PULPITO. La Parola scolpita.

Barga. Scuola di Guido da Como. Pulpito del Duomo.
Barga. Scuola di Guido da Como. Pulpito del Duomo.

Tra Barga e Firenze un convegno itinerante sugli amboni istoriati del XII e XIII secolo in Toscana: marmi sui quali si ammirano figure che interpretano le storie evangeliche. Amici avventori: ci sono stato, almeno a Barga… Grazie Lidia per la recensione: “La Parola si fece Bellezza”!

ANDREA FAGIOLI

La storia dell’arte e la spiritualità passano anche dagli amboni, i luoghi deputati alla proclamazione della Parola. Ancora oggi gli artisti danno grande importanza alla progettazione e alla realizzazione di questi pergami riadattando i presbiteri con opere che a volte suscitano dibattito e altre addirittura polemiche per la troppa originalità, le dimensioni o per i materiali usati. Sempre ispirati, però, dall’intenzione di dare dignità e forza comunicativa alla lettura del Vangelo.
Ma è soprattutto nel passato che scultori come

Pistoia. Guido da Como- Pulpito di San Bartolomeo in Pantano.
Pistoia. Guido da Como- Pulpito di San Bartolomeo in Pantano.

Nicola e Giovanni Pisano hanno lasciato il segno, in modo particolare in Toscana, con pulpiti istoriati come quelli del battistero e del duomo di Pisa o di Siena. Accanto a loro Guido da Como, che operò a Barga e a Pistoia, o fra’ Guglielmo da Pisa. Una schiera di grandi artisti che comunicavano la Buona Novella con le pietre e i marmi scolpiti, ispirandosi, in quegli anni, anche al messaggio francescano. Ne è un esempio il pulpito realizzato nel 1260 da Nicola Pisano per il battistero di Pisa commissionato dall’arcivescovo Federico Visconti che aveva sentito Francesco predicare a Bologna. Anche da qui la voglia di rileggere la storia e il valore spirituale degli amboni istoriati in Toscana del XII e XIII secolo attraverso un convegno tra Barga, Pisa, Pistoia, Siena e Firenze dal titolo quanto mai significativo: “E la Parola si fece bellezza”.
L’evento itinerante, che coinvolge quattro diocesi e tre antiche fabbricerie, portando in cattedra diciotto tra storici dell’arte, teologi, esperti di scultura, iconografia e liturgia, è promosso dal Centro ecumenico d’arte e spiritualità Mount Tabor, insediatosi a Barga nel 2013 per iniziativa della Community of Jesus, famiglia monastica protestante statunitense. «L’interesse per la Scrittura tipica delle chiese riformate, da una parte, e la passione della Community of Jesus per le arti visive e performative, dall’altra, hanno suggerito – spiegano gli organizzatori – la focalizzazione storica sul momento in cui i pergami usati per la proclamazione della Parola divina divennero anche luoghi di visualizzazione scultorea». «Il Rinascimento – aggiunge uno dei principali promotori dell’iniziativa e relatore in più sessioni, monsignor Timothy Verdon, della Stanford University – comincia a prendere forma nei secoli XII-XIV in alcune chiese toscane, dove vengono realizzati pulpiti con figure scolpite che interpretano le storie evangeliche proclamate da queste piattaforme elevate. Al credente non veniva più chiesto solo di ascoltare parole divine, ma di vedere immagini umane e a sua volta di “immaginare” una salvezza insita nell’esperienza vissuta». Scopo di questa “festa mobile”, come la definisce lo stesso Verdon che è anche direttore del Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore e responsabile della Catechesi attraverso l’arte dell’arcidiocesi di Firenze, «è di capire perché, in quel periodo e presso committenti toscani, sia nata l’esigenza di visualizzare i contenuti del Vangelo nel luogo del suo annuncio liturgico, e quali rapporti abbia una simile innovazione con la spiritualità del tempo, con la predicazione e con il nascituro teatro sacro».
«Va detto – conclude Verdon – che dagli amboni istoriati, da questi tentativi cioè di comunicare con immediatezza e forza emotiva il messaggio evangelico, nasce l’arte di Giotto, Ghiberti, Masaccio, Donatello e Michelangelo, artisti che si sono serviti sia dell’impeto affettivo della nuova spiritualità francescana, sia dell’esempio della plastica romana i cui resti sono abbondanti proprio in Toscana». Anche se quelli giunti fino a noi sono dei sopravvissuti: «La strage dei pulpiti romanici inizia nel 1560 per mano del Vasari e prosegue nei secoli successivi fino al ’700 – afferma Guido Tigler –. Le motivazioni sono sempre le stesse, dettate dalle nuove esigenze liturgiche della controriforma («costituisce un “impedimento” alla vista dell’altar maggior da parte del popolo»). Così decine di capolavori sono andati distrutti, riusati come materiale edilizio o depositati in qualche luogo e venduti nel mercato antiquariale».

fonte: Avvenire 18/05/2016

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