Frammenti: don Federico. Omelia lunedì dell’Angelo.

fede speranza caritàContinua la nostra riflessione sul Mistero della Resurrezione col brano del Vangelo di Luca. E’ particolarmente interessante e bello secondo me nella sua parte finale: la reazione degli Apostoli che è fatta di incredulità. E’ un aspetto ripetuto nei Vangeli. Anche se Pietro si reca al Sepolcro e vede tutto quello che hanno visto le donne comunque rimane stupefatto, non riesce a crederlo, rimane incerto in quello che sta accadendo. Anche se vedono gli Apostoli stentano a credere. Anche se ascoltano racconti precisi non riescono a fidarsi. Tratto interessante! Direi che sia stato scritto per metterci di buon umore! Perché noi, con tanta sincerità ci mettiamo davanti alla Resurrezione del Signore, e siamo anche credenti! Ci fidiamo cioè di ciò che ci viene detto ma un pochino nel nostro cuore il dubbio rimane: “Come fa a risorgere il Signore!? Come è possibile che anche noi avremo una vita eterna? Dove sono finiti i nostri cari defunti? Ma Dio veramente ci accompagna? Veramente ci sostiene?” Sono tutti dubbi che, sebbene siamo credenti, vivono nel nostro cuore. E gli Evangelisti hanno scritto queste pagine per dire: “Non ti preoccupare: anche se provi dei dubbi nel tuo cuore, non vuol dire che non sei un buon credente.” L’hanno sperimentato anche gli Apostoli che son diventati tutti Santi, che hanno visto Gesù risorto. Eppure anche loro hanno avuto dubbi e incertezze. E allora, se ne hanno avuti loro, è normale per noi credenti faticare nella fede e faticare nel credere. Non spaventarti, non è segno che sei lontano da Dio. E’ soltanto segno che questo è il tempo che viene dato a noi: quello del dubbio. Il tempo in cui il Signore ci ha rivelato Se stesso. In cui noi uomini facciamo fatica a credere. Diverso sarà quando saremo nella sua Casa e lo vedremo faccia a faccia. Adesso i passi della fede sono passi faticosi.

Nella seconda Lettura san Paolo scrivendo ai Corinzi fa questa riflessione bella: c’è la festa grande! Allora usiamo il lievito nuovo, non il lievito vecchio. Riflettiamo: ieri abbiamo festeggiato la Pasqua dell’Anno santo. Sarebbe bello uscire da questa Pasqua come persone nuove. Qual è il lievito con cui costruiamo la nostra vita? Quali sono le logiche con cui viviamo? A volte ci accorgiamo che sono le logiche dei nostri interessi, del diritto che abbiamo rispetto alle cose e agli altri, la logica del possesso. San Paolo ci richiama a cambiare il lievito.  Dobbiamo proprio cambiare il modo di pensare. Pensare di più al sacrificio, alla gratuità, al dono, al perdono, alla misericordia. Queste dovrebbero essere le logiche che guidano la nostra vita. Oggi san Paolo ci fa questo invito: lascia qua tutte le logiche passate. Cerca di far diventare il Vangelo la guida della tua vita. In ogni tuo pensiero, in ogni tua riflessione. E quando il tuo cuore si discosta dal Vangelo, ecco, ritorna qui, in chiesa. Lascia di nuovo giù quello che ti sembra abbia inquinato la tua vita. E riparti pensando alla logica con cui Dio ama gli uomini, cercando di fare lo stesso. Chiediamo allora che questa Pasqua che è la Resurrezione del Signore, sia anche la nostra Resurrezione, cioè nel dire: “Da oggi, davvero, abbiamo cercato di avere un passo nuovo nella nostra vita. Per assomigliare un po’ di più a Dio”.

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