“Gracias a la vida” il dolore di Violeta e l’inno del Paradiso.

Parra01fIl binomio gioia-dolore è parte integrante della nostra umanità: non può esistere l’una senza l’altro. L’ultima frase di questo articolo mi ha sconvolto.

“Gracias a la Lidia”!

José Tolentino Mendonça

«C’è un verso di Khalil Gibran che spiega come prima il dolore debba scavare lo spazio che la gioia verrà poi a colmare. Unire dolore e gioia, collegare la pazienza al grido, cogliere come siano cucite con lo stesso delicato filo la notte più aspra e la lievità del riso (o viceversa), sono conoscenze che ci fanno accedere alla profondità della vita. Per dirla tutta, la sfida ci viene da ogni lato, anche se celata da una crosta che dobbiamo spezzare. Succede, per esempio, che associamo questa o quell’altra cosa a una visione giubilante, ma anche ingenua, di ciò che è vivere.
Quando però ci arrischiamo a guardarla da vicino, non è che quella espressione intensamente solare svanisca, ma in certo qual modo diventa complessa, matura, diventa reale. I suoi milioni di lettori forse lo ignorano, ma il luogo più probabile in cui è avvenuta la creazione del Piccolo principe è un letto d’ospedale a New York, dove Saint-Exupéry si stava curando dai complicati postumi degli incidenti che aveva subito. Un amico gli aveva regalato una scatola di acquerelli.
Nell’indefinitezza di quell’esilio americano, prigioniero della solitudine del lungo internamento, Saint-Exupéry avrebbe abbozzato la parabola del bambino viaggiatore appassionato dalla sua rosa. Egli conosceva troppo bene lo sradicamento del mondo moderno, che punta più sull’esaurire che sul consumare, il baratro apertosi tra tecnica e umanità, l’accumulo di conoscenze e la scarsità di sapienza. Il suo progetto è portarci fino al deserto esterno perché ci rendiamo conto della desertificazione interiore che s’impossessa di tutto e riaccendiamo così in noi la sete e il desiderio. Su YouTube ci sono oltre cinquecento versioni di quella che molti ritengono essere la più bella canzone in lingua castigliana di tutto il XX secolo: parlo di Gracias a la vida di Violeta Parra (1917-1967). L’autrice veniva da un’infanzia infelice: la morte precoce del padre, la scuola interrotta, il lavoro minorile nei campi e notti dopo notti a canticchiare nei lupanari in cambio di una moneta. Nel 1932 lascia il sud del Cile per la capitale. Il canto popolare si sta imponendo a lei come suo destino.
Dapprima nella periferia di Santiago e poi, in forma militante, per tutto il Paese, viaggia alla ricerca dell’antico canzoniere dei contadini, dei minatori e degli indios, che poi, come nessun altro mai, saprà far conoscere. Nel dialogo con queste forme musicali tradizionali inizia a scrivere le sue proprie composizioni. Nei primi anni Cinquanta pubblica i primi singoli, e va intensificando la sua produzione mentre allo stesso tempo dipinge, tesse e lavora la ceramica. Perde una figlia. Vive a Parigi dal 1961 al 1965, anno in cui rientra in Cile accompagnata dal musicologo e antropologo francese Gilbert Favré, forse il grande amore della sua vita. Ma niente va come Violeta aveva sognato. Il centro di cultura cilena che ha fondato è lungi dall’essere un successo, malgrado l’appoggio di grandi artisti suoi amici. Politicamente, in quegli anni Salvador Allende è ancora una figura di secondo piano, che perde elezioni e fa disperare le masse dei suoi sostenitori. Favré nel 1966 se ne va in Colombia, una scelta che la lascia lacerata. Violeta affonda negli abissi dell’alcol e dell’abbandono. In mezzo alla tormenta incide, con la collaborazione dei figli Isabel e Ángel e del musicista uruguaiano Alberto Zapicán, il mitico album Las últimas composiciones. Gracias a la vida è la traccia che apre il disco. In sei strofe fa l’elogio della vita nelle sue espressioni essenziali: la vista, l’udito, il linguaggio, il camminare, il cuore e infine il riso e il pianto, che sono la materia per ciò che noi plasmiamo. È una canzone così potente che può anche salvare una vita.
Ma non la sua. Il 4 febbraio 1967, si spara alla testa.»

fonte: Avvenire 10/3/16

Ascoltiamo “Gracias a la vida” (con traduzione italiana)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...