Elogio della sete.

 Che cosa più della sete può far comprendere l’importanza dell’acqua? Come dice Lidia…

di Umberto Folena
La sete arriva lenta e inesorabile, sale dalla gola e prosciuga la lingua e il palato, si ferma in bocca e non se ne va. Stai correndo in bici o giocando a pallone, camminando sotto il solleone e tirando racchettate alla pallina da tennis.
Quando arriva, perché scacciarla subito? Anche la sete va assaporata.
Soltanto per un poco, perché patir la sete a lungo fa male. Ma la sete fa sentire vivi. Tutto ciò che, con moderazione, sottolinea la nostra fragilità va elogiato. Ti credi onnipotente? Ti piace dominare? La sete ti fa chinare il capo. La sete è uguale per tutti, poveri e giocoricchi, deboli e prestanti. La sete è un fastidio necessario per poter godere del piacere di una sorsata di acqua fresca. E poi guardate i bambini: se stanno giocando a un gioco davvero appassionante, prima di convincersi a cercare un sorso d’acqua devono essere assetatissimi. A quel punto si fermano e chi di loro ha una borraccia, fresca o tiepida che sia, la condivide con gli amici e nessuno beve più del necessario, ciascuno fa in modo che basti per tutti. La sete crea solidarietà tra gli assetati. Gli accaparratori di acqua e altri beni essenziali, coloro che vorrebbero assetare l’umanità per guadagnarci sopra, da bambini non hanno mai corso fino allo sfinimento.
E non hanno mai bevuto una sorsata dalla borraccia anonima di chissà chi.

fonte: Avvenire 3/3/2016

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