Adesso per Umberto Veronesi “l’aborto è un male”.

Veronesi no abortoMa l’embrione non era solo un grumo di cellule?

La mattina seguente all’attacco del Consiglio europeo all’Italia sulla presunta difficoltà di accedere all’interruzione di gravidanza a causa dei troppi ginecologi obiettori di coscienza, Papa Francesco ha difeso la categoria con parole molto nette: «vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi e una nazione che non segue queste leggi moderne, colte, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente (è nel primo articolo recensito in “Cum grano salis” del 17/4). E’ la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza! Questa è la persecuzione del mondo che toglie la libertà».

Il Pontefice non è certo uno qualunque, ma –secondo le parole di Barack Obama-, è «un leader morale nelle parole e nelle azioni». Le stesse parole usate da Vito Mancuso: «papa Francesco è un grande leader morale del mondo». Hanno ragione entrambi, solo Francesco, infatti, da grande leader morale, ha avuto il coraggio di proclamare l’aborto «un crimine, non un “male minore”. E’ fare fuori uno per salvare un altro. E’ quello che fa la mafia. E’ un crimine, è un male assoluto. L’aborto non è un problema teologico: è un problema umano, è un problema medico». E chi lo sostiene, ha dichiarato in un’altra occasione, è dominato dalla «“falsa compassione”, quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto». Insomma, Francesco distrugge moralmente i convincimenti di Obama e di Mancuso, e loro lo proclamano “leader morale”.

Dopo Francesco, non poteva non intervenire il papa laico italiano, l’oncologo Umberto Veronesi. E’ infatti ricaduto nello stesso salto logico in cui era incappato nell’ottobre 2014. «Tutti coloro che, come me, hanno votato la 194 e l’hanno difesa da ripetuti attacchi culturali e politici», ha scritto pochi giorni fa, «lo hanno fatto nella convinzione che l’aborto è un male, ma l’aborto clandestino è un male ancora peggiore, che aggiunge al dramma di un’interruzione di gravidanza, anche un rischio enorme per la vita della donna». Il quesito si ripropone: perché mai l’aborto sarebbe un male? E’ un male uccidere una persona, non un grumo di cellule. E’ un male togliere la vita ad un essere umano, non estirpare un non-essere umano. Se Veronesi definisce un “male” l’aborto è perché ritiene, giustamente, che l’embrione sia una vita umana, la cui eliminazione è configurabile come male. Dunque un omicidio, un crimine.

E’ anche la naturale conclusione che bisogna trarre dal recente pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha difeso il divieto di sperimentazione scientifica sull’embrione umano sostenendo: «la dignità dell’embrione, quale entità che ha in sé il principio della vita (ancorché in uno stadio di sviluppo non predefinito dal legislatore e tuttora non univocamente individuato dalla scienza), costituisce, comunque, un valore di rilievo costituzionale riconducibile al precetto generale dell’art. 2 Cost. (sentenza n. 229 del 2015)», ovvero l’articolo che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. I magistrati, tuttavia, ritengono che tale diritto alla vita dell’embrione vada bilanciato «al fine della tutela delle esigenze della procreazione ed a quella della salute della donna». La tutela delle esigenze della procreazione varrebbe più del diritto alla vita umana e dell’articolo 2 della Costituzione, è una chiara forzatura ideologica.

Tornando a Veronesi, ha dichiarato di sostenere comunque l’interruzione di gravidanza poiché male minore rispetto all’aborto clandestino, il che sarebbe come sostenere la legalizzazione delle rapine per evitare effetti collaterali ben peggiori, come una sparatoria mortale all’interno del negozio. O promuovere la vendita gratuita di alcolici agli alcolisti, per evitare che finiscano sul lastrico a causa della loro dipendenza. Parla anche di “diritto all’aborto”, quando, come ha ben precisato il magistrato Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, questo diritto non esiste poiché le donne hanno dei diritti sul proprio corpo, ma non sopra i corpi di altri esseri umani. Nell’esortazione Amoris Laetitia lo ha ribadito anche il leader morale Papa Francesco: «in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano».

Dall’articolo di Veronesi si salva tuttavia una frase, dove l’oncologo milanese ha invece completamente ragione: «Nella progettualità della 194, le donne dovevano essere allontanate dall’ipotesi di interrompere una gravidanza, tramite programmi di educazione e informazione che, per mezzo dei consultori, tendessero ad eliminare le cause che trascinano la donna nel baratro dell’aborto. Purtroppo questa azione preventiva non è mai stata realizzata e lo spirito della legge in questi anni è stato in parte tradito». Ma, ancora una volta, ritorna il dilemma morale: perché è necessario prevenire l’aborto? Bisogna prevenire la morte di chi? Veronesi non sottragga la sua coscienza al dovere di rispondere.

fonte:La redazione di uccr 16/4/2016

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