Ecco perché un abbraccio può salvare la nostra vita.

abbraccioGli abbracci accompagnano l’esistenza e contribuiscono a darle un senso. Grazie a Lidia!

di José Tolentino Mendonça
Dicono che il nostro corpo abbia la forma di un abbraccio. Forse per questo l’attività di abbracciare è così semplice, anche quando c’è da percorrere un lungo cammino. L’abbraccio possiede una forza espressiva incredibile. Comunica la disponibilità a entrare in relazione con gli altri, superando il dualismo, facendo cadere armature e motivi, desistendo, non fosse che per un momento, dalla difesa dello spazio individuale. Esiste una vastissima tipologia di abbracci e ognuna di esse insegna qualcosa su ciò che un abbraccio può essere: accoglienza e congedo, congratulazione e lutto, riconciliazione e culla, affetto o passione. Gli abbracci sono l’intima architettura della vita, il suo disegno invisibile ma assolutamente presente; sono pienezza che accondiscende al desiderio e memoria che rivitalizza. Tutti quanti, lì, ci riconosciamo: in abbracci quotidiani e straordinari, abbracci drammatici o trasparenti, abbracci inondati di lacrime o di puro giubilo, abbracci di vicini o di distanti, abbracci fraterni o innamorati; in abbracci ripetuti o, chissà, in quell’unico e idealizzato abbraccio che mai arrivò a essere, ma su cui torniamo interiormente innumerevoli volte. In principio era l’abbraccio, se pensiamo al grembo che ci nutrì nella prima infanzia. Fu quella, per la maggior parte di noi, la prima e confortante forma di comunicazione. Ma la necessità di un abbraccio accompagna la nostra esistenza fino alla fine.
L’abbraccio è una lunga conversazione che si svolge senza parole. Tutto quello che deve esser detto è sillabato nel silenzio, e accade qualcosa di talmente prezioso e, in fondo, raro: senza difese, un cuore si pone in ascolto di un altro cuore. «Nel tuo abbraccio io abbraccio ciò che esiste,/ la rena, il tempo, l’albero della pioggia,/ e tutto vive perché io viva», ci assicurano i versi di Neruda. Si calcola che un essere umano abbia bisogno di 1500 abbracci l’anno per sopravvivere.
Egli dà quattro abbracci al giorno. Ma i numeri possono anche salire, dato che ci sono cultori di questa umanissima scienza chiamata abbraccioterapia che parlano di dodici. È stato anche calcolato – per chi trovi divertente la semantica dei numeri – che la durata amanti-di-valdaro1media di un abbraccio tra due persone è di tre secondi. Ma ci sono abbracci più lunghi. Quello dei cosiddetti Amanti di Valdaro,per esempio, dura da almeno 6000 anni. Si tratta di due scheletri che risalgono al Neolitico, scoperti non molto tempo fa in una necropoli vicino a Mantova. Si ritiene appartengano a una donna e a un uomo tra i 18 e i 20 anni. Rappresentano qualcosa di unico al mondo, sia per la loro antichità sia per la posizione in cui sono stati trovati: i corpi vicini e incrociantisi, il braccio di lui attorno al collo di lei, in una sorta di abbandono che era forse quello di un amore. Non ci sono segni di violenza, e per questo viene esclusa l’ipotesi di assassinio. Il più probabile è che siano morti per una malattia, o di fame o di freddo. Da 6000 anni, però, il loro abbraccio rimane inalterato. Uno dei momenti più straordinari dell’arte portoghese contemporanea è la sequenza fotografica di Helena Almeida intitolata L’abbraccio. Sono sette immagini in grande formato (100×180 cm) in cui si vedono la fotografa e il marito abbracciarsi. Solo questo. Sono entrambi seduti su uno sgabello monoposto e si stringono, si afferrano, si supplicano cercando nell’altro un sostegno, quasi navigassero su una zattera destinata a irrimediabile naufragio. Il loro abbraccio pare ora una lotta, ora un reincontro per sempre. I corpi si danno a vedere in una fragilità che fa male, in un equilibrio più che precario, instabili e tesi come non si crederebbe possibile. Ma sono, per tutta la durata, il radicale rifugio l’uno dell’altro, il passaggio, più che la frontiera, l’interminabile meraviglia di riconoscere nel corpo dell’altro il nostro, nel nostro, quello dell’altro.

fonte: Avvenire 3 marzo 2016

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