Carezze.

La carezza del Papa Buono nel discorso alla luna.
La carezza del Papa Buono nel discorso alla luna.

di Umberto Folena

«Angela è un’ostetrica e ha 90 anni. Piangendo per l’emozione, racconta che spesso si guarda le mani. Gli occhi non vedono le grinze sulla pelle né i segni dell’artrosi. No. Il pensiero va a tutti i bambini che le sue mani hanno aiutato a venire al mondo. A ognuno di loro ha regalato una carezza sul viso; non un bacio, ma una carezza. Di quei bambini non sa più nulla, sa solo che nessuno di loro potrà mai dire di non aver ricevuto una carezza. Per Angela era d’obbligo anche una carezza sulla fronte sudata delle madri che avevano lottato per far nascere il loro bambino. Giovanni XXIII, la sera dell’11 ottobre 1962, ricordava ai genitori: «Date una carezza ai vostri bambini». Chissà se anche lui pensava che la carezza non è un gesto innato ma va insegnato ai bambini, che a loro volta sapranno portare ad altri visi una carezza e non conosceranno imbarazzo nel riceverla. Può accarezzare solo la mano che non nasconde niente. Si può baciare tenendo le mani serrate, ma non si può accarezzare con il pugno chiuso. Una carezza non fa rumore, non ha bisogno di parole. Regaliamo carezze sul viso dei nostri figli, le scambiamo con la persona amata e infine ci troviamo ad accarezzare le mani dei nostri vecchi genitori, quasi possano lasciarci in eredità tutte le carezze che loro hanno dato. O avrebbero potuto ma non hanno saputo dare.»
fonte: Avvenire 27/03/2016

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