Utopie dello spirito, Jan Fabre in difesa della bellezza.

Jan-Fabre-L’uomo-che-dirige-le-stelle-2015-photo-Attilio-Maranzano-©-Angelos-Bvba-Le istallazioni dell’artista in sedi varie di Firenze sono metafore di rinascita e della sete di spiritualità. Ecco anche questa settimana la nostra Lidia ci propone un protagonista della rassegna d’arte, tutta particolare, cui ci sta abituando.

GIANCARLO PAPI

E dire che tempo fa (eravamo nel 1992) manifestava una certa insofferenza per le rassegne imponenti. «Personalmente, credo nei piccoli progetti fatti per poca gente. L’arte non è democratica. È come sulla spiaggia: arriva una folla di diecimila persone e non te la godi più», aveva confessato. Dovrà rassegnarsi, Jan Fabre, perché qui a Firenze di gente ne arriverà parecchia, anche per vedere le sue opere. Che sono un centinaio (bronzi, cere, filmati), alcune delle quali monumentali, distribuite nei luoghi simbolo della città: Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio, Forte di Belvedere. Ma sarà un bel rassegnarsi perché Jan Fabre, Spiritual Guards è una delle più complesse mostre in spazi pubblici italiani dedicate all’artista e creatore teatrale fiammingo e andrà a consolidare il rapporto, già molto stretto, che lega Fabre alla Toscana. Infatti è dal 1994, con una mostra al Pecci di Prato, che Fabre si fa vedere da queste parti e Firenze, che dal 2012 conserva nel Corridoio Vasariano due suoi autoritratti e dove espone regolarmente, gli ha assegnato nel 2015 il premio Michelangelo.
Spiritual Guards raccoglie opere realizzate tra il 1976 e il 2016 di raffinata eleganza visiva che fanno della metamorfosi il loro punto di forza, sono cioè come apparizioni che potrebbero indifferentemente provenire dal passato o dal futuro. Notissime quelle realizzate con i carapace (scudo osseo di crostacei e tartarughe) cangianti di scarabei dalle metalliche cromie iridescenti e multicolori, quali simbolo di morte e di rinascita, che rappresentano la cifra stilistica dell’artista. Una campionatura di queste opere, tra cui un grande mappamondo che ispirato al globo cinquecentesco di Ignazio Danti, è allestita a Palazzo Vecchio dove il “dialogo” tra antico e contemporaneo rimane tuttavia più auspicato che realizzato.
Di spettacolare impatto visivo l’allestimento a Piazza della Signoria, che tuttavia non pare la location ideale per ospitare opere di arte contemporanea, dove Fabre “cavalca” la tartaruga di eccezionali dimensioni. Cercando utopia assume le sembianze de L’uomo che misura le nuvole, opere nelle quali la figura dell’artista compare nella doppia veste, rispettivamente di cavaliere e di guardiano. Una condizione, questa (l’artista si definisce «cavaliere della disperazione e guerriero della bellezza »), che si esprime al meglio al Forte di Belvedere dove l’arte di Fabre, che vuole incarnare il potere dell’immaginazione e la missione dell’artista come “spiritual guard”, trova le ideali condizioni ambientali. Nel luogo fortificato più alto di Firenze, Fabre dispiega il suo esercito vestito di armature lucenti e cangianti. Ecco allora gli scarabei bronzei posizionati nei punti di vedetta del Forte, messi lì come a protezione della bellezza, della spiritualità, dell’utopia.

fonte: Avvenire

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