Omelia di don Giacomo Rossi per la Pentecoste

SpiritoQuando sei anni fa sono diventato prete diversi amici mi chiedevano come mai avessi fatto questa scelta. Per me non era facile rispondere. Ho capito allora che era difficile rispondere a questa domanda. Questo perché era difficile dire che il Signore esiste nella nostra vita e che è lo Spirito che ci suggerisce realmente quello che è giusto fare. E questo era complicato perché la gente si aspettava altre risposte. Era difficile dire quale fosse il punto fondamentale. Ora, penso alla mia storia ma penso anche alla vostra cioè a quella di tanti ragazzi che sono qui, che hanno deciso di essere qui a Messa oggi malgrado i loro compagni non vengano.  O magari, in fondo , li deridano, li considerino bigotti, roba da Medioevo. Però loro sono qua perché hanno intuito che forse c’è qualcosa di giusto, qua. Poi penso  alle famiglie che vengono in oratorio, la domenica e danno una mano, penso che in questi tempi stiano preparando l’oratorio estivo. Ma potrebbero dedicarsi ad altri passatempi, invece sono qua. Perché sono qua? Io penso che le altre risposte che non parlino di una presenza di Dio, una voce dello Spirito, non soddisfacciano fino in fondo. Trascurano un punto: che tutte le nostre scelte davvero sono misteriose. Soprattutto quando uno decide contro corrente. Forse le altre risposte sono anche vere, ma non sono mai sufficienti; noi davvero potremmo scegliere altro. E invece quando “ci stiamo” qualcosa abbiamo intuito. E chi ce lo ha fatto intuire? Chi qui è genitore o chi abbia fatto l’educatore penso sappia molto bene che è impossibile dimostrare ai propri ragazzi che Dio esiste. Impossibile: non ce la fai. E questo è banale, lo abbiamo sperimentato tutti se abbiamo avuto a cuore qualcuno. Però dobbiamo dire qualcosa in più; che è anche impossibile che arriviamo noi stessi ad essere sicuri di Dio. Arrivarci da soli. Credere fermamente ma da soli. No: c’è sempre Qualcosa d’altro, Qualcuno d’altro che ce l’ha suggerito. Meno male che c’è stato! Ma soltanto suggerito. Ma intendo dire che dentro di noi c’è un Mistero che noi chiamiamo libertà, che è davvero un mistero, che davvero ha a che fare con Dio. Quando ci dimentichiamo che esiste questo Mistero profondo dentro di noi che ci rende simili a Gesù, allora tutte le altre risposte ci vanno bene ma non saranno mai sufficienti. Qualcuno si stupisce che le Scritture siano ispirate da Dio, si dice: “qualcuno le ha semplicemente scritte”. Badate: però, allora, nessuno si stupisca, e io invece continuo a stupirmi, che un ragazzo decida di voler bene proprio a quella ragazza lì, e decida di volerle bene per sempre, proprio lei. Perché ha incontrato proprio lei, e proprio a lei si è legato. O che un ragazzo resti fedele a quegli amici lì, proprio a loro. Non ci stupisce questo? Se non ci stupisce questo abbiamo perso Dio. No, guardate che se perdiamo Dio la vita diventa una roba automatica, più nulla nella vita, purtroppo, poi ci stupisce. E la vita diventa piatta, quando nulla nella vita ti stupisce. Ecco “ti stupisce” è quando percepisci che la vita non è in mano tua. Che cosa distingue il generico senso di questo mistero della libertà che, dico, ha a che fare con Dio dallo Spirito di Gesù? Il Vangelo di Pentecoste dice che lo Spirito di Gesù si riconosce da questo: che rimane per sempre. Gesù lo dice chiaramente: “Il mio Spirito sarà sempre con voi”. Penso significhi, nella mia storia, quando mi è venuto in mente, lo Spirito mi ha suggerito, che forse dovevo entrare in seminario e fare il prete nella vita. Io, per quanto abbia cercato di nascondere questa verità – ho passato diversi anni ha resistere e a dirmi “fai altro” – eppure sempre questa verità riemergeva, prima o poi ritornava fuori. Potrei dire, della storia di alcuni di voi che sono qui, che hanno avuto un periodo in cui se ne sono andati ma poi quella verità lì e riemersa e sono tornati. E hanno percepito che non potevano semplicemente andarsene così. Qui c’è qualcosa che il Vangelo dice che è troppo prezioso. La verità di Gesù, lo Spirito di Gesù, quello che ti fa intuire Lui, non muore. Per questo noi crediamo nella fedeltà. Nella fedeltà dei legami, delle amicizie, prima di tutto. Cioè che non sono sotto il potere della morte. Guardate, questo non è che uno lo sa quando va in Paradiso, lo sa quando diventa sempre più vecchio. Si accorge che la vita di per sé ucciderebbe tutto, perché altrimenti uno diventa nostalgico: “oh come era bello una volta!”. E invece c’è una Verità che per fortuna non muore, che è quella del Vangelo, e lo vedi, te ne accorgi. Tutto il resto muore. Ti dispiace ma poi dici “meno male che muore”. Tutto il resto cambia. Però c’è una verità che rimane: te ne accorgi. E dici: questa voglio essere fedele. Questo è ciò che la Festa di oggi e le letture ci dicono sullo Spirito che non dobbiamo perdere. Altrimenti si muore.

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Un pensiero su “Omelia di don Giacomo Rossi per la Pentecoste

  1. “Ecco “ti stupisce” è quando percepisci che la vita non è in mano tua.”

    Da giovane ci si pensa poco, anzi si crede di essere noi i padroni della nostra vita ….
    invece da anziana ci penso più volte al giorno che la mia vita è nelle SUE MANI e sono contenta.

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