3. Officina: “Quanto è corretto il politicamente corretto?”

vignettaIl politicamente corretto primariamente interviene sulla forma delle cose anziché sulla sostanza. Non snatura la radice dell’ oggetto in questione ma lo presenta confezionato con della bella carta colorata ed un fiocco invitante.

Per cui se bisogna aggredire militarmente un altro paese si parla di guerra preventiva, e se durante un bombardamento muoiono dei civili si parla di danni collaterali o di fuoco amico nel caso che a morire siano dei soldati della stessa fazione.

Nel politicamente corretto non si cerca la verità ma la posizione che non offende o non scontenta.

La conseguenza di ciò e che la manipolazione del linguaggio nella sua forma arriva, se non in tensione con la verità,  a manipolare questa  verità. E’  retrogrado e reazionario parlare dell’esistenza dei sessi  e si pretende di introdurre, se già non lo si è fatto, la teoria del gender, per cui ciascuno è del sesso di cui si sente.

Affondati nel mare magnum del sommo relativismo e pensiero debole ognuno permane nella propria verità, e, non disturbando il pensiero altrui, determina la fine della dialettica , fa  morire il confronto e la ricerca.

Ognuno è solo, “disperso nei pensieri del suo cuore”.

Essere politicamente scorretti non significa essere maleducati o prevaricanti ma dare la giusta forma alla sostanza in una vita, fatta di relazioni e dialettiche, tese alla Verità.

Roberto Banfi

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