mio vestito gettano la sorte.” (Sal 22, 15-19)

 

  1. PERDONA LORO

“Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno.”

In Marco, Gesù muore con un salmo sulla bocca, come conviene a un buon ebreo. Il salmo 22, appunto.

Matteo riprende Marco. Giovanni racconta la conclusione dell’Ora, usando la frase “Tutto è compiuto.”

Solo Luca (che nel suo Vangelo appunto racconta la misericordia di Dio) mette in bocca a Cristo questa formula, talmente bella e generale che supera immediatamente la circostanza, estendensoi da lì a chiunque per sempre.

Ed è la formula che diventa nocciolo della predicazione cristiana (1Pietro 23, 24: “oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.”)

Si tratta dell’apoteosi della misericordia. L’apice di questo Dio che si fa uomo e muore per amore. Perchè altro è fare un bel discorso come quello delle Beatitudini a cinquemila persone, altro è pendere solo da una croce. Insultato, percosso, spacciato per un assassino bestemmiatore.

Questa frase è talmente potente nella sua semplicità che rappresenta il motore della prima comunità cristiana. Non scalda solo gli animi: fa aprire i cieli e contemplare la gloria di Dio. Come succederà di  a poco tempo a un certo Stefano.

 

  1. SALVA TE STESSO

Su una cosa Marco, Matteo e Luca concordano: qual è l’idea di Dio che ognuno di noi ha radicata dentro di sè. Ovvero, quella dell’essere onnipotente e perfetto, sommo egoista bastante a se stesso.

Se Dio può tutto, perchè non si salva? Perchè non salva sè? Il popolo, i soldati, persino i malfattori se lo domandano. Tutti sono d’accordo. Il ritornello “salva te stesso” è davvero devastante nel testo. Esasperante.

I bestemmiatori come Gesù di solito venivano lapidati. E tutto sarebbe rimasto in seno al Sinedrin. Non sarebbe stato necessario nessun passaggio con l’autorità romana. Ma i sommi sacerdoti volevano la croce.

Perchè è scandalosa la croce. Pendere nudi per ore prima di morire per soffocamento.

Per questo i sacerdoti la vogliono per Gesù:  perchè sia chiaro a tutti e per sempre che lui non è il Messia. Perchè un Messia non può finire in croce.

Quanto stride allora questo Dio che salva me con il Dio che ho in testa. Con il Dio che, come me, se avesse davvero i poteri salverebbe sè, dalla morte. Che idea radicalmente diversa di potere abbiamo noi e Dio!

Lo voglio davvero un Dio così? Io di solito imploro questo Dio. Gli offro devozioni mentre chiedo: fai questo, fai quello. Come fosse un ricco zio avaro, tento di corromperlo. Do ut des. Con me funziona. Perchè con Dio no?

Perchè Dio si ostina a ritenermi così adulto da poter fare da solo? Così uomo da accettare questo amore incondizionato, questa libertà totale?

A pensarci bene, l’onnipotente egoista bastante a se stesso inquadra ottimamente l’immagine dell’uomo all’ennesima potenza.

Sapere che Dio non è così, a me è di conforto. Rappresenta un’ulteriore conferma che Dio c’è ed è radicalmente diverso da come lo immagino.

E poi c’è il tema della fede: “Salvi se stesso, se è lui il Cristo!”. Cioè, se Dio si salvasse noi gli crederemmo.

Se Dio si rendesse evidente noi gli crederemmo. Quale stupidata è questa? Se Dio fosse evidente, saremmo COSTRETTI a credere. Non ci sarebbe fede. Non ci sarebbe amore. Dio otterrebbe un esercito di servi anzichè una famiglia di figli. E non è ciò che Lui ha in mente.

 

  1. DISMAS, IL BUON LADRONE (ovvero l’ottimo MAESTRO DEI LADRI)

Luca inserisce quest’ultima stoccata, al già sorprendente quadro della crocefissione.

Un ladro che redarguisce il compagno e mette a segno il più grande colpo della sua vita: ruba il paradiso. Ecco perchè è il buon ladrone. Altro che Lupin: qui abbiamo il re dei lestofanti!

Attenzione: ci sono un paio di “unicum” che vanno sottolineati. Cinture allacciate, occhi aperti e mani sul volante.

Questa è la prima volta in cui in tutta la Bibbia compare la parola “Paradiso”. E oltre questo punto la si ritroverò solo altre 2 volte (2Corinzi e Apocalisse).

Termine di origine persiano, significa essenzialmente “giardino” (metafora usato molto in Giovanni).

Stiamo assistendo all’invenzione di un luogo che avrà fondamentale importanza in tutta la tradizione cristiana. Il giardino dove risiede l’albero della vita. Gesù sta giocando sul velluto. La profezia che propone è già realizzata. Entrambi sono nel giardino dell’albero della vita. Quella croce così simile al palo mosaico che salvava dal veleno del serpente chi lo avesse guardato.

Poi, abbiamo un altro caso unico. Paolo Curtaz scrive del ladrone: “Chiama Gesù per nome, senza aggiungere titoli. E’ l’unico caso in tutti i vangeli in cui si usa il nome di Gesù senza alcuna aggiunta. E’ l’esperienza nuda e cruda dell’umanità  del Signore: sulla croce egli si è spogliato di ogni veste regale, di ogni titolo, di ogni ruolo.”

Chiunque, anche un malfattore, può parlargli a tu per tu, aggiungo io.

“La sofferenza è un’esperienza che annulla le differenze. E il ladro lo riconosce come tale, come uomo che soffre. Non chiede salvezza: le sue mani grondano di sangue, non vuole una soluzione semplice, finta, una redenzione all’ultimo secondo. E’ turbato, il ladro, perchè vede un innocente che muore. Ha un alto senso della giustizia e di umanità. Tutto sommato lui si merita quella fine, quel Nazareno no.” (“L’ultimo sì”, Paolo Curtaz)

Che altezza morale ha questo ladro che muore. E’ intenerito da un uomo innocente che soffre una pena ingiusta.

Questo ladro, a differenza di tutti gli altri personaggi presenti nella scena, non pensa a sè.

Io, di solito, vedo benissimo i torti che mi vengono fatti e raramente le storture che gli altri subiscono.

Quanto sono indietro, rispetto a questo ladro.

E Gesù cosa fa? Lo canonizza. Lì sulla croce. Per direttissima. Senza processi. Ne fa il primo santo dell’era cristiana. “Sarai con me in paradiso.” Allora, amici miei, c’è davvero speranza per tutti. Anche per me.

Questa è la sintesi del viaggio: Dio è un Padre misericordioso che ti ama alla follia, fino in fondo, fino alla morte. E per amarti sempre, ha addirittura sconfitto la morte. Vivi da amato. C’è speranza per tutti: anche per te.

Gabriele Guzzetti

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