VI domenica dopo Pentecoste. Don Giacomo Rossi.

Annibale Carracci "Cristo morto e strumenti della Passione" 1583-85, Staatsgalerie Stoccarda
Annibale Carracci “Cristo morto e strumenti della Passione” 1583-85, Staatsgalerie Stoccarda

Es 24,3-18; Sal 49; Eb 8,6-13a; Gv 19,30-35

Vorrei soffermarmi sulla parola alleanza che è centrale nelle letture di oggi. Può sembrare una parola strana ma è infondo qualcosa che molto semplicemente identifica la relazione che abbiamo con Dio. Come se ci chiedessimo: questo Dio per il quale sono qui oggi che rapporto ha con me e con la mia vita? Cosa mi chiede, cosa vuole da me, che relazione ha con me?
In questo senso parlare di “alleanza” non è nulla di strano. Tuttavia, la cultura biblica non era individualista come la nostra e questa domanda non risuonava solo in senso personalistico e individuale: che relazione ho io con Dio. Si trattava invece Continua a leggere

Brecht

brecht

en Permanence

Se la pietra dicesse:
“Una pietra non può costruire una casa”,
non si avrebbero case.
E se la goccia dicesse:
“Una goccia non può formare un fiume”,
non si avrebbero fiumi.
E se il chicco di grano dicesse:
“Una spiga non può fare un campo”,
non si avrebbe raccolto.
E se l’essere umano dicesse:
“Un gesto d’amore non può salvare
l’umanità”, non si avrebbero mai
né giustizia, né pace, né dignità, né felicità
sulla terra.

Ci sono uomini che lottano tutta la vita.
E’ di loro che non possiamo fare a meno

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Il dono nascosto nella nostra nebbia.

nebbia15Anche nel freddo e nel grigiore degli “inverni interiori” dovremmo riuscire a fidarci di più di Dio. Grazie Lidia. Solo un mio breve accenno alla nebbia. In vernacolo meneghino scighéranèbia, se particolarmente intensa: nébiun. Alcuni “dizionari” (liber del carisna, una sorta di Crusca Milanese) danno la scighera come nebbiolina leggera, altri come la più intensa: “Se ved no ‘na man davanti” (Non si vede nulla a una spanna di distanza).                  Un articolo, l’ennesimo, di grandissima poesia della nostra Marina. E dedicato, per tanti motivi, alla nostra Carla L.

di Marina Corradi

Forse perché è un giorno così grigio che sembra autunno, nell’attraversare corso Sempione mi passa negli occhi, improvviso, il flash di una remota giornata di novembre.
Oltre quarantacinque anni fa: mio padre in auto percorreva proprio questo viale, per portarmi a scuola. Non era la solita, breve strada da casa. Dormivo Continua a leggere

La vecchiaia è finita. Siamo tutti POST-MORTALI.

Arnold Bocklin "La terza versione dell'isola dei Morti", 1883
Arnold Bocklin “La terza versione dell’isola dei Morti”, 1883

La longevità odierna pone anche problemi teologici: la lunga vita a nostra disposizione renderà ancora auspicabile una resurrezione nell’aldilà? Grazie Lidia. Domanda impegnativa ed intrigante: “Mammamia”, quale sarà la risposta? E sarà davvero così?

ARMANDO MATTEO

Ogni epoca offre alla Chiesa nuove opportunità e nuove sfide per l’annuncio del Vangelo, per la trasmissione della fede di generazione in generazione e per la testimonianza concreta delle istanze di carità e di giustizia provenienti dalla parola di Gesù. Anche la nostra non fa eccezione e Continua a leggere

BALTHUS, “LA MONTAGNA” (ossia “Sanremo 1960, il giorno dopo”? ….)

Working Title/Artist: The Mountain Department: Modern Art Culture/Period/Location: HB/TOA Date Code: Working Date: 1937 photography by mma, DP1308.tif touched by film and media (kah) 04_04_14

da Stefano Vanoli:

Certo ricordate quando Norma conversava al bar descrivendo sette personaggi ritratti da Balthus nel 1937 “di fronte alla vita”; l’esperto della canzone del Betania’s era interessato: non è un critico d’arte ma, condividendo con lei anche i sentieri di montagna, ascoltava interessato…e guardava e riguardava il quadro al bar, finchè “ ragazzi !! Vedo anch’io qualcosa nel quadro ! Guardate i contorni e gli effetti netti dell’alba…” ed incomincia a cantare “ E’ l’alba ! Nel mare già respirano le bianche vele! Ascolto un’eco dolce che mi chiama! E’ la vita che chiama me !!!!” . Ma subito lo prendono in giro : “Esperto! Ma come? c’è una montagna e tu canti di vele?”

“Voi non capite! L’arte e la bellezza ci elevano, trascendono, vanno oltre !! E io vi dico che ci vedo tanto, accostando, con fantasia, questa scena alpina al memorabile Festival di Sanremo del 1960! Immaginiamoci il giorno dopo la serata finale del Festival, ed ecco la ragazza che si stiracchia, con “la vita che chiama me”! E’ Mina, al suo esordio quell’anno e pronta a gustarsi quanto le riserverà il destino. Ed al suo fianco l’altra ragazza che dorme, ancora un pizzico di riposo e sarà pronta a svegliarsi e a lanciarsi alla giornata ed alla vita…come Celentano, che già era un “urlatore” come Mina e che l’anno successivo canterà con successo “24.000 baci” arrivando al secondo posto.

Poi c’è il ragazzo con lo zaino pieno, seduto con lo sguardo un po’ diffidente, rabbuiato come lo scuro dell’alba che ancora non lo illumina. Rappresenta il brusco risveglio di qualcuno scottato da una delusione, come se fosse la fine di un’epoca? Uno zaino improvvisamente pesante per lo sconforto, ma comunque con delle certezze che ti aiutano nel cammino che sembra più impervio? Grandi cantanti melodici degli anni ’50, con uno zaino carico di successi, come Nilla Pizzi (quarta con Tonina Torielli ma non finalista in coppia con un altro big come Achille Togliani) o di Gino Latilla, scottati tanto da poter pensare forse ad una crisi del genere melodico? Lo zaino di successi permetterà loro di percorrere un cammino, una carriera avara di nuovi successi ma ancora lunga.

E quell’uomo dietro , poco lontano che guarda al gruppo? S’è svegliato un po’ prima, forse a loro estraneo ma quasi vicino, osserva l’alba e scruta il gruppetto perché ha capito che con loro potrebbe vivere una bella giornata, certo di che strada intraprendere ma alla ricerca di un compagno di viaggio con cui avviarsi a percorrere il sentiero? Un po’ come Tayoli e Claudio Villa, assenti quell’anno, che hanno visto i titolati colleghi non qualificarsi e che forse hanno colto l’opportunità di scrutare il panorama musicale, senza però cambiare strada ma semmai continuare arricchendola?

E così Luciano Tayoli vincerà l’anno successivo cantando in coppia con la giovane Betty Curtis, e Claudio Villa nel 1967 con Iva Zanicchi , e nel 1962 “addirittura” con Domenico Modugno.

E poi la coppia che guarda l’alba, che si gode l’intimità a poca distanza dal gruppo, forte dei propri pregi e che, magari, sa anche valorizzare le diversità di ciascuno trovando soluzioni che sono tutt’altro che un compromesso! Come i vincitori del festival, un attore ed un cantante urlatore, che cantano “Romantica” con la versione classica di Rascel e con l’energia di Tony Dallara!

E infine il settimo uomo, lontano che sale: è Domenico Modugno, che cantava appunto “Libero voglio vivere come rondine che non vuol tornare al nido, libero voglio andarmene.. corre la vela mia, corre per il suo mare chi la può mai fermare, naviga, scivola col vento va verso la libertà”!

Ma facciamo attenzione a questa libertà, come ci dice il Quartetto Cetra nella parodia: “ma come, una rondine torna sempre al proprio nido!”

Insomma, c’è tanto materiale che fa pensare, cantare e scegliere di vivere ogni alba!

Con l’arte, la bellezza (e la montagna) che ti elevano. Anche a Dio. Buon sentiero!

«Dov’è la vostra fede?»

rembrandt-la-tempesta-sedataOggi la liturgia ambrosiana ci propone un brano del Vangelo di Luca, quello della tempesta sedata, che tutti  conoscerete. In breve … Gesù sale su una barca con i suoi discepoli per passare all’altra riva del lago. Mentre sono al largo, Gesù si addormenta e scoppia una tempesta di vento sul lago. I discepoli, sentendosi perduti, lo svegliano.

Devo confessare che ho sempre guardato con aria di sufficienza questi discepoli per il loro atteggiamento. Ma come, Gesù è lì sulla barca con voi; ragionate, se la barca va a picco, insieme a voi affonderà anche Gesù: vi pare un finale probabile?
Eppure quante volte mi è capitato di essere lì a scuoterlo: “Ehi, sveglia! Non vedi che sto  raschiando il fondo! Avevi detto che saresti stato con me, l’avevi promesso; ed ora, stai dormendo!”
Ecco dove è la fede:
sapere che non potrò andare a fondo (o rimanere troppo a lungo sott’acqua) semplicemente perché andrebbe a fondo anche Lui e questo non solo è improbabile, è assolutamente
IMPOSSIBILE!

BADWAN. Autoritratti di una donna senza velo.

L’artista palestinese arrestata perché indossava un berretto colorato, dopo il rilascio si è auto-reclusa in casa per fotografare il suo isolamento. Puntuale come un sano appetito: ecco l’appuntamento con l’arte proposto dalla nostra Lidia.

nidaa1nidaa2EMANUELA ZUCCALÀ

La luce, obliqua e avara, filtra da una finestra troppo piccola, riuscendo a sfiorare appena gli oggetti sparsi per una stanza di tre metri per tre: una chitarra, ceste di frutta, una macchina da scrivere e una per cucire, disegni infantili appesi alla parete. E lei, la protagonista della scena dal volto semioscurato, posa con gesti morbidi nello spazio artificiale della prigione che s’è auto-inflitta per dimenticare quella vera, inespugnabile: la Striscia di Gaza.
L’artista palestinese Nidaa Badwan è nata ventinove anni fa ad Abu Dhabi ma da sempre abita qui, nella terra sigillata da Israele e dall’Egitto e soffocata dall’integralismo del partito islamico Continua a leggere