Ci si sente cullati, l’esperienza della prima volta.

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Il rosario. La testimonianza di una donna impegnata nel lavoro e in famiglia, docente all’Università Cattolica e nonna. (Lidia)

di Eugenia Scabini
È un tardo pomeriggio d’estate quando l’atmosfera si fa suggestiva. Siamo in agosto, a ridosso della festa dell’Assunzione. Mi sto incamminando verso una piccola chiesa posta sulla collina che accompagna il litorale della nostra Liguria, in una posizione incantevole. Ci siamo dati appuntamento, tra amici di lunga data che abitualmente passano le vacanze in queste zone, per pregare: il Rosario, prima della Messa vespertina. (…) Siamo quasi tutti nonni e perciò portiamo dentro di noi le vite dei figli e dei nipoti con le loro speranze, gioie e preoccupazioni. Le condividiamo partecipi, ma la nostra responsabilità è ormai indiretta. Si apre però uno spazio più ampio per la preghiera e l’affidamento del loro presente e del loro futuro. Ed è spontaneo il ricorrere a Maria. Arrivo accompagnata da un’amica che ha una casa estiva vicina alla mia. Ci siamo conosciute adulte, complice il gioco dei nostri bambini sulla spiaggia. Lei è protestante e viene per farmi compagnia e per condividere con me la mia personale ricorrenza. (…) È persona di poche parole e, dopo qualche minuto di silenzio, mi dice quasi sottovoce: «Come è dolce la vostra Ave Maria…». Mi colpisce la parola «dolce»: certo, l’inizio è un saluto, Ave, un saluto gioioso (rallegrati) ma la fine collega il presente alla morte. Anche se la morte è nel segno del trapasso all’eterno la parola risuona forte e stride con la percezione di dolcezza. Le chiedo: «Dolce, in che senso?» E lei, con il suo parlare che risente ancora dell’accento tedesco, mi dice: «Quando dite il Rosario ci si sente cullati, dà pace». Ecco, l’esperienza sorgiva che comunica il Rosario a un animo semplice e genuino che non ne ha abituale consuetudine. (…) Mi piace recitare il Rosario con altri, comunitariamente. Allora, a volte, abbasso la mia voce perché così sono trascinata e portata dalla voce di chi mi è vicino, che mi sorregge, come nella vita, a percorrere fino in fondo il cammino. (…) Corrisponde bene il Rosario alla sensibilità delle donne, ma non è preghiera femminile, piuttosto materna, e tutti siamo nati da ventre di donna. Trova eco in tutti coloro che sono profondamente umani e non hanno bisogno, per sentirsi vivi, di esibire autosufficienza. Le vere anime forti. Lo dimostra la calda insistenza dei Papi su questa preghiera e lo dimostra la sua recita anche da parte di molti uomini, non infrequentemente persone che vengono da altre terre e testimoniano così una fede semplice che noi occidentali, pieni di noi stessi, forse abbiamo smarrito. (…) Maria è presenza essenziale in tutti i misteri, in primo piano nell’episodio delle nozze di Cana e dietro le quinte negli altri, perché è colei che ci porge il Signore, e, attraverso il susseguirsi dei misteri, ci racconta la storia della vita di suo figlio quando, col passare degli anni, si fanno più chiari i segni della sua vocazione, così diversa da quella immaginata. A noi, in fondo, il compito semplice di assecondarla, di lasciarci prendere dal suo racconto in modo che, piano piano, possiamo, nella vita, «incorporarlo», imitarlo e come lei «fare quello che lui ci dirà».

2 pensieri su “Ci si sente cullati, l’esperienza della prima volta.

  1. Mi piace aggiungere questi pensieri:

    Il Rosario è un Credo fatto preghiera.
    (Card. John Henry Newman)

    Il Rosario è il compendio di tutto quanto il Vangelo.
    (Pio XII)

    Il Rosario è la tenue e a volte consunta corda della nostra speranza.
    (Don Giovanni Barra)

    Il Rosario è il mio ristoro alla sera di ogni più faticosa giornata.
    (Alessandro Volta)

    Il Rosario è Maria in persona che si pone tutta tra le nostre dita, perché ci serviamo di lei.
    (Paul Claudel)

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