I tre setacci

setacciNell’antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:
Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?
Un momento – rispose Socrate. – Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.
– I tre setacci?
– Ma sì,
– continuò Socrate. – Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
– No… ne ho solo sentito parlare…
– Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
– Ah no! Al contrario
– Dunque,
– continuò Socrate, – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
– No, davvero.
– Allora
, – concluse Socrate, – quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?

Eremite. Storie di donne nel deserto.

eremiteNei primi secoli del cristianesimo non c’erano solo i “padri”, c’erano anche le “madri”, a migliaia, spesso in comunità, testimoni di vita ascetica e monastica caratterizzata da tratti di grande modernità. (Lidia)

LORENZO FAZZINI

Si chiamavano Macrina, Paola, Sabiniana, Teodora, Olimpia, Eugenia, Marcella, Vitalina, e molte altre ancora. Il loro numero era cospicuo: la testimonianza di Palladio, autore del IV secolo della Storia Nausicaa, indica in addirittura 3000 il loro numero. Solo nel monastero egiziano di Tabennisi se ne contavano ben 400 coabitanti Continua a leggere

Il soldatino di Andersen e il piccolo eroe tra i rifiuti.

Soldatino stagnoLe reminiscenze bibliche della celebre fiaba ci aiutano a comprendere meglio la riflessione sulla “cultura dello scarto”, caratteristica del magistero di Francesco. (Lidia)

ALESSANDRO ZACCURI

Lo gettano nel fuoco, ma per lui quelle non sono le fiamme della Geènna. Sono piuttosto i bagliori della fornace da cui nel
Libro di Daniele Azaria leva il suo inno, ringraziando il Signore per aver salvato lui e i compagni dall’ira di re Nabucodonosor nonostante Israele sia ridotto allo stremo, scarto di cui a malapena si può avere compassione. Lì, nella stufa che avvampa, il Soldatino di Stagno riceve l’abbraccio miracoloso della Ballerina di Carta, che un moto di pura grazia sospinge in volo verso di lui.
È vero, Hans Christian Andersen aveva una spiccata tendenza al Continua a leggere